Breaking News
22.12.2025

Mercato del lavoro in continua evoluzione, cosa può fare la scuola per stare al passo?

Dino Galuppi

Quello che aspetta i giovani studenti che termineranno a breve il loro percorso di studi è un mercato del lavoro in continua e rapida evoluzione.

Un dato su tutti deve far riflettere: già dal 2026 il 30% delle attività di routine sarà automatizzato dall’IA, mentre quasi il 60% dei lavoratori dovrà riqualificarsi entro il 2027.

Un mercato del lavoro in rapida evoluzione, le nuove professioni basate su IA e sostenibilità

Non parliamo quindi di rivoluzione del mercato del lavoro del futuro ma stravolgimenti che avverranno già nei prossimi due anni.

Il mondo del lavoro sta vivendo la trasformazione più rapida degli ultimi decenni I dati emergono da World Economic Forum (2025) e devono far riflettere scuola e istituzioni.

Diventa sempre più complicato per un ragazzo che frequenta le superiori pensare a quale possa essere la sua professione se consideriamo quanto queste stanno cambiando rapidamente.

L’IA generativa ridisegna processi e ruoli nelle aziende e nelle PA, mentre tensioni geopolitiche, rischi climatici e costi di trasporto spingono le imprese verso modelli di nearshoring (strategia aziendale che consiste nel delocalizzare produzione o servizi in Paesi geograficamente vicini alla nazione d’origine) e multisourcing (strategia di approvvigionamento in cui un’azienda utilizza più fornitori per gli stessi beni o servizi, invece di dipendere da uno solo). Infatti, la sostenibilità diventa un driver competitivo centrale: l’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che l’economia verde genererà 14 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2026 in ruoli quali climate risk analyst, circular economy designer e ESG reporting specialist(fonte Il giornale delle PMI).

I principali effetti del cambiamento dell’occupazione

Vediamo quali sono i principali aspetti che stanno cambiando l’occupazione.

L’automazione trasformerà radicalmente l’occupazione: entro il 2026, 85 milioni di ruoli spariranno, ma emergeranno altri lavori in ambiti come IA, dati, cybersecurity e green innovation.

Questo radicale cambiamento porterà ad effetti da non trascurare, primo su tutti il gap formativo che sarà sempre più evidente. Si parla addirittura che otto aziende su dieci avranno difficoltà a trovare le professionalità richieste. Il ManpowerGroup (2025) registra una carenza di talenti in settori specifici, che raggiunge il massimo storico del 78%.

Dall’altro lato in questi settori in evoluzione e forte crescita i salari subiranno rialzi fino al 20% in più.

Secondo il Salary and Career TrendsReport 2026 della Rome Business School le aziende assumeranno infatti sempre più in base alle competenze e non più ai titoli formali.La figura maggiormente ricercata sarà quella del professionista capace di integrare alfabetizzazione nell’IA, consapevolezza etica, competenza interculturale e adattabilità. Non solo, il LinkedIn Global Talent Report (2025) evidenzia che l’84% dei datori di lavoro fatica a trovare professionisti con la combinazione di competenze adeguate, non solo tecniche ma anche comportamentali e cognitive, come adattabilità, problem solving, giudizio etico e comunicazione interculturale.

Le competenze più richieste del 2026:

Sempre secondo il World Economic Forum (2025), oltre il 60% delle aziende oggi privilegia competenze trasferibili rispetto ai titoli tradizionali. Parliamo di adattabilità, fluenza digitale e giudizio etico che assumono già ora un valore superiore rispetto ai percorsi formali o alle job title di provenienza.

Anche altre ricerche, come ad esempio, quella di LinkedIn il famoso social dei professionisti e Deloitte tra le aziende più famose di consulenza (2025) confermano la grande richiesta del mercato di persone in grado di apprendere rapidamente, di saper gestire la complessità, di saper collaborare in contesti multiculturali e integrare la tecnologia nei processi quotidiani

Conoscenze come la data interpretation e la cybersecurity awareness saranno skills che faranno la differenza nella selezione del personale da assumere.

Il professionista dei prossimi anni “future-ready” dovrà padroneggiare l’integrazione tra digital , responsabilità etica e capacità umane, i professionisti del futuro saranno quelli capaci di supervisionare l’IA, verificarne gli output e sfruttarne il potenziale strategico.

Cambia di conseguenza anche la leadership che passa da un modello autoritario ad uno collaborativo basato sulla fiducia nei confronti dei collaboratori, sicurezza psicologica e capacità di guidare un team nel cambiamento continuo richiesto.

Cosa può fare la scuola per stare al passo?

Considerando l’età media delle skill acquisiti di tre anni è un’impresa ardua per la scuola stare al passo con questa evoluzione così veloce del mercato del lavoro.

Sembra un controsenso ed in parte lo è, la scuola dovrebbe essere in grado di formare i professionisti del futuro ma questo oggi che il futuro non si conosce e forse si capisce appena cosa sarà richiesto dalle aziende i prossimi due anni,la scuola può solo cercare di lavorare per creare negli studenti basi solide su cui gli stessi studenti potranno montare i mattoncini necessari al loro percorso professionale. Basi solide, capacità di gestire la complessità, insegnare gli studenti ad essere flessibili, imparare a navigare anche fuori dagli schemi, farli crescere sulle soft skills.

Altro aspetto su cui la scuola può lavorare fin da subito è far entrare l’IA nella didattica, da applicare in logica personalizzata secondo il percorso di studi ma va assolutamente introdotta.

Una mano in questa direzione la danno gli ITS, con elevato tasso di occupazione che supera l’80%. Un elemento centrale e distintivo della didattica di questi percorsi è l’attività laboratoriale e la pratica svolta direttamente presso le aziende che collaborano con l’ITS stesso. Da non trascurare il fatto che i docenti provengono direttamente dal mondo del lavoro, che assicurano quindi una formazione mirata allo sviluppo delle competenze professionali più richieste dal mercato. Un ruolo fondamentale questo del tirocinio in azienda, che copre almeno il 35% del monte ore complessivo e consente agli studenti di maturare un’esperienza concreta all’interno dei contesti lavorativi. Stare dentro le aziende vuol dire sentire l’odore della rivoluzione dei ruoli professionali e riuscire a seguirne la strada sarà più semplice.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate