I social media sono ormai il principale canale attraverso cui adolescenti e giovani adulti si informano, mentre il giornalismo professionale continua a rappresentare il punto di riferimento per la verifica delle notizie e l’approfondimento dei fatti. Da questa constatazione parte l’appello del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che chiede un rafforzamento dell’educazione digitale nelle scuole italiane, con particolare attenzione agli aspetti giuridici dell’innovazione tecnologica.
Secondo il Coordinamento, le più recenti analisi di AGCOM, Reuters Institute for the Study of Journalism e Censis confermano come l’ecosistema dell’informazione sia profondamente cambiato. Le piattaforme digitali, attraverso algoritmi, sistemi di profilazione e strumenti di intelligenza artificiale, influenzano sempre più la selezione delle informazioni e la formazione delle opinioni, con effetti che si riflettono anche sulla partecipazione democratica.
Per il CNDDU, il diritto all’informazione non può più limitarsi al semplice accesso ai contenuti, ma deve comprendere anche la possibilità per ogni cittadino di formarsi un’opinione in un ambiente informativo trasparente, pluralista e consapevole.Da qui la richiesta di rendere l’educazione digitale un pilastro strategico del sistema scolastico. L’obiettivo, sottolinea il Coordinamento, è andare oltre l’insegnamento delle competenze informatiche di base per affrontare temi come la tutela dei dati personali, la privacy, la sicurezza online, la proprietà intellettuale, i diritti digitali e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale.
Il CNDDU riconosce le iniziative già avviate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla cittadinanza digitale e sulla formazione relativa all’intelligenza artificiale, ma ritiene necessario un ulteriore passo avanti attraverso percorsi strutturati di educazione giuridica del digitale. Un percorso che tenga conto dell’evoluzione della normativa europea, dal GDPR all’AI Act, fino al Digital Services Act e al Digital Markets Act, destinati a incidere sempre più sulla vita quotidiana dei cittadini e sul funzionamento delle piattaforme digitali.
In questo contesto il Coordinamento individua nei docenti della classe di concorso A-46 (Scienze giuridico-economiche) una figura centrale per integrare competenze giuridiche, economiche e costituzionali nei percorsi dedicati all’innovazione tecnologica. Secondo il CNDDU, infatti, la formazione delle nuove generazioni richiede una solida alfabetizzazione giuridica che consenta agli studenti di comprendere concretamente il significato della tutela dei dati personali, della responsabilità delle piattaforme e delle garanzie previste dall’ordinamento.
Il presidente del Coordinamento, Romano Pesavento, sottolinea come la sfida più importante non sia quella tecnologica, bensì normativa. «Nell’era dell’intelligenza artificiale – evidenzia – il divario più insidioso non è quello tecnologico, ma quello normativo: utilizzare strumenti sempre più potenti senza comprenderne le regole significa esporre i diritti fondamentali della persona a forme di vulnerabilità spesso invisibili».
Per questo motivo il CNDDU propone l’istituzione di un Piano nazionale per l’educazione giuridica del digitale, capace di integrare competenze tecnologiche, giuridiche ed economiche in un unico percorso formativo. Secondo il Coordinamento, la qualità della democrazia nei prossimi decenni dipenderà sempre più dalla capacità dei cittadini di comprendere il funzionamento delle tecnologie, i loro limiti e le responsabilità che ne derivano. Educare ai diritti umani, conclude il CNDDU, significa oggi preparare studenti in grado di esercitare consapevolmente le proprie libertà anche nello spazio digitale, riconoscendo nel diritto uno strumento essenziale per garantire un’innovazione rispettosa della persona.