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Numero chiuso all’Università, ancora una volta il Tar dà ragione agli studenti

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La validità dei concorsi pubblici risulta sempre più difficoltosa da mantenere. Soprattutto quando gli organizzatori delle selezioni decidono di adottare delle iniziative che prestano il fianco ai ricorsi. Come è accaduto a Sassari, nel settembre scorso, in occasione della somministrazione del test a numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina e Odontoiatria. In quell’occasione le commissioni hanno identificato i ragazzi durante la prova chiedendo loro di mettere bene in evidenza sul banco, accanto al codice segreto, la propria carta d’identità. Il fatto che entrambi i documenti siano rimasti posizionati in quel modo per tutta la durata della prova ha indotto l’Unione degli Universitari a fare ricorso al Tar del Cagliari. Secondo il legali che li rappresenta, l’avvocato Michele Bonetti, in questo modo i commissari “hanno potuto individuare durante le fasi di correzione i singoli compiti, risalendo a chi appartenevano e violando, così, tutte le regole di segretezza e anonimato dei concorsi pubblici”.
Ed il 15 marzo il Tribunale amministrativo sardo, presieduto dal giudice estensore Marco Lensi, gli ha dato ragione: “ciascun candidato – si legge nella sentenza – è stato identificato ed è stato invitato a deporre il proprio documento d’identità in evidenza sul banco in modo che potesse esser consultato dai membri della commissione in ogni momento”. Sempre per il Tar di Cagliari “risultano pertanto fondate le censure in proposito mosse dalla parte ricorrente secondo cui, per tutta la durata della prova, i commissari hanno potuto vedere l’abbinamento nome candidato-codice segreto, in quanto il nome del candidato era ricavabile dalla carta d’identità che i commissari hanno richiesto che fosse tenuta in vista accanto ai candidati e il numero segreto era leggibile sui fogli della prova di concorso su cui i candidati dovevano lavorare”.
Con il risultato che quasi un centinaio di ricorrenti sono stati così ammessi ai corsi d’ufficio. Secondo Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu la sentenza ha confermato che a Sassari, come avviene spesso in Italia, “hanno effettuato un concorso pubblico in condizioni vergognose”. E non solo per aver obbligato i candidati a tenere sul tavolo documento di identità e codice personale. “Gli studenti – continua Orezzi – non avevano neanche un banchetto dove sedersi durante una prova espletata in un palazzetto dello sport inadeguato, hanno fatto scattare l’allarme antincendio, per errore hanno fatto partire la musica che ha distratto i concorrenti ed hanno lasciato le porte aperte durante il concorso. Tutto questo è inaccettabile, è un furto di futuro per i nostri ragazzi”.
Cosa potrebbe accadere ora? Diciamo subito che la sentenza del Tar di Cagliari, soprattutto se confermata nei probabili gradi successivi, non è di poco conto. Infatti, vi sono diversi altri ricorsi dall’esito in bilico. Sempre con oggetto il numero chiuso all’Università, in questo caso per accedere alle facoltà di Bari, Foggia, Campobasso e Messina. Se i giudici dovessero prendere come esito “pilota” quello prodotto il 15 marzo dal Tribunale di Cagliari, sarebbero davvero tanti i concorsi a rischio annullamento. E i ripescaggi in corso d’opera.