Piergiorgio Odifreddi, matematico e intellettuale, già docente di logica all’Università di Torino e alla Cornell University, rilascia una intervista alla Stampa, nella quale prende posizione a proposito della manifestazione di Torino a favore di Askatasuna e la conseguente guerriglia.
Dice il matematico: “Un conto è la manifestazione pacifica di migliaia di persone, un altro sono quelle frange più violente e ristrette, che potrebbero anche essere state mandate da dei provocatori. D’altronde le pietre, le botte sono un danno al movimento. Ma io sono felice di vedere i giovani protestare, cercare di farsi sentire”.
E poi aggiunge: “Se c’è un antagonismo, se una parte non è d’accordo, mentre l’altra è armata fino ai denti, come si può manifestare e dissentire? Mandela, quando fece il suo famoso discorso al processo che poi lo condannò all’ergastolo, disse chiaramente: “Noi dell’African national congress all’inizio abbiamo protestato in maniera pacifica, e non è successo niente. Poi abbiamo fatto disobbedienza civile, nulla. Alla fine siamo diventati terroristi”. E infatti l’hanno arrestato e condannato, poi però è diventato presidente del Sudafrica e ha preso il nobel per la Pace. In Palestina, la violenza è stata l’altra faccia di quella subita. Solo che non si può dire”.
E a questo proposito porta altri esempi: “Gaza ha scosso e mosso i ragazzi. E dico per fortuna, perché se no diventiamo complici di quello che ci circonda. Ogni generazione ha avuto la sua battaglia, la mia il Vietnam, poi l’Iraq”!.
“Ovviamente – prosegue Odifreddi- va sottolineata la distanza tra il corteo pacifico di decine di migliaia di persone e le frange più violente e ristrette. Io non sono sceso in piazza sabato, ma ho conosciuto questi ragazzi, dal liceo Cavour a Palazzo Nuovo, e ti fanno respirare. Poi certo, ci sono questi gruppetti, ma chi li manda? Queste azioni mettono in forse il movimento stesso, come accadde durante la rivoluzione di Maidan in Ucraina. Si rischia di porre in essere condotte senza consapevolezza. Detto questo, io gioisco dei movimenti di opposizione, perché qualunque sia il governo, i plebisciti non sono mai positivi, anche fosse l’esecutivo migliore del mondo”.
Rispondendo poi alla sua idea intorno Askatasuna ha ribadito: “Ma quanti erano quelli che vivevano nell’immobile prima dello sgombero? I numeri erano piccolissimi. E il dispiegamento di forze arrivato dopo nel quartiere sembrava da assetto di guerra. Questi ragazzi invece rifiutano il modello di vita occidentale: se uno decide di non entrare negli ingranaggi del lavoro, del consumo, noi ci scandalizziamo, ma questo non è democratico”.
“Sono giovani che hanno studiato, hanno vissuto quella borghesia e ora rifiutano un modello che accumula ricchezza e, inevitabilmente, porta alla guerra. Noi occidentali abbiamo invaso l’intero mondo, fatto stragi.Per me non fare figli è stata una scelta ideologica: l’educazione è sempre una violenza, perché significa imporsi e vietare”.
Una intervista che lascia alla discussione e all’approfondimento varie domande, anche perché il matematico e intellettuale è fuori da qualunque schema ideologico “convenzionale” e imposta i suoi ragionamenti sui processi storici più generali.