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“Niente minigonne sennò ai prof gli cade l’occhio”. Le studentesse si ribellano al dress code

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Se le ragazze, ancora senza banco, indossano le gonne, agli insegnanti uomini “potrebbe cadere l’occhio” sulle gambe scoperte.
E’ l’avvertimento che hanno ricevuto pochi giorni fa le studentesse del liceo classico e scientifico Socrate di Roma, dalla vicepreside. Risposta? La ragazze hanno “scoperto” in gruppo le gambe in segno di protesta.

Il “consiglio” della vicepreside

Il primo giorno di scuola la vicepreside, entrando in classe per dare delle comunicazioni, ha poi chiamato fuori una mia compagna, che quel giorno indossava una gonna – spiega a Repubblica.it una ragazza del quinto anno del liceo scientifico –. Le ha detto che non era il caso di vestirsi in quel modo, che era provocante, che a qualche professore poteva ‘cadere l’occhio’. E a quanto abbiamo saputo la stessa frase è stata detta anche ad altre studentesse”.

La ragazza ha comunque precisato che quello portato dall’amica non era un indumento troppo scoprente, ma “una gonna normale, morbida. E che comunque, a prescindere da tutto, era il suo modo di esprimersi”.

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Ed ecco che le studentesse, nella giornata del 17 settembre, si sono presentate a scuole con una gonna: “I nostri corpi non possono essere oggettificati, non possiamo prendere la colpa per gli sguardi molesti degli insegnanti maschi“, hanno detto le studentesse.

Nel frattempo ci risulta che anche il Ministero dell’Istruzione stia verificando la situazione per comprendere al meglio quanto accaduto al liceo Socrate.

La corretta comunicazione a scuola è fondamentale. Suggerire a studentesse e studenti, ma anche agli insegnanti, un abbigliamento adatto al luogo e conforme a codici di comportamento condivisi è assolutamente legittimo”, scrive su Facebook Vittoria Casa, presidente del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura a Montecitorio. “Viceversa è sbagliato chiedere a delle studentesse di non indossare una minigonna perché altrimenti ai professori può cadere l’occhio. Un messaggio fuorviante che sembra giustificare chi per ruolo ed esperienza dovrebbe mantenere sempre autocontrollo e atteggiamenti corretti”.  “La vicenda del liceo Socrate di Roma deve farci riflettere. Abbiamo il dovere di comprendere che le parole sono importanti e che spesso la violenza di genere si nasconde in piccoli gesti, radicati nella dialettica quotidiana”, conclude Casa.

Il problema dei banchi ha diversi risvolti

A ben vedere, dunque, la consegna in ritardo dei nuovi banchi ordinati dal commissario straordinario Domenico Arcuri, sta generando più problemi del previsto: infatti il caso del Socrate nasce dal fatto che per attuare il distanziamento nelle classi, non avendo ricevuto ancora i banchi monoposto ordinati, gli studenti sono semplicemente seduti sulla sedia, privati anche dei banchi vecchi.

Al momento sono stati consegnanti circa 200 mila banchi, ma come si evince dai tanti casi segnalati in questa prima settimana di scuola, molti istituti hanno dovuto affrontare problemi di natura organizzativa.

Problemi che ci si augura che possano risolversi in tempi brevi anche per non correre il rischio di far “prendere troppo freddo” (l’autunno è ormai alle porte) alle studentesse del Socrate impegnate nella loro battaglia contro il dress code del loro istituto a colpi di minigonne.

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