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10.09.2025

Riforma maturità 2026, bocciatura senza orale, commissioni e formazione: il parere dei presidi

Redazione

La riforma dell’esame di Maturità è ormai realtà. Alcuni cambiamenti della struttura, già a partire dalla denominazione (appunto esame di Maturità e non più esame di Stato) hanno fatto commentare dirigenti, docenti e studenti. Dalla bocciatura per chi non fa scena muta all’orale alle quattro materie scelte dal Ministero, fino alla riduzione delle commissioni. Nel corso della diretta della Tecnica risponde live abbiamo sentito il parere di Cristina Costarelli, presidente Associazione Nazionale Presidi del Lazio e dirigente scolastica:

“Siamo contenti del fatto che quantomeno arriviamo con un importante anticipo rispetto a giugno, quindi abbiamo anche il tempo per ragionare, per metabolizzare i cambiamenti. Bocciatura per chi fa scena muta all’orale, i presidi sono d’accordo? Noi abbiamo manifestato fin da quando si sono verificati questi episodi quest’anno, ma si è verificato anche negli anni scorsi questo aspetto, del fare scena muta o del contestare delle situazioni all’esame. L’esame è una prova di maturità, prima di Stato, ma è una prova che chiude formalmente un percorso di formazione e dà la possibilità di acquisire un titolo di studio che poi si spende in situazioni formalmente individuate, è un titolo di studio che ha una validità importante e quindi come per un concorso pubblico, stessa misura per un esame, deve essere svolto in tutte le sue parti, poi si può fare meno o più bene, come si riesce a fare. Ma assolutamente la struttura dell’esame deve essere osservata e rispettata e che adesso sia scritto esplicitamente nero su bianco, ci fa sicuramente piacere.

Questo non vuol dire, e ci tengo a sottolinearlo soprattutto da dirigente scolastico, non ascoltare gli studenti. Ci sono spazi nella scuola, ci sono spazi attraverso le rappresentanze, ci sono momenti, ma veramente tanti, in cui si può parlare e si possono affrontare con gli studenti le problematiche della scuola anche in forma critica. Quello che noi diciamo, questo a nome dei miei colleghi dirigenti, è che non è il momento giusto per farlo l’esame di stato.

Stop al documento all’orale

“Lo vedo come un passaggio avanti in modo netto. Il documento, che possiamo ricordare è comparso nell’esame di stato dal 2019, quindi sono relativamente pochi anni, nasceva con una volontà positiva di essere uno strumento per consentire allo studente di dimostrare la sua capacità di maneggiare i contenuti, di saperli connettere, di poter esprimere delle connessioni interdisciplinari partendo da un documento che poteva essere un testo, una tabella, un’immagine e quello che poi la commissione poteva decidere nell’ambito di questi materiali. Cosa abbiamo osservato? La realtà è stata tutt’altra, perché che cosa è successo nell’esame? Il partire da questo documento, cosa diventava nella realtà? Uno sforzo di connettere con fatica tutte le discipline a questo materiale.

Quindi, anziché al contrario essere lo spunto per aprire, diventava il materiale su cui si andava a chiudere l’esame e non poche volte abbiamo ascoltato studenti che hanno forzatamente collegato ad un documento magari l’unico argomento che avevano studiato di una disciplina e si verificava facilmente perché poi se il commissario faceva qualche domanda di approfondimento lo studente immediatamente si fermava. Quindi, pur essendo nato con un obiettivo alto, nella pratica era diventata è diventata una forzatura estrema in cui gli studenti cercavano di appigliarsi anche ad una parola, andavano a incastrarsi a dei percorsi su qualche progetto che avevano sviluppato.

Quindi negli ultimi anni questo fine è stato completamente stravolto e spostato. Adesso il discorso di togliere questo spunto del documento e di parlare di un esame, un colloquio, perché non è un esame, è un colloquio che fa parte dell’esame, è uno dei momenti dell’esame in forma, più libera, più aperta, diminuendo da un lato le discipline, è un aspetto che trovo positivo perché significa diminuire la quantità in senso generale delle discipline da studiare che permette di approfondire le discipline stesse in modo libero”.

Commissioni, compensi e formazione

“Ricordiamo che i compensi sono fermi al 2007, quindi diciamo che oggi nel 2025, il mese scorso, abbiamo visto noi presidenti e commissari la retribuzione del nostro incarico di esame di Stato che appunto è rimasta la stessa dal 2007, va da sé che dal 2007 ad oggi siamo a quasi 20 anni e il valore e il costo e l’inflazione siano aumentati e sensibilmente, però, il fatto da evidenziare, che si riducono in collegamento con le materie, per cui quattro discipline, quattro commissari o uno per disciplina più il presidente, ma l’aspetto positivo e particolare proprio quello della formazione che trovo veramente importante, perché ci siamo trovati in situazioni in cui i commissari arrivano all’esame senza aver ben chiaro cosa si debba richiedere, come debba essere impostato l’esame. Banalmente, in questi anni con il famoso documento cosa succedeva? Che spesso il colloquio diventava un monologo, cioè alcune commissioni interpretavano il discorso del dei collegamenti, del partire dallo spunto e poi autonomamente collegare le discipline come veramente un monologo in cui lo studente faceva questa carrellata più o meno approfondita e quasi il docente aveva paura di fare la domanda.

Ci sono delle dinamiche importanti di cui i commissari devono essere pienamente consapevoli. La riduzione, è chiaro, va in parallelo con la riduzione delle discipline, è importante che i commissari, presidenti, tutti coloro che sono chiamati a mettere in opera in alto il momento dell’esame siano adeguatamente formati, perché abbiamo visto negli ultimi anni sicuramente delle interpretazioni che non erano in linea con quello che poi l’esame richiede dal punto di vista normativo”.

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