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Nuovi professionali, più ore di laboratorio e flessibilità ma organici fermi: intervista a Giovanni Policaro (Cisl Scuola Calabria)

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Nei giorni scorsi il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR ha diramato una nota relativa ai nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017.

Nella nota in merito alle integrazioni dei quadri orario del primo biennio si danno ulteriori indicazioni e chiarimenti sull’individuazione delle classi di concorso e sui criteri di composizione dell’organico. Si tratta di materia complessa destinata a incidere sulla composizione degli organici e su cui proviamo a fare un’analisi col professore in quiescenza Giovanni Policaro, già preside e ds presso il Liceo Capialbi di Vibo Valentia e Segretario regionale Cisl Scuola Calabria nonché Componente esecutivo nazionale Cisl Scuola – Cultore ed esperto in materia di  consulenza e contrattazioni sindacali.

In generale, come valuta l’irrobustimento dell’attività laboratoriale?

In mezzo alla notizia

Alla luce dell’aumento degli indirizzi professionali e della loro finalità, declinata verso il mondo del lavoro e delle professioni, che passano da 6 a 11 si corrisponde meglio alla nuova domanda di competenze a livello settoriale e territoriale. Pertanto, è giusto aumentare il monte ore dedicato alle attività pratiche di laboratorio. Allo stesso tempo viene aumentata la quota di flessibilità oraria a disposizione delle scuole per poter adattare al meglio l’offerta formativa alla domanda del territorio e degli stessi giovani.

 

Come si concilia con la realtà degli organici?

Gli organici continuano ad essere stabiliti e determinati dall’USR (ATP) nell’ambito dell’organico triennale dell’autonomia. Le scuole possono solo adattare l’orario con la flessibilità accordata dalla legge, nel rispetto dei parametri previsti e regolamentati dalle norme specifiche sulla costituzione delle classi (DPR n. 81 del 2009). Le scuole possono procedere all’articolazione delle cattedre che, comunque, non devono produrre e creare esubero a livello di scuola e in ambito territoriale.

Quali sono le criticità?

Le scuole sono state obbligate a proporre uno schema di adattamento del quadro orario proiettato sul biennio per poter offrire una visione unitaria del percorso didattico e per poter garantire il rispetto del numero di ore (monte orario) previsto dal nuovo regolamento, nel quale sono compresi e previsti  i nuovi quadri orari  alla luce delle nuove discipline aggregate  in Assi culturali e per ciascun Asse il monte complessivo di ore previsto  nel biennio.

La circolare chiarisce alcuni punti interessanti, cos’è successo?

La nuova CM indica le discipline per le quali è prevista la compresenza, nel rispetto delle disposizioni relative alle dotazioni organiche 2018-19. L’esigenza ribadita è quella di operare le scelte nel rispetto e salvaguardia dell’organico esistente e assegnato. Sono state cassate palesi incongruenze (classe di concorso A040 e insegnamento TIC). Vero è che con la nuova circolare gli effetti prodotti sono minimi, perché gli organici sono oramai definiti, eccetto qualche possibile di aggiustamento sul potenziamento. Ad ogni buon fine il chiarimento fornito è intempestivo.