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Manifestazioni a Roma, dure le accuse al Governo

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"Abbiamo svuotato le scuole: questo è un risultato incontrovertibile che il ministro Moratti non potrà certo negare. Ed ora lo stesso ministro non dica più ai sindacati che non c’è ragione per protestare". La sintesi dello sciopero e delle manifestazioni di ieri "per il contratto, per un piano di investimenti, per una scuola pubblica di qualità" è tutta nell’intervento di Enrico Panini, segretario generale della Flc-Cgil: dal palco di Piazza Navona il leader del primo sindacato della scuola ha voluto mandare chiari segnali al Governo e al ministro Moratti: "l‘adesione enorme allo sciopero (secondo i sindacati le adesioni hanno superato quota il 70%, mentre il ancora Miur non si esprime n.d.r.) significa che il Paese non condivide la politica adottata dal governo sulla scuola, non ultimo l’annunciato taglio di 14mila insegnanti e 3mila Ata: tagli che servono a finanziare la riduzione delle tasse ai redditi più alti e che si traducono in costi aggiuntivi per le famiglie".
Ieri a Roma si sono ritrovati in decine di migliaia, rispondendo all’appello dei sindacati Confederali, anche per il rinnovo del contratto, scaduto da undici mesi per gli insegnanti e il personale non docente, e da ormai tre anni per dei dirigenti scolastici. "Il 3,5% contenuto nella Finanziaria – ha detto sempre Panini – non è adeguato a mantenere gli attuali contratti ai livelli minimi di inflazione: è questa la finanza creativa che ci prospetta il governo? Per i lavoratori questo che ci viene offerto è semplicemente un incubo".
Sulla riforma della scuola Panini è stato drastico: "Il disegno di legge abolisce la contrattazione e le Rsu, trasforma prestigiose associazioni professionali in uffici periferici del ministero. Questo progetto vìola la Costituzione: nella legge finanziaria non ci sono risorse per la scuola, ma norme che parlano solo ai furbi e agli evasori. Questa finanziaria è una dichiarazione di guerra contro la scuola pubblica".

Drastico anche il giudizio di Anna Maria Furlan, segretaria confederale della Cisl, secondo la quale quella prospettata nella Finanziaria "non è una riforma, ma una manovra fatta solo di tagli al personale". Furlan ha ricordato al governo che "su queste cose il sindacato si è mobilitato facendosi interprete del disagio generale, perché rappresenta il paese reale". Secondo la sindacalista della Cisl chi ci governa sta cercando di introdurre una "visione sempre più mercantile del sapere e della scuola, considerata ormai luogo di selezione. Il Governo deve cambiare l’agenda delle sue priorità: lo ribadiremo nello sciopero generale del 30 novembre. Si confermano i tagli agli organici con gravi conseguenze sui soggetti più deboli, come gli studenti portatoti di handicap. Si conferma l’assenza di investimenti. Qui non c’è riforma, ma solo tagli al personale".
Anche Luigi Angeletti ha voluto centrare il suo intervento sulla scuola come luogo selettivo: "la competitività – ha detto il leader della Uil – non si costruisce sui bassi salari e sul precariato, ma su una più alta conoscenza. La scuola non è una cosa qualunque da tagliare, ma un bene a cui aggiungere risorse perché è nella scuola che si formano i cittadini migliori: non tagli, dunque, ma investimenti. Occorre sin da subito affrontare il rinnovo dei contratti: la ripresa economica del paese non passa attraverso un impoverimento generalizzato del lavoro dipendente. Bisogna aumentare i redditi e ridurre le tasse non ai ricchi, ma al lavoro dipendente". Duro anche il giudizio di Angeletti sull’applicazione della devolution: "è insensato creare 20 sistemi scolastici diversi; la scuola pubblica è e rimane una, laica e repubblicana".

Soddisfatto anche Piero Bernocchi, leader dei Cobas, e capofila del secondo corteo che ieri si è snodato nella capitale, da piazza della Repubblica sino a piazza Venezia. "L’adesione complessiva alla protesta è stata veramente alta: se venisse confermata anche nei numero si tratterebbe del più grande sciopero della scuola italiana". Ieri sono scesi sul piede di guerra anche i giovani della sinistra: al termine della seconda manifestazione in almeno 200 si sono uniti a Cobas e Unicobas per improvvisare un sit-in davanti al ministero. "Vogliamo che le decisioni che riguardano studenti, ricercatori ed insegnanti" – ha detto Federico Tomasello, portavoce della rete studentesca "Sempre ribelli" – vengano prese anche ascoltando i diretti interessati. Non si possono fare certi calcoli sulle nostre spalle: per questo motivo abbiamo consegnato a funzionari del Ministero una serie di buste con delle fotocopie da mille euro: corrispondono simbolicamente ai soldi che sono stati sottratti negli ultimi anni alla scuola pubblica e al libero sapere per essere destinati alle spese militari. La nostra volontà era quella di continuare a marciare con il corteo partito da piazza Venezia fino a viale Trastevere, ma la polizia ci ha impedito di giungere direttamente sotto il Ministero".
La rete studentesca ha annunciato che per il 10 dicembre organizzerà azioni di protesta e manifestazioni in molte città italiane: "occuperemo diverse piazze – spiega Tomasello – anche per rivendicare l’illegalità dei brevetti e dei copyright. Chiederemo anche sconti per gli studenti che accedono ai prodotti culturali e a tutti i tipi di saperi".

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