Sui numeri della manovra di bilancio che dovrebbe essere approvata dal Senato nei prossimi giorni si scatena la guerra di tutti contro tutti: ognuno li legge, li interpreta e li comunica a modo rendendo molto difficile anche la stessa comprensione dei dati.
Fra Lega e Movimento 5 Stelle è scontro aperto.
Ad accendere il dibattito è stata la senatrice M5S Barbara Floridia, che ha denunciato presunti tagli per circa 900 milioni di euro alla scuola pubblica nel triennio 2026-2028. Una ricostruzione che la Lega respinge con decisione. Il deputato leghista Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione, parla di “falsità vergognose e inaccettabili”, citando il dossier del Servizio Bilancio della Camera che certificherebbe un incremento di 958 milioni di euro per il solo 2026.
Secondo Sasso, i dati dimostrano che non esistono tagli ma un aumento delle risorse, e accusa i pentastellati di “non saper leggere una tabella” o, peggio, di “mentire sapendo di mentire, offendendo l’intelligenza degli italiani”, con l’obiettivo di screditare l’operato del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
La replica di Barbara Floridia, del M5s, non si è fatta attendere. La senatrice definisce “tendenziosa” la nota del Ministero dell’Istruzione, sostenendo che il Governo guarderebbe solo al dato del 2026 per “nascondere la riduzione progressiva delle risorse” negli anni successivi. A suo avviso, inoltre, le somme indicate per il 2026 non rappresenterebbero nuovi fondi, ma spesa corrente già prevista per supplenze e necessità ordinarie. Floridia critica anche l’introduzione di bonus per le scuole private e ricorda i tagli di organico della precedente manovra, che avrebbero portato alla riduzione di quasi 7.000 posti. La senatrice si dice infine pronta a un confronto pubblico con il ministro Valditara “su qualsiasi tema che riguarda la scuola pubblica”.
L’ufficio stampa del M5S è ancora più duro: “Giuseppe Valditara continua a fare il gioco delle tre carte sulla pelle della scuola pubblica. Al di là delle acrobazie lessicali le tabelle di bilancio parlano chiaro: nei prossimi anni le risorse per la scuola pubblica diminuiscono. Punto. E su questo non ci piove. Spacciare come investimento strutturale ciò che è concentrato in un solo anno, rinviando tutto il resto a promesse future e contratti non ancora finanziati, è propaganda, non politica dell’istruzione. La scuola ha bisogno di certezze, non di note autoassolutorie”.
Sulla stessa linea della Lega interviene anche la deputata Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Istruzione, che dopo Floridia prende di mira un altro esponente M5S, Luca Pirondini, parlando di “un altro grillino che non sa leggere le tabelle ministeriali o dice fandonie ai cittadini per il puro gusto di attaccare il Governo”. Secondo Latini, polemiche di questo tipo non aiutano studenti e sistema scolastico.
A fare chiarezza, almeno nelle intenzioni dell’esecutivo, è una nota ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il dicastero precisa che il disegno di legge di bilancio non prevede tagli, ma un incremento delle risorse: per il 2026 sono autorizzate spese finali pari a circa 57,9 miliardi di euro, con un aumento complessivo di 959,8 milioni rispetto alla legge di bilancio 2025. La quota destinata alla scuola salirebbe così al 6,3% della spesa finale dello Stato, contro il 6,2% dell’anno precedente. Dati che, sottolinea il Ministero, sono consultabili nel dossier degli Uffici studi di Camera e Senato.
Per comprendere come stanno davvero le cose è necessario leggere accuratamente la Tabella 7 allegata alla legge di bilancio, quella che in cui sono elencate con precisione millimetrica tutte le spese relative al sistema scolastico.
Ma si tratta di una tabella di alcune centinaia di pagine di non agevole lettura: bisogna studiarla attentamente per capire come stiano davvero le cose.