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Minori violenti, per fermarli ricorso ai lavori utili e si riveda il codice

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Per frenare le violenze gratuite di cui si rendono protagonisti sempre più giovani bisogna finirla con la formulazione di etichette generiche e semplificanti, come quella del “bullismo”, e pensare invece ad un giro di vite sulle pene da applicare attraverso una revisione del codice e un ricorso maggiore ai lavori socialmente utili. Così la pensa Antonio Marziale, Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che ha voluto in tal modo commentare l’aumento costante di casi di infrazione di regole e di comportamenti al di sopra delle righe da parte di un numero non più marginale di ragazzi.

Tra gli ultimi episodi più eclatanti, riportati dalle pagine di cronaca dei media, c’è quello della violenza per motivi di gelosia ai danni di una 14enne di Genova da parte di due ragazze compagne di scuola appena più grandi: la vittima dell’aggressione, che ha ricevuto una serie di insulti e schiaffi, è finita all’ospedale con cinque giorni di prognosi; ma l’aspetto forse più grave dell’accaduto è l’inerzia totale con cui diversi compagni hanno assistito alla scena.
Di fronte ad accadimenti di questo genere il Presidente Marziale si è detto “indignato prima di tutto con quell’informazione che continua a iscrivere inopportunamente tali accadimenti alla voce bullismo e con chi ancora stenta a comprendere che il codice di procedura penale minorile necessita di una revisione, perché obsoleto e saturo di attenuanti”.
Il rappresentate dell’Osservatorio dei Diritti dei minori ha sottolineato come “nei giorni scorsi la Cassazione abbia provveduto ad invocare meno tolleranza nei confronti della pericolosità sociale di taluni minorenni e ciò dovrebbe indurre i legislatori a ridurre i tempi di cogitazione”.
Marziale ha anche specificato che il giro di vite andrebbe non certo a modificare la logica del recupero dei minori, che da alcuni decenni contraddistingue il nostro ordinamento penale. “Revisione non significa carcere duro – ha specificato – ma pene contemplanti studio e lavoro socialmente utile rigorosamente applicate e fatte osservare”.
L’esperto di giustizia minorile è convinto, alla luce delle esperienze acquisite negli ultimi anni, che la linea sola della comprensione e del dialogo sia stata un fallimento. “La sola e pur necessaria azione di contrasto – sostiene Marziale – limitata a provvedimenti disciplinari scolastici non basta. Urge mettere in condizione i soggetti in età evolutiva di comprendere che esistono delle regole sociali che vanno rispettate, senza giustificazionismi di sorta che considerano l’adolescenza alla stregua di una grave malattia invalidante in termini di intendere e di volere”.
L’appello alla linea dura del resto è stato di recente avallato dai vertici del Miur: sia l’ex Ministro Fioroni che l’attuale Gelmini hanno più volte dichiarato di essere d’accordo nell’introdurre regole più ferree in ambiente scolastico. Lo stesso ritorno del voto di condotta è un chiaro segnale che va in questa direzione. L’impressione però, permetteteci di dire, è che non basti: accanto ad una “stretta” sulla regole è indispensabile l’attuazione di un accordo comune che coinvolga tutte le componenti di riferimento dei giovani: ad iniziare dalle famiglie e delle stesse istituzioni extra-scolastiche. Solo così, remando tutti dalla stessa parte, si potrà sperare di ottenere dei risultati soddisfacenti.