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Ordini di servizio e diritto-dovere di rimostanza

Nel sistema scolastico italiano i docenti sono dipendenti pubblici inseriti in una struttura organizzativa gerarchica. Nonostante la contrattualizzazione del pubblico impiego, il rapporto di lavoro conserva alcuni tratti pubblicistici che incidono direttamente sui doveri di servizio del personale.
Tra questi assume particolare rilievo il cosiddetto diritto-dovere di rimostranza, previsto dall’art. 17 del DPR 3/1957. La norma stabilisce che il dipendente pubblico al quale venga impartito un ordine ritenuto illegittimo debba farne rimostranza al superiore gerarchico, illustrando le ragioni della propria obiezione. Nel caso in cui l’ordine venga confermato per iscritto, il dipendente è tenuto a darvi esecuzione, salvo che l’atto comporti la commissione di un reato. Questo principio mantiene la propria efficacia anche dopo il processo di privatizzazione del pubblico impiego avviato negli anni ’90 e confluito nel decreto legislativo 165/2001.

La contrattualizzazione del rapporto di lavoro ha infatti trasferito molte materie nella sfera della contrattazione collettiva, ma non ha eliminato i principi organizzativi e funzionali che regolano l’azione della pubblica amministrazione. Nel contesto scolastico tale principio assume particolare rilevanza quando vengono impartite disposizioni di servizio, in particolare quelle che riguardano attività studentesche svolte al di fuori dell’ordinaria attività didattica o in contesti che possono presentare profili di rischio sotto il profilo della vigilanza e della sicurezza degli studenti.

È noto infatti che, secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza civile, il docente è titolare di uno specifico obbligo di vigilanza sugli studenti affidati alla sua custodia durante le attività scolastiche o extrascolastiche. L’inosservanza di tale obbligo può dar luogo a responsabilità civili e disciplinari qualora si verifichino eventi dannosi riconducibili a una vigilanza inadeguata. In questo quadro il diritto-dovere di rimostranza assume una funzione di garanzia non soltanto per l’amministrazione, ma anche per lo stesso docente. Qualora un ordine di servizio presenti evidenti profili di illegittimità o esponga il personale a potenziali responsabilità non adeguatamente presidiate da misure organizzative e di sicurezza, il docente ha il dovere di segnalarlo formalmente al dirigente scolastico.
La mancata attivazione della rimostranza può infatti comportare conseguenze rilevanti. In linea di principio il dipendente pubblico che esegua un ordine illegittimo senza aver sollevato alcuna obiezione preventiva potrebbe concorrere nelle responsabilità derivanti dall’atto, soprattutto quando l’illegittimità risulti manifesta o quando siano coinvolti obblighi di tutela verso terzi, soprattutto nel caso degli studenti minorenni. La rimostranza rappresenta quindi uno strumento di equilibrio tra il principio gerarchico e la responsabilità individuale del dipendente pubblico. Attraverso tale istituto il docente non si sottrae all’autorità organizzativa del dirigente scolastico, ma esercita una forma di leale collaborazione amministrativa finalizzata a prevenire situazioni potenzialmente illegittime o rischiose. Nelle istituzioni scolastiche, pertanto, il corretto utilizzo del diritto-dovere di rimostranza contribuisce a rafforzare la legalità dell’azione amministrativa e a tutelare sia l’amministrazione sia il personale docente rispetto a possibili profili di responsabilità.

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