Le nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, firmate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, accendono immediatamente lo scontro politico-sindacale.
“Dal comunicato diramato dal ministro dell’Istruzione apprendiamo che sono state firmate le Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del I ciclo. A detta di Valditara, si tratta di ‘programmi fortemente innovativi’ che rimettono al centro la storia occidentale, la valorizzazione della nostra identità, la riscoperta dei classici, il valore della regola, a partire da quella grammaticale, e del latino. Considerazioni che confermano dunque l’impianto prescrittivo, ideologico e autoritario che, sin dall’inizio, abbiamo denunciato”. È quanto si legge in una nota diffusa dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
Il sindacato sottolinea come le dichiarazioni del ministro confermerebbero “tutte le criticità già segnalate”: dalla “logica del programma, con le sue implicazioni prescrittive, stridenti rispetto al quadro dell’autonomia scolastica e al principio costituzionalmente sancito della libertà di insegnamento”, fino alla deriva “identitaria, nazionalistica, occidentocentrica”. Una visione che, secondo la FLC CGIL, riduce l’istruzione a un semplice processo di trasmissione di nozioni e regole, sacrificando la dimensione emancipativa e formativa di una scuola orientata alla cittadinanza “attiva e planetaria”.
Il giudizio complessivo è netto: “Malgrado per Valditara questo non costituisca un ritorno a un passato superato, possiamo affermare con certezza che le Indicazioni Nazionali 2025 seppelliscono la cultura pedagogica democratica che ha caratterizzato gli orientamenti della scuola italiana dal secondo dopoguerra e la riportano a una visione di stampo ottocentesco”.
Il sindacato contesta anche il racconto governativo di un percorso partecipato: “La narrazione con cui si cerca di suggestionare l’opinione pubblica è quella di ‘un lavoro fatto di ascolto e confronto con la comunità scolastica e scientifica e di interlocuzione con le diverse istituzioni deputate ad esprimersi’. Parole che non convincono chi sa bene che consultazioni e audizioni sono state una vera e propria farsa su un documento che non è mai cambiato nel suo impianto originario di proclama ideologico volto a ridisegnare la missione della scuola pubblica e la figura del docente secondo il modello socio-politico-culturale che appartiene al governo in carica”.
Nonostante il giudizio severo, la FLC CGIL esprime fiducia nella capacità della scuola di reagire: “Siamo certi che la scuola reale e resistente, facendo leva sulla sua autonomia e sulla libertà di insegnamento, sancite dalla Costituzione, riuscirà a respingere le nuove Indicazioni con la loro portata regressiva e anacronistica”.