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22.07.2025

Osvaldo Poli, lo psicologo che educa i genitori: “Compiti a casa? Incontro madri che studiano di notte per aiutare i figli”

Redazione

Molti docenti credono che i genitori, forse, andrebbero educati proprio come si fa con i figli. A farlo nel concreto è Osvaldo Poli, 69 anni, psicologo e psicoterapeuta, che è stato intervistato a Il Corriere della Sera e ha dispensato alcuni consigli.

“Consiglio alle famiglie il paracadute. Il telefonino va dato il più tardi possibile. Padri e madri devono accettare l’eventualità che il ragazzo faccia qualcosa d’inconsulto. In realtà il più delle volte è una minaccia priva di fondamento, un incantesimo. Se il genitore ci casca, si ritrova alla mercé del figlio”, ha esordito.

“Critico la dismisura dell’amore”

Ed ecco alcune battute sui compiti a casa che spesso i genitori fanno quasi al posto dei figli: “Critico la dismisura dell’amore. Stare sempre addosso al figlio, pomparlo di lodi, non c’entra con l’amore. Il problema numero uno delle famiglie è la mancata distinzione fra l’aiuto dovuto e il rimpiazzo nei compiti a casa. Incontro madri che studiano a memoria i fiumi della Basilicata. Mi dicono: ‘Ogni pomeriggio è come dargli un rene’, ‘di notte mi sveglio e ripasso storia e geografia’, ‘in pausa pranzo non mangio per preparargli gli schemi’, sono frasi che mi appunto. Ma lo capite o no che, se vi sostituite a lui nelle fatiche, il pokemon non evolve?”.

Ma qual è l’errore che fanno i genitori? “Il determinismo educativo. Traduco: la convinzione che tutto dipenda dalle nostre capacità pedagogiche, come se il figlio fosse un foglio bianco su cui scriviamo la sua storia. Invece no. Ogni individuo nasce con un software preinstallato. Si chiama temperamento e dobbiamo sapere che contiene dei virus, come quelli che infettano i pc. Posso richiamare dall’esilio una parola? Difetti. Ebbene sì, i figli nascono difettati. Non è sempre tutto dovuto allo scarso amore, alla scarsa comprensione, alla scarsa vicinanza emotiva dei genitori”.

E, sulle punizioni: “Rientrano fra le armi convenzionali. Talvolta indispensabili, spesso opportune. La loro efficacia è dubbia. Ieri l’educazione era tanto esempio, poco dialogo. E qualche sberla, lo strumento più ecologico: fa male solo se non è meritata”.

Come mai i genitori spesso non sanno più educare? Ecco la risposta dell’esperto: “Sono vittime di errate convinzioni. Ora, non c’è niente di più pratico di una buona teoria, diceva lo psicologo Kurt Lewin. Ma a patto che non sia fallace. Invece oggi si pensa che l’adolescenza sia una malattia; che i figli non abbiano doveri; che non si debbano ferire dicendogli la verità; che il massimo bene per loro siano la laurea prestigiosa e l’inglese fluente”.

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