Al Parlamento Europeo a Bruxelles, si è parlato nei giorni scorsi della poca attrazione che le discipline STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) hanno per i ragazzi europei, ma soprattutto per le ragazze.
All’incontro, aperto da un video messaggio della Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, sono intervenuti parecchie personalità importanti del mondo della cultura, dell’istruzione e della politica, tutti concordi nell’affermare che ormai da un decennio la situazione è critica, né accenna a migliorare, nonostante il bisogno di competenze tecniche e scientifiche.
Infatti, si legge su Vita.it, solo il 26,5% degli studenti universitari europei è iscritto a percorsi STEM, come è stato evidenziato già all’inizio dell’incontro: “Solo uno studente europeo su 4 sceglie un percorso STEM e di questi solo 1 su 3 è donna. Questo squilibrio limita la capacità dell’Europa di innovare e indebolisce la nostra competitività. Mentre il limitato potenziale delle donne, diventa un limite anche per il potenziale dell’Europa”.
Fra l’altro, viene pure sottolineato, non vi è stato nessun miglioramento, anzi un lieve peggioramento rispetto alla precedente rilevazione, quando la percentuale era del 26,6%. E tutto ciò mentre più di un’azienda su due segnala difficoltà nel trovare profili adatti e la carenza è particolarmente acuta in percorsi strategici, come gli ICT (Information and Communication Technology)”
Su percorsi Stem, viene inoltre affermato, il divario uomo-donna è ancora più evidente: pur rappresentando il 55,1% degli studenti universitari europei, le iscritte in ambito STEM sono il 32,2%, con una crescita di appena lo 0,3%.
Secondo l’Osservatorio, gli indirizzi di Ingegneria sono i più scelti dagli studenti (52,6%), seguiti da scienze naturali, matematica e statistica (26,8%). Solo uno studente su 5 intraprende il percorso ICT. In questo campo la presenza delle donne continua a essere limitata: appena il 20,6% dell’intero bacino ICT. Anche in Ingegneria si segnalano poche ragazze, solo il 27,5%. Scienze naturali, Matematica e Statistica sono gli unici ambiti in cui si è raggiunta la parità di genere con un 50,6% di iscritte.
Questa carezza deriverebbe da una serie di pregiudizi culturali, infatti tra gli studenti non STEM, la maggioranza (6 su 10) ha preso in considerazione un percorso scientifico, ma molti hanno rinunciato a iscriversi perché considerato troppo difficile, come afferma il 33% degli intervistati, mentre un altro 30% ritiene di non essere portato.
E ancora: oltre 7 su 10 tra studentesse e giovani lavoratrici STEM dichiarano di aver assistito a episodi discriminatori e il 48% delle studentesse afferma di averli subiti in prima persona.
Più della metà delle aziende segnala infatti difficoltà nel reperire profili adeguati, in particolare in ambiti come Ingegneria (63%) e tecnologia (55%).
Eppure, è il commento unanime del Parlamento europeo, studiare le discipline Stem è di una priorità strategica per l’Europa, una leva essenziale per garantire competitività, innovazione e coesione sociale.