Home Attualità Open Data e Diritto all’accesso, le proposte di Generazione Ypsilon (INTERVISTA)

Open Data e Diritto all’accesso, le proposte di Generazione Ypsilon (INTERVISTA)

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La Sicilia è una delle realtà, non solo italiana, che più soffre il “digital divide” e dall’isola nasce un’associazione che vuole promuovere il riconoscimento del diritto di accesso ad internet tra i principi fondamentali dell’ordinamento italiano ed europeo.

Generazione Ypsilon è un’associazione di giovani nati tra il 1980 e il 2000 che si impegna in azioni concrete di sensibilizzazione della cultura digitale per migliorare la società grazie ai benefici delle tecnologie.

Il team GY ha redatto specifiche proposte normative per formalizzare il diritto di accesso ad Internet nel Trattato europeo, nello Statuto della Regione Siciliana e negli Statuti comunali. Inoltre ha elaborato numerosi casi di studio in materia di Trasparenza, OpenGov, OpenData.

Il fondatore, Angelo Alù, è un giovane avvocato, fortemente convinto del rinnovamento realizzabile grazie alle straordinarie potenzialità della Rete, sfruttando i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie digitali. Così in un’intervista a La Tecnica della Scuola: “L’associazione nasce nel 2013 con una ‘mission’ ben precisa, quella di sensibilizzare la società alla cultura digitale. GY nasce in un clima di indifferenza o addirittura di ostruzionismo nei confronti delle nuove tecnologie. Generazione Ypsilon nasce in ‘vuoto’ anche mediatico nei confronti della cultura digitale in Sicilia, un contesto arretrato, quasi primitivo. Noi abbiamo deciso di rimanere in Sicilia, di scommettere su questo progetto malgrado la crisi economica e in particolare occupazionale soprattutto per i giovani. Cerchiamo di cambiare il territorio attraverso un innalzamento di livello della cultura digitale”.

Cosa possono fare la scuola e l’università per il diritto all’accesso?

“Il sistema educativo ha un ruolo importante nello sviluppo della cultura digitale – sottolinea – perché, sulla base di dati statistici e report europei, il ‘digital divide’ in Sicilia è notevole sia per la mancanza di infrastrutture a banda larga, ma, cosa più preoccupante, la mancanza di conoscenze digitali di base. La scuola e l’università hanno il dovere di promuovere programmi educativi e didattici orientati all’acquisizione di competenze in ambito digitale per promuovere nuove prospettive digitali e migliorare anche la preparazione per soddisfare quanto richiede il mercato del lavoro”.

Perché non introdurre lo studio degli Open Data a scuola?

“Sono assolutamente favorevole all’insegnamento di nuove materie, quali ad esempio lo studio dell’importanza di sistemi di OpenData, spiega a La Tecnica della Scuola, Federica Giaquinta, membro del consiglio direttivo di Generazione Ypsilon. La fruibilità, il riuso, il continuo scambio di dati migliorerebbero in maniera vertiginosamente crescente la trasparenza all’interno di settori abbastanza complicati, quali, ad esempio, le PA. I dati aperti governativi possono aiutare a prendere decisioni migliori nella nostra vita privata, o renderci più attivi nell’ambito della società civile. In Danimarca, una sviluppatrice ha creato findtoilet.dk che permette di accedere alla lista di tutti i bagni pubblici del paese, così anche chi soffre di problemi di incontinenza ora si sente più rassicurato dovendo uscire di casa. In Olanda il servizio vervuilingsalarm.nl ti avvisa quando la qualità dell’aria del tuo quartiere raggiunge una soglia critica da te definita. A New York puoi facilmente capire dove puoi portare a spasso il tuo cane, così come trovare altre persone che usano il tuo stesso parco. Tutti questi esempi utilizzano dati aperti rilasciati dai governi. Quindi perché non iniziare già dalle scuole, un processo di innovazione tecnologica, volto al miglioramento delle condizioni del nostro Paese, sia da un punto di vista formale che sostanziale? Sono una promotrice del cambiamento e da, nativa digitale, aspirante giurista, attivista per i diritti digitali, mi auguro che questo processo di sviluppo ed educazione possa trovare un punto di partenza rilevante grazie ai contributi dei docenti, delle scuole e degli organi preposti alla formazione degli studenti”.