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14.10.2026
Aggiornato alle 11:04

Mensa negata agli studenti che non pagano, il Comune chiede ai docenti di fare la “spia”. Ma è legittimo? La risposta dell’esperto

Mensa scolastica

Una circolare del Comune di Biella, protocollata il 23 settembre e rivolta ai dirigenti delle scuole primarie, chiede la collaborazione del personale per controllare gli accessi alla mensa e avvisare le famiglie dei bambini con rette non pagate. Sulla vicenda sono arrivate le reazioni della politica e un’interrogazione al ministro Valditara. A tal riguardo, abbiamo chiesto all’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico, se tutto ciò sia legittimo o meno.

Che cosa chiede la circolare

Secondo quanto riportato da Repubblica, il documento richiede la collaborazione del personale ausiliario e insegnante: se un alunno risulta figlio di genitori morosi, la famiglia va contattata perché venga a riprenderlo. Il Comune spiega la richiesta con “un motivo di equità nei confronti della cittadinanza biellese”, sulla quale grava, tramite la contribuzione fiscale, il mancato introito di un servizio a domanda individuale come la mensa. Per Roberta Cimma, della segreteria provinciale di Sinistra Italiana-Avs, gli insegnanti non possono essere trasformati in “uno strumento di controllo delle posizioni economiche delle famiglie”, né diventare “esattori per conto del Comune”.

Il caso del docente senza pasto

Tra gli insegnanti che si sono rifiutati di segnalare c’è anche un dirigente locale di Avs. Dopo le sue prese di posizione sui social, racconta, gli sarebbe stato negato il pranzo che nelle settimane scorse aveva regolarmente ricevuto, con la motivazione che non risultava “in bolla” e che il suo nome era “cancellato”. L’insegnante afferma di aver comunque garantito il pasto agli alunni non in regola con le rette e precisa che i fatti sono avvenuti davanti a colleghe e a decine di bambini. Aggiunge però di non sapere se si tratti di una conseguenza del suo rifiuto, o se dipenda dal fatto di essere vegetariano. Il consigliere regionale di FdI Davide Zappalà ha definito “omertosi” gli insegnanti che non collaborano, invitando a non “istigare all’ignavia” i colleghi che, a suo dire, hanno un “senso civico più sviluppato”.

L’interrogazione al ministro

Avs ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. La deputata Elisabetta Piccolotti parla di “clima di continua intimidazione politica” nei confronti dei docenti, ritenendo che i colleghi abbiano “solo fatto il loro dovere”. Chiede se il ministro intenda intervenire per ripristinare la regolare fornitura dei pasti a tutti gli insegnanti, anche a chi non vuole operare per conto delle istituzioni comunali nel recupero dei crediti. Pare che in alcune scuole i figli dei morosi abbiano ricevuto pane e acqua per non lasciarli a digiuno.

Il parere dell’avvocato Dino Caudullo

Dunque, il Comune può chiedere quanto citato nella circolare? Secondo l’avvocato Caudullo la risposta è negativa: “A mio parere il Comune non può chiedere ai docenti di controllare se le famiglie sono o meno in regola con il pagamento degli oneri per il servizio mensa ed eventualmente segnalarlo. Si tratta di attività che non rientrano in alcun modo nelle mansioni ed obblighi contrattuali del personale docente e, in ogni caso, il Comune non ha alcuna competenza nell’assegnare incombenze al personale della scuola statale che risponde solo al suo datore di lavoro, ossia il Ministero per il tramite del Dirigente scolastico”.

E, quindi, sarebbe corretto lasciare i bambini senza pasto? Ecco cosa dice l’esperto: “A mio parere non solo non è corretto lasciare i bambini senza servizio mensa nel caso di mancato pagamento della retta da parte delle famiglie, ma è quantomeno disumano. Ci sono rimedi legali e più civili per perseguire i morosi. Il Comune può infatti rivalersi sulle famiglie che non dovessero risultare in regola con gli strumenti e le azioni legali previsti dall’ordinamento”.

In conclusione, l’avvocato precisa: “Nessuno all’infuori del datore di lavoro (Ministero e/o Dirigente scolastico) può sollecitare o richiedere alcunché ai docenti che non si dovessero rendere disponibili a questa iniziativa. Sarebbe un’indebita ingerenza e i docenti dovrebbero segnalarla all’amministrazione scolastica ed eventualmente all’autorità giudiziaria per le eventuali ipotesi di illecito che un intervento esterno di tal genere potrebbe configurare, anche in base alle modalità in cui viene posto in essere”.

In foto, l’avvocato Dino Caudullo.

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