Prima ora | Notizie scuola del 18 maggio 2026

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Modena contro l’odio. APEI: “La risposta civile della città dimostra il valore educativo della democrazia”

I recenti fatti avvenuti a Modena hanno generato un forte dibattito pubblico e politico, alimentando tensioni sociali e contrapposizioni che, secondo APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani – rischiano di spostare l’attenzione dal vero nodo della questione: il ruolo educativo delle comunità democratiche davanti alla paura, alla rabbia e all’odio sociale.

Secondo Alessandro Prisciandaro, Presidente Nazionale APEI, quanto accaduto nella città emiliana rappresenta “un importante esempio di educazione civica, pedagogia sociale e responsabilità collettiva”.

“Davanti a fatti così gravi – afferma Prisciandaro – una comunità può scegliere due strade profondamente diverse. La prima è quella della rabbia, della ricerca del nemico, della contrapposizione violenta e della semplificazione emotiva. La seconda è quella della responsabilità democratica, dell’empatia, della riflessione e della coesione sociale. Modena ha dimostrato che è ancora possibile scegliere la strada educativa”.

Per APEI, la risposta della città assume un significato che va oltre la cronaca locale e diventa un tema nazionale che riguarda la scuola, i servizi educativi, le politiche sociali e il ruolo delle istituzioni nella costruzione della convivenza civile.

In particolare, l’associazione sottolinea il valore simbolico della presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, interpretata come “un forte richiamo pedagogico e istituzionale al rifiuto dell’odio sociale, della vendetta collettiva e della strumentalizzazione della paura”.

“Nel dibattito pubblico contemporaneo – continua Prisciandaro – assistiamo sempre più spesso a linguaggi aggressivi, alla costruzione del nemico sociale e alla trasformazione delle emozioni collettive in strumenti di consenso politico. Si alimentano paure, si generalizzano responsabilità, si individuano categorie da colpire. In questo scenario, il ruolo educativo delle istituzioni diventa decisivo”.

Secondo APEI, quanto accaduto a Modena evidenzia la necessità di riportare al centro del dibattito nazionale il tema dell’educazione civica e della pedagogia sociale come strumenti di prevenzione del disagio, dell’odio e della radicalizzazione culturale.

“L’educazione – evidenzia il Presidente APEI – non serve soltanto a trasmettere nozioni o competenze tecniche. Serve a costruire cittadini consapevoli, capacità relazionali, gestione delle emozioni, pensiero critico, empatia e senso di comunità. Quando una società smette di educare alla convivenza democratica, lascia spazio alla rabbia sociale e alla disumanizzazione del diverso”.

APEI richiama l’attenzione sul fatto che scuole, educatori, pedagogisti e servizi territoriali svolgono quotidianamente un ruolo fondamentale nella prevenzione dei conflitti sociali e nella costruzione di relazioni inclusive.

“Troppo spesso – prosegue Prisciandaro – il lavoro educativo viene considerato marginale rispetto ai grandi temi della sicurezza e dell’ordine pubblico. In realtà accade esattamente il contrario: senza educazione, senza comunità educanti e senza coesione sociale, nessuna società può dirsi realmente sicura”.
L’associazione evidenzia inoltre come il rischio maggiore, in situazioni di forte tensione sociale, sia quello della risposta emotiva collettiva alimentata dalla paura e dalla propaganda.
“Quando il dolore viene utilizzato per costruire odio – afferma APEI – si produce una frattura culturale molto pericolosa. Si smette di ragionare sulle responsabilità individuali e si finisce per colpire simbolicamente intere categorie sociali, culturali o etniche. È proprio qui che il lavoro educativo diventa fondamentale per impedire derive disumanizzanti”.

Secondo APEI, la risposta della città di Modena ha invece mostrato un modello diverso di gestione delle tensioni sociali: vicinanza alle persone ferite e ai loro familiari, solidarietà civile, rifiuto della violenza verbale e responsabilità democratica.

“Modena – sottolinea Prisciandaro – ha dato una risposta profondamente educativa. Ha dimostrato che una comunità può attraversare momenti difficili senza trasformarsi in una folla rabbiosa. Può scegliere la solidarietà invece della vendetta, l’empatia invece dell’odio, la responsabilità invece dell’istinto”.

APEI collega questa riflessione anche al ruolo crescente dell’educazione civica nelle scuole italiane.

“L’educazione civica – continua il Presidente Nazionale APEI – non può ridursi a una materia teorica o burocratica. Deve diventare un’esperienza concreta di costruzione democratica, di gestione dei conflitti, di ascolto reciproco e di rispetto delle differenze. Gli studenti devono imparare non soltanto le regole della convivenza, ma anche la capacità di affrontare la complessità senza cadere nella logica dell’odio”.
L’associazione richiama inoltre l’importanza di investire maggiormente nei servizi educativi e sociali territoriali, spesso caratterizzati da precarietà lavorativa, carenza di personale e scarsa valorizzazione professionale.
“Educatori e pedagogisti – conclude Prisciandaro – lavorano ogni giorno nei quartieri, nelle scuole, nei servizi sociali, nei contesti di marginalità e disagio, costruendo relazioni, prevenzione e coesione sociale. Se vogliamo davvero contrastare l’odio e la disgregazione sociale, dobbiamo comprendere che il welfare educativo non è un costo, ma uno dei principali strumenti di tutela democratica del Paese”.

Per APEI, quanto avvenuto a Modena rappresenta quindi “una lezione civile ed educativa che il mondo della scuola, delle istituzioni e della politica dovrebbe raccogliere con attenzione”.

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