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Maturità 2022. Un ex dirigente: sì alla seconda prova o avremo una generazione di panda

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Riceviamo e pubblichiamo da Antonino Petrolino, studioso di problematiche della Scuola ed ex dirigente scolastico.

Premetto di non essere affatto convinto che l’emergenza sanitaria sia ormai alle spalle: ed anzi di temere che l’ansia di riaprire tutto e subito costituisca una pericolosa premessa per nuove fiammate. Anche da quel poco che abbiamo appreso dall’esperienza di questi due anni difficili, sappiamo che le mutazioni sono tanto più probabili – e potenzialmente temibili – quanto più si dà agio al virus di circolare e replicarsi.

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Detto questo, trovo contraddittorio che – mentre da un lato si spinge per riaprire tutto, compresi quei luoghi da incubo che sono le discoteche – dall’altro ci si stracci le vesti per la (finta) reintroduzione della seconda prova scritta alla maturità. Ci vuole gradualità, perbacco! Poveri ragazzi, dopo due anni di scuola a singhiozzo, non si può chieder loro, non solo di far l’esame, ma di farlo con due scritti!

E allora due considerazioni, entrambe politicamente scorrette: ma qualcuno deve pur dire quando il re è nudo. La prima: una prova scelta da una commissione di docenti interni è, nella migliore delle ipotesi, il giusto mix fra l’esigenza che una prova ci sia e la sua graduazione in funzione di quel che è stato effettivamente fatto. Avrei capito se la prova fosse stata – come in teoria dovrebbe essere – nazionale: ma così … Per non dire quel che tutti pensiamo e che nessuno dice: che in troppi casi quella prova sarà nota in anticipo agli interessati, per canali neppure tanto misteriosi.

La seconda: da che mondo è mondo, il carattere si forma attraverso le prove e non esistono scorciatoie per capire se un giovane è pronto per assumere responsabilità di adulto se non metterlo appunto alla prova. L’esame serve “anche” a misurare conoscenze e competenze, ma in misura non secondaria a spingere il candidato a far vedere di che cosa è capace. A forza di metterli al riparo, i poveri bimbi, da ogni pur minimo sforzo e rischio, rischiamo di buttarli nel mondo privi di difese, prima di tutto caratteriali. E non ci sono vaccini contro il virus dell’ignoranza e della mancanza di carattere: è una generazione di panda quella che vogliamo allevare? Pensiamoci tutti, prima di aprire la bocca e dare fiato.