Scrivo questa lettera partendo da una vicenda personale, ma che credo possa essere utile per aprire una riflessione più generale sul modo in cui vengono programmati e gestiti gli organici scolastici, soprattutto nelle aree interne.
Sono un docente di Tecnologia presso l’Istituto Comprensivo di Firenzuola, provincia di Firenze, in ruolo dal 2015. Dal 2016 ho prestato servizio con cattedra orario esterna tra Firenzuola e Scarperia–San Piero, garantendo per undici anni continuità didattica in una situazione che comporta anche oggettive difficoltà logistiche, trattandosi di scuole situate a cavallo della dorsale dell’Appennino tosco-romagnolo.
Quest’anno, con la formazione di una nuova cattedra interna al Comprensivo Scarperia San Piero, ho pensato di poter chiedere l’assegnazione provvisoria in quella sede, che si trova nel Comune in cui vivo. La richiesta nasceva anche da una modifica intervenuta nella mia stessa cattedra: la COE che per anni era stata Firenzuola–Scarperia/San Piero è stata trasformata in Firenzuola–Barberino, con un peggioramento della mia situazione logistica.
Il 14 maggio, l’UST di Firenze pubblica l’organico di diritto, da cui risulta una nuova cattedra di Tecnologia nel Comprensivo Scarperia San Piero. Il 13 luglio viene accantonata per i posti destinati alle immissioni in ruolo. Scrivo all’Ufficio Scolastico di Firenze e alla CGIL, a cui sono iscritto, chiedendo che la situazione venga rivalutata, non per un preteso diritto nei confronti di chi entra in ruolo, ma per le motivazioni qui riportate. Il 14 luglio il posto viene assegnato al vincitore di concorso.
Presento comunque la domanda di assegnazione provvisoria, confidando che l’assetto dell’organico possa ancora modificarsi.
Il 24 agosto, nel decreto delle assegnazioni provvisorie compare il mio nome proprio accanto alla sede del Comprensivo Scarperia San Piero. Penso quindi che la mia istanza sia stata rivalutata e accolta.
Il giorno successivo l’UST comunica che si è trattato di un errore e l’assegnazione viene revocata.
Ma non è questo il punto. Il tema che mi interessa sollevare riguarda il modo in cui si programmano gli organici nelle aree interne.
Sappiamo già che nei prossimi anni il territorio del Mugello e di Firenzuola in particolare saranno interessati da una progressiva diminuzione delle classi. E questo significa che alcune delle ore oggi presenti dovranno necessariamente essere ridistribuite.
È proprio in questa prospettiva che credo sia necessario ragionare con maggiore lungimiranza.
Se oggi tutte le ore disponibili nelle scuole vicine vengono progressivamente assorbite da nuove immissioni in ruolo, il rischio è di restringere gli spazi di manovra necessari per ricomporre, in futuro, le cattedre quando il numero delle classi diminuirà.
Il paradosso sarebbe quello di avere docenti con dieci o più anni di continuità in un territorio costretti progressivamente a spostarsi sempre più lontano, mentre contemporaneamente vengono creati nuovi posti in altre sedi che potrebbero essere necessari, pochi anni dopo, per ricomporre gli organici.
Non sto mettendo in discussione il valore delle immissioni in ruolo, né il diritto di chi ha vinto un concorso a ottenere il proprio posto. Il problema è un altro: la programmazione dell’organico deve essere capace di tenere insieme il presente e il futuro.
Nelle aree interne non basta chiedersi quanti alunni e quante classi abbiamo oggi. Bisogna chiedersi quanti ne avremo fra tre, cinque o dieci anni e come accompagnare quella trasformazione senza produrre ogni anno nuovi spostamenti, nuove COE e nuovi disagi.
Servono, dove possibile, margini di flessibilità e disponibilità di ore che consentano di assorbire progressivamente il calo delle classi e di mantenere i docenti all’interno dello stesso territorio.
Gli algoritmi sono validi strumenti di aiuto per distribuire le risorse, ma non possono conoscere i territori, interpretarne i cambiamenti e avere una visione futura della scuola.
Enrico Marchi