L’autonomia didattica nelle scuole? Un orpello inutile, visto che deve essere il ministero a stabile le regole perfino dei dibattiti e l’ordine del giorno delle assemblee, per impedire, dice il ministro Valditara rispondendo alle proteste dei Dem, “l’indottrinamento dei ragazzi”. Tuttavia, affermando questo, dà subito per scontato che la scuola sarebbe, come già tuonava Silvio Berlusconi, un “potere forte” in mano alla sinistra e dunque la necessita di controllarne le derive e arginarne il “potere”.
Ma asserendo ciò, il ministro fa apparire pure evidente una sorta di timore per la cultura e la sapienza che nelle scuole si insegnerebbe, tant’è che sente il bisogno di contenerle e controllarle, dicendo alla dirigenza, e a chi organizza dibattiti e assemblee, di rispettare la par condicio e di chiamare nelle discussioni una antitesi alle tesi che si vuole dimostrare, come si faceva e si fa in qualche modo ancora nelle “tribune politiche”.
Tuttavia, diramando la circolare con la quale dice ai presidi di chiamare nei dibattiti scolastici la controprova alla prova, fa apparire evidente, nello stesso tempo, la natura ideologica del suo dicastero e la fragilità della sua posizione politica, perché ne teme la debolezza e la scarsa consistenza, tant’è che ha bisogno di imporre, come del resto è nella cultura “assolutistica”, il suo punto di vista, che, non potendolo esplicitare apertamente, stabilisce che, su determinati argomenti di natura sociale, ci sia il contradditorio, dando così per scontato, non solo la partigianeria dei prof, dei presidi e di tutto l’apparato scolastico, ma anche la loro incapacità critica, tant’è che hanno bisogno di una circolare esplicativa, per discernere il lecito ideologico dall’illecito politico.
D’altra parte, questa inusitata presa di posizione di Valditara è nata dopo che al Liceo Righi di Roma fu invitato in una assemblea a prenderne parte un esponente della global Flotilla, ma che venne cancellata a poche ore dall’inizio, dopo che un deputato della Lega aveva fatto notare che sarebbe mancato il contraddittorio. E se la cancellazione dell’evento portò all’occupazione delle scuola, si sostanziò con chiara evidenza la formazione illiberale di chi bloccò l’assemblea, in quanto notoriamente oppositore della Global Flotilla, della sua missione umanitaria, delle sue scelte pacifiste.
Non c’è controprova, ma è plausibile ritenere che il deputato leghista non avrebbe smosso un dito, se in quella assemblea ci fosse stato un relatore della sua stessa corrente di pensiero e cioè contrario a quella azione dimostrativa a favore di Gaza.
Dunque il problema non sembra essere la garanzia del pluralismo nelle scuole, ma il timore che dentro di esse possano serpeggiare opinioni e idee contrarie a quelle di governo che però, se si riflette bene, è stato eletto dalla maggioranza dei cittadini che da queste scuole, quelle del presunto indottrinamento, tutti sono usciti. E dunque, ciò vuol pure significare che censurare, contrastare, imporre regole al libero dibattito nelle scuole serve a poco, anzi aiuta, chi ha senso critico, a riflettere sui motivi di tale scelte che hanno tutto il sapore di chi teme idee e opinioni non conformi alla propria visione del mondo e sente l’urgenza di fermarle con qualunque modalità.
Anche con quella di un presunto contraddittorio, ignorando invece che la gestione di una assembla o di un dibattito è opportuno, per quella autonomia di cui si parlava, lasciarli alla discrezione della dirigenza della scuola, dei prof e degli studenti a cui, in particolare, si raccomanda la “maturità” ma ai quali si vogliono disciplinare, in qualche modo, le idee.