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Aggiornato il 19.01.2026
alle 15:29

Middle management all’italiana

Esiste una gerarchia di ruoli all’interno della scuola? Sì, no, forse. Possiamo anche “vedere” una struttura verticistica-piramidale presente all’interno di ogni scuola, ma si tratta di un sistema “all’italiana”. In realtà, per ora (nonostante le infinite “specializzazioni” e articolazioni professionali degli insegnanti) non vi è alcun rapporto di subordinazione tra i docenti. Vige ancor (fortunatamente) il principio dell’uguaglianza. Tutti i docenti sono uguali, non esistono docenti di livello superiore (giuridicamente riconosciuto). La struttura piramidale della scuola (se possiamo definirla in tal modo) è minima. Al vertice il Dirigente scolastico, sotto di lui i docenti. Non vi sono “riconosciuti” livelli gerarchici all’interno del Collegio docenti (ciò farebbe saltare i principi democratici su cui si basa il Collegio stesso).

Certo è che il Dirigente, da solo, non può mandare avanti l’attuale “azienda scolastica” (ci dispiace usare questo termine così “stridente”, ma ormai le scuole sono diventate, per lo più, aziende, forse aziende culturali), così complessa, ampia, mastodontica, labirintica, burocratica. Da qui la necessità di affidare compiti importanti (quali la vicepresidenza, la gestione e il controllo di succursali o le relazioni esterne alla scuola) a quei docenti (previa la loro accettazione) ritenuti dal Dirigente stesso competenti e idonei a ricoprire delicati ruoli di “collaborazione”. Si tratta però, in generale, di deleghe annuali che devono essere rinnovate (o no) di anno in anno.

Ovviamente tali incarichi “importanti” producono dei benefici economici (oltre lo stress e un indeterminato “surplus” di lavoro), non però così corposi e “pesanti” come dovrebbero. A fronte del lavoro svolto (frenetico, snervante, continuo e logorante) il compenso, nonostante la propaganda del Ministero, è minimo. Ecco allora la speranza, da parte degli affaticati “collaboratori” del Dirigente, che il prossimo rinnovo contrattuale della scuola 2025-2027 (chissà quando si concretizzerà) possa donare loro un’altra vita professionale e aprirgli le porte per una vera carriera professionale: passare da docenti con deleghe annualmente rinnovate a “paradirigenti” rivestiti di un ruolo specifico, dotati di poteri funzionali e premiati con uno stipendio adeguato.

Insomma, la finalità è quella di diventare, così si dice, una middle management (che triste dover ricorrere a lingue straniere!), una funzione operativa intermedia tra Dirigente e docenti, una figura giuridica ben precisa deputata a organizzare, controllare e gestire la scuola, una funzione quadro con chiari poteri gerarchici, abilitata ad impartire ordini a docenti e personale ATA (proprio come in un’azienda privata).

Ora, per un “vecchio” come me, ancora follemente desideroso (in modo anacronistico) di una scuola piccola (magari in ogni paese, anche in quelli più desolati), con poche classi e poco numerose, guidata, quasi come una famiglia, da un Preside-collega, il solo sentire tali proposte “moderne” mi fa piangere il cuore (efficienza, produttività, efficacia, soddisfazione del cliente: sarebbe questa una scuola pubblica?). Se però faccio mente locale sulle realtà scolastiche in cui vivo (e soffro), una realtà composta sostanzialmente da scuole enormi (a causa del famigerato dimensionamento) e sempre più difficili da governare, dove il Dirigente è “costretto” a delegare ad altri molte (a volte quasi tutte) delle sue funzioni (ovviamente a “stipendio” invariato), allora le mie contrarietà cominciano a vacillare.

Molti “collaboratori” (non tutti) lavorano duramente e continuamente, con passione e abnegazione; ricevono “solenni” complimenti e sperticati elogi (in genere più che meritati), ma la gratificazione economica rimane esigua (basterà quella morale?). Ho l’impressione che le organizzazioni sindacali non saranno favorevoli a “stabilizzare” giuridicamente una situazione ormai di fatto (e probabilmente irreversibile) e preferiranno rimanere in questo “fluido” meccanismo. Forse vorranno salvaguardare il principio di uguaglianza e democrazia tra i docenti o avranno il timore di perdere potere (come è avvenuto con i Dirigenti) qualora si formasse ufficialmente la categoria dei “Dirigenti intermedi” (diversa da quella dei docenti).

Del resto anch’io non sono abituato a prendere ordini da un collega promosso, permanentemente, ad altro ruolo e a più alto grado. Di solito sono sempre pronto ad ascoltare e seguire le indicazioni e i suggerimenti di un collega chiaramente più bravo o più esperto di me o che svolge, temporaneamente, un incarico organizzativo. Ma a questo punto della situazione bisognerà (per forza di cose), nella trattativa (prevedo lunga) sul contratto scuola 2024-2027, prendere in considerazione anche la possibilità di creare nella scuola una middle management (in italiano una “gestione intermedia”) e prendere atto dei molti cambiamenti (non sempre positivi) della scuola (o che la scuola ha subito) nel corso di questi anni (almeno un decennio o anche più). O no?

Andrea Ceriani

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