Breaking News
06.08.2025

Meglio la scuola di una volta? Un docente: “Ora non è così diverso. I più ignoranti? Gli over 50, non sono stati quindi ben formati”

Spesso si dice, soprattutto sui social, che la scuola di una volta è meglio di quella di oggi, che bisognerebbe tornare alla didattica di sessant’anni fa. Ma siamo sicuri che il sistema scolastico attuale sia davvero peggiore e soprattutto diverso?

La scuola progressista esiste davvero?

Il docente e scrittore Roberto Contessi, su Il Corriere della Sera, ha espresso il suo pensiero: a suo avviso siamo fermi ai metodi del passato, almeno per quanto riguarda lezioni, compiti, interrogazioni. Ecco il suo intervento per intero:

“Più e più volte ritorna nella discussione intorno ai mali della scuola italiana, la tesi secondo la quale a partire dagli anni Sessanta e Settanta si sarebbe diffuso tra i docenti di ogni grado scolastico un metodo di insegnamento, definito ‘progressista’, che si sarebbe concentrato sulle attività pratiche più che su quelle teoriche. Fa parte di questa narrazione, la tesi secondo la quale le aule delle scuole elementari, medie e superiori si sarebbero riempite di maestri e docenti portatori del verbo di un prete toscano, Lorenzo Milani, e di uno studioso campano, Tullio De Mauro, che avrebbero indotto a trasformare l’istruzione in una diffusione di tecniche pratiche e di attività di apprendimento collettivo, con il risultato nefasto di abbassare le capacità astrattive dei ragazzi e tollerare comportamenti di ribellione, in una sorta di permissivismo e buonismo generalizzato.

Se le cose stessero così, i sostenitori di questa tesi auspicano il ritorno di un apprendimento dagli aspetti teorici e astratti più spiccati, condotto, se possibile, attraverso la centralità delle ore di lezione svolte in classe, o, al massimo, in un laboratorio scolastico. Insomma, bisognerebbe mettere al bando i fronzoli di metodi di apprendimento partecipato (qualsiasi cosa questa espressione voglia dire), restituendo dignità al maestro o al professore in cattedra. In sostanza, il metodo aureo sarebbe: libro, appunti, spiegazione, studio a casa, interrogazione o verifica scritta. Agli eventuali studenti ribelli, oppure a disagio, bisogna applicare strumenti di contenzione: note disciplinari, uso del voto di condotta come strumento di controllo, prova orale obbligatoria all’Esame di Stato.

La debolezza di questa narrazione sta nel fatto che il sistema scolastico italiano si è sempre fondato, in linea di massima, sulla centralità delle nozioni teoriche e sul metodo spiegazione-studio-interrogazione. Ecco perché questa narrazione è una montatura. E’ ben vero che, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, alcuni docenti o studiosi di pedagogia hanno proposto e sperimentato tecniche di insegnamento alternativo, che, se vogliamo, possiamo anche definire ‘progressiste’: ma tali tecniche non si sono mai diffuse. Mai. I libri che le sostenevano sono spesso il racconto di felici avventure, che di tanto in tanto sono state applicate prendendo una cosa qua e una cosa là, ma, come hanno sempre confermato tutte le sacrosante indagini concrete come la Timss, oppure le indagini sostenute dalla Fondazione Agnelli o anche dallo stesso Ministero competente, non tanto i maestri di scuola elementare, ma soprattutto i docenti di scuola media e superiore non si sono mai mossi dal metodo cui loro stessi erano stati sottoposti nella loro adolescenza. L’effetto ‘imprinting’, quello che evidenziò molto bene Konrad Lorenz con le sue paperelle, è il migliore sistema di apprendimento possibile. Io imparo imitando quello che fa la mia guida: e se la mia professoressa insegna grosso modo come insegnava la professoressa dei miei genitori e dei miei nonni, tutti ci ritroviamo nello stesso metodo, parliamo la stessa lingua, usiamo lo stesso codice.

Quindi è una grossa montatura sostenere che la scuola sia stata invasa da un sistema di insegnamento ‘progressista’, perché non è il dato storico rilevabile. Nessuna statistica si può portare a supporto, se escludiamo alcune scuole o alcuni istituti dello Stivale che godono storicamente di una tradizione di qualità e che hanno mantenuto tale tradizione pur modificando parzialmente la didattica. Ma quello è un altro discorso: sono isole felici.

La differenza tra documenti, intenti e realtà

Ogni montatura, però, è costruita con uno scopo. In questo caso, il fine è quello di addossare i mali della scuola del 2025 ad una supposta rivoluzione di mentalità accaduta intorno a dei libri e a delle comunità di docenti che vi hanno creduto, pur se quelle comunità sono rimaste chiuse e non si sono diffuse, purtroppo o per fortuna. A pensare bene e senza malizia, chi sostiene questa montatura è un ingenuo, vittima di un inganno. Molti insegnanti e anche molte riforme della scuola in effetti hanno lasciato la facoltà di poter insegnare in modo ‘progressista’. I docenti sono bravi, e lo so bene io per primo, ad affermare sulla carta qualcosa e, invece, a fare ben altro in classe: compilare una bella proclamazione di intenti ad inizio anno, spesso ha un valore solo burocratico, e non indica un mutamento di metodo. Se quegli intenti non vengono applicati, la dichiarazione può dare l’impressione che stia cambiando qualcosa, mentre nella sostanza nulla è diverso. A pensar male e con un po’ di malizia, ogni narrazione che esprime una montatura, secondo una brillante intuizione dello storico Marc Bloch, è una ‘propaganda’, cioè serve a deresponsabilizzare una comunità, addossando la croce ad alcuni maestri, appunto i citati Lorenzo Milani e Tullio de Mauro, per invitare tutti a fare un bagno di sano realismo. A quel punto, don Milani e De Mauro, sono presi e strumentalizzati, immaginando un Eden scolastico prima del loro arrivo.

Attenzione però: non esiste una medicina che, con uno schiocco di dita, risolva la debolezza culturale di una parte dei giovani e degli adulti del nostro Paese, debolezza che è sotto gli occhi di tutti. Inoltre, abbiamo oggi una certezza quantitativa che di nuovo smentisce la propaganda: nel 2025 la parte culturalmente più debole della popolazione è proprio quella adulta over 50, che dunque non è stata bene formata dalla scuola dei bei tempi andati. Quella scuola aveva il grosso limite di abbandonare al loro destino i suoi studenti: i pochi forti erano promossi, i tanti deboli erano bocciati. Oggi non possiamo più permetterci lo stesso errore”.

LEGGI ANCHE: Massimo Ghini: “Vengo da una scuola nozionistica in cui però ci facevano studiare, i miei figli non sono preparati”

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate