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Maternità, tornano i contributi per l’infanzia al posto del congedo parentale

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Dal 1° febbraio scorso, per le madri lavoratrici è possibile presentare nuovamente domanda per richiedere il contributo per il servizio di baby-sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, invece di fruire del congedo parentale.

Si tratta di una misura introdotta in via sperimentale per gli anni 2013-2015, riproposta dall’ultima legge di stabilità anche per il 2016 nel limite di uno stanziamento di 20 milioni di euro.

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Possono presentare la domanda le madri lavoratrici aventi diritto al congedo parentale, dipendenti di amministrazioni pubbliche (quindi anche le dipendenti della scuola) o di privati datori di lavoro, oppure iscritte alla gestione separata che, al momento della domanda, siano ancora negli undici mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio.

 

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Sono ammesse alla presentazione della domanda anche le lavoratrici che abbiano già usufruito in parte del congedo parentale. In tal caso, il contributo potrà essere richiesto per un numero di mesi pari ai mesi di congedo parentale non ancora usufruiti, con conseguente riduzione di altrettante mensilità di congedo parentale; non è possibile richiedere il contributo per frazioni di mese.

Il contributo è pari ad un importo massimo di 600,00 euro mensili ed è erogato per un periodo massimo di sei mesi, solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione di altrettanti mesi di congedo parentale ai quali la lavoratrice, di conseguenza, rinuncia.

La domanda va presentata esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Inps o attraverso i Patronati.

Il termine ultimo è il 31 dicembre 2016 o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento dei suddetti 20 milioni di euro.

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