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26.01.2026

Minneapolis, sciopero generale e protesta di massa: la FLC CGIL esprime la propria solidarietà

Lara La Gatta

Una vasta mobilitazione sociale ha attraversato gli Stati Uniti alla fine di gennaio, portando in piazza decine di migliaia di persone contro le politiche repressive dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Al centro delle proteste, la denuncia delle violenze sistematiche compiute dagli agenti federali e l’impatto devastante che queste hanno sulle comunità, sui lavoratori e sul sistema educativo.

Il 23 gennaio 2026 – si legge in un comunicato della FLC CGIL – si è svolta a Minneapolis una manifestazione di protesta con decine di migliaia di cittadini del Minnesota che hanno marciato durante un’imponente sciopero generale. La marcia è stata sponsorizzata da una serie di organizzazioni, dalle federazioni sindacali ai gruppi religiosi; organizzazioni comunitarie come Black Lives Matter e Indivisible e gruppi pacifisti come Veterans for Peace e Jewish Voice for Peace. Una delle principali azioni di protesta si è concentrata sull’aeroporto, quasi un migliaio di dimostranti, tra cui membri del clero, hanno inscenato un’azione di disobbedienza civile sulla strada fuori dal terminal Delta. Mentre i religiosi cantavano e recitavano il Padre Nostro, la polizia in tenuta antisommossa ha arrestato almeno cento persone.”

Le ragioni dello sciopero

Lo sciopero generale è nato da una scelta condivisa di sindacati, organizzazioni e associazioni della società civile, unite dalla convinzione che non sia più possibile restare indifferenti di fronte all’escalation di violenza e intimidazione messa in atto dall’ICE in tutto il Paese.

Lo sciopero generale – continua il Sindacato – è stato proclamato perché sindacati, organizzazioni e società civile hanno deciso che non si può restare indifferenti al terrore che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) hanno scatenato in tutto il Paese e alla conta delle vittime che stanno causando, a partire dall’uccisione di una disarmata poetessa, Renee Good, fino alla morte, avvenuta sabato 24 gennaio, di Alex Pretti, un infermiere di terapia intensiva che ha perso la vita mentre difendeva una donna arrestata da agenti dell’ICE.”

La mobilitazione del mondo dell’istruzione

Un ruolo centrale nella protesta è stato assunto dai sindacati dell’educazione. L’American Federation of Teachers (AFT) e la National Education Association (NEA) hanno lanciato la campagna #IceOutSchools per contrastare le incursioni e le azioni violente dell’ICE nei luoghi dell’istruzione e difendere i diritti di studenti ed educatori.

In questa ampia mobilitazione, i sindacati dell’educazione AFT e NEA hanno lanciato la campagna #IceOutSchools, organizzata in risposta alle azioni violente dell’ICE, che oltre ai cittadini, hanno preso di mira anche i diritti di minori, studenti, insegnanti, scuole, libertà e diritti civili, in una parola, hanno preso di mira la convivenza democratica. La FLC CGIL intende mostrare tutta la propria solidarietà e il pieno sostegno per tutte le iniziative sindacali che si stanno svolgendo e si sono svolte in ogni parte degli Stati Uniti”.

La solidarietà della FLC CGIL

La solidarietà internazionale si è concretizzata anche attraverso un messaggio ufficiale della FLC CGIL. La segretaria generale Gianna Fracassi ha inviato una lettera di supporto ai sindacati dell’educazione statunitensi, richiamando l’attenzione sui traumi subiti dai più giovani.

Come insegnanti e personale dell’istruzione, il nostro pensiero va anche ai traumi e alla paura costante che vivono i bambini e gli adolescenti, che assistono alle violenze degli agenti dell’ICE che vanno porta a porta, terrorizzando i minori e brandendo le armi contro studenti ed educatori all’interno delle scuole” si legge nella lettera.

Difendere la convivenza democratica e l’istruzione pubblica

In un contesto in cui una gran parte dei governi è nelle mani di formazioni politiche ultraconservatrici, come nel caso degli Stati Uniti con l’amministrazione Trump e dell’Italia con il governo Meloni, è più che mai necessario difendere la convivenza democratica insieme all’istruzione pubblica, garante della coesione sociale e del fatto che il bene comune è al di sopra degli interessi dei governanti del momento o del mercato e del profitto privato” ha concluso Fracassi.

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