Per superare la timidezza e il giudizio degli altri c’è solo un modo: raccontare e interagire recitando. Comportarsi nella vita come se si stesse sempre sul palco del teatro. Anche a scuola, quando si viene interrogati. A consigliarlo è il conduttore televisivo Massimiliano Ossini: ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata “Ciao Maschio” andato in onda sabato 27 dicembre su Rai 1, Ossini ha detto di essere “stato un bimbo complicato. Povera mamma, per molti anni sono stato davvero la pecora nera. Avevo una voce molto acuta, molto femminile. Quando rispondevo al telefono o bussavo alle porte delle altre classi mi scambiavano sempre per mia sorella o per mia mamma”.
Per quella condizione, ha detto di avere “sofferto tantissimo”, al punto di volere “diventare un supereroe. Pensavo di voler difendere gli altri, ma in realtà volevo difendere me stesso”, ha raccontato.
La voce con timbro femminile era diventata un problema serio: “La sera – ha confessato il presentatore – urlavo a squarciagola nel cuscino prima di addormentarmi, sperando di svegliarmi con una voce più roca, da “ometto di casa”. Poi, la sofferenza interiore ha portato anche la balbuzie: “Ho iniziato a balbettare – ricorda Ossini – Mettici tutto questo insieme. Quegli anni non li auguro a nessuno. Però mi hanno segnato e per questo oggi sto molto attento alle parole, soprattutto quando sono in televisione o quando parlo con i ragazzi. Quello che ti succede a quell’età te lo porti dietro per tutta la vita”.
Grazie all’attività teatrale in parrocchia arrivò la svolta: “C’era la classica scenetta da fare e mi dissero che dovevo recitare. Io risposi: ‘Ma io balbetto, dove vado?'”.
Lo convinsero a fare il ruolo di un bambino napoletano: “Paradossalmente, appena sono salito sul palco e ho detto quelle poche battute, non balbettavo più. Andava tutto bene. Ho capito che non dovevo essere me stesso quando parlavo. Dovevo immedesimarmi in qualcun altro. Dovevo recitare”.
Quindi, il presentatore tv ha ammesso che anche “a scuola, durante le interrogazioni” faceva “la stessa cosa: recitavo”. Da quel momento, ha concluso, “è nata dentro di me la voglia di diventare attore”.