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06.11.2026

Mensa scolastica, la famiglia non ha pagato 38 euro, bimba di 9 anni esclusa: la scuola chiama i genitori per venirla a prendere

Mensa scolastica

Una bimba di nove anni appartenente, secondo le prime informazioni, ad famiglia disagiata di Taranto, è stata esclusa dalla mensa scolastica a causa di un presunto debito pregresso di 12 euro. Lo riporta Il Corriere della Sera.

È quanto contesta con una formale diffida inviata al Comune ionico per conto dei genitori della bambina. Peraltro, il pagamento del presunto debito di 12 euro non sarebbe mai stato preteso dal Comune. Da qui la richiesta dell’immediato ripristino della somministrazione dei pasti della mensa scolastica a favore della bimba.

Come riporta Taranto Today, la sorpresa è arrivata quando la scuola ha informato il padre che il nominativo della figlia non figurava tra quelli degli alunni ammessi al servizio. Senza il pasto, la bambina non avrebbe potuto trattenersi per il normale orario scolastico. Il genitore è stato quindi costretto ad andare a prenderla anticipatamente. Inizialmente, riferisce, gli sarebbe stato contestato un importo di 12,80 euro. Successivamente, attraverso una risposta ufficiale trasmessa il 3 novembre, gli uffici hanno quantificato il debito in 38,40 euro, precisando che soltanto dopo il pagamento sarebbe stato possibile convalidare l’iscrizione.

Lo studio legale fa presente che “la mensa scolastica – in particolare nelle scuole a tempo pieno – non è un servizio pubblico a domanda individuale meramente accessorio, bensì un momento essenziale e integrante del percorso formativo, didattico e del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito. L’interruzione del pasto nei confronti di un minore configura una grave violazione della sua dignità personale, del principio di uguaglianza e del superiore interesse del fanciullo (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia), esponendolo a una traumatica ed inaccettabile discriminazione ed emarginazione davanti ai propri compagni di classe. Si confida nella risoluzione immediata di tale criticità, non escludendo la possibilità di adire in Tribunale in via d’urgenza per il ripristino del diritto negato”.

È emerso inoltre che, trattandosi di scuola a tempo pieno, i genitori della piccola sono costretti ad andarla a prendere all’ora di pranzo, farla mangiare a casa e poi a riportarla in classe. Sul caso si sofferma l’assessora ai Servizi sociali, Sabrina Lincesso: “Non conosco la vicenda che andrebbe approfondita, anche perché per le famiglie a basso reddito è prevista l’esenzione dalla retta. Senza entrare nel merito della vicenda, occorre fare attenzione, anche perché vi sono anche casi di famiglie che risultano poco abbienti ma che ricevono sussidi di entità non trascurabile”.

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