La morte di Youssef Abanoub, ucciso a coltellate da un compagno di scuola in un istituto superiore di La Spezia, ha mostrato con brutalità come la violenza armata tra adolescenti non sia più un’emergenza locale, né confinata a specifiche realtà urbane. Portare un coltello a scuola non è più un gesto eccezionale, ma un’abitudine che attraversa territori, ceti sociali e contesti educativi diversi. L’idea che il fenomeno riguardi solo le periferie più fragili è ormai smentita dai fatti: l’arma entra in aula, rompe il patto di sicurezza e trasforma un luogo di formazione in uno spazio di paura.
A Napoli il problema è emerso da tempo e ha costretto le istituzioni a intervenire con misure straordinarie. In diversi quartieri, dalle aree centrali a quelle periferiche, sono stati rafforzati i controlli agli ingressi delle scuole, con pattuglie, metal detector e unità cinofile. “Da quasi un anno è in corso un piano mirato per impedire l’introduzione di coltelli negli istituti scolastici”, spiega il prefetto Michele di Bari, come riporta il Corriere, che sottolinea come l’azione repressiva, da sola, non possa essere risolutiva. Accanto ai controlli, resta centrale il lavoro educativo: parlare con i ragazzi, smontare l’illusione che un’arma possa conferire rispetto o autorevolezza, ricostruire una gerarchia di valori oggi spesso assente.
Negli ultimi mesi i casi si sono moltiplicati: coltelli trovati nei bagni, negli zaini, nelle tasche di studenti sempre più giovani, talvolta poco più che bambini. I dati delle forze dell’ordine parlano di decine di denunce e arresti solo nell’area napoletana, ma il numero reale è probabilmente più alto. Per molti dirigenti scolastici si tratta di una battaglia quotidiana. “La reperibilità delle armi è eccessiva e i social contribuiscono a trasformare il coltello in un simbolo di status”, denuncia una dirigente, che indica nelle famiglie il punto più fragile della catena educativa. I controlli possono arginare, ma non sostituire un’azione formativa condivisa. Anche l’annuncio del governo di voler limitare la vendita online delle armi da taglio viene letto come un passo necessario, ma insufficiente.