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Pensioni, la Legge di Stabilità lascia i parametri immutati: i sindacati si mobilitano

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Sulle pensioni serviva un urgente intervento per ridurre i parametri in uscita, invece la Legge di Stabilità è stata una delusione.

“Le rilevanti ingiustizie e iniquità presenti nel sistema previdenziale non trovano risposta nella Legge di Stabilità”, hanno spiegato con una nota congiunta, il 27 ottobre, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Vera Lamonica, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti.
Per queste ragioni Cgil, Cisl e Uil svilupperanno, a partire dai prossimi giorni, “un’ampia mobilitazione unitaria in tutto il Paese, con iniziative nei luoghi di lavoro e sui territori e attraverso incontri con tutti i gruppi parlamentari al fine di ottenere, nel corso dell`iter legislativo, soluzioni positive a questi problemi”.

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“E’ un grave errore non introdurre la flessibilità di accesso alla pensione – spiegano – così si continuano a penalizzare sia i lavoratori che i giovani i quali vedono ancora bloccato il turn over nel mercato del lavoro. La proroga del blocco della perequazione fino al 2018 delle pensioni è sconcertante e non ripristina il diritto alla rivalutazione già previsto dalla recente sentenza della Corte costituzionale”.

 

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Secondo i sindacati ” Non si dà una soluzione alle migliaia di dipendenti della scuola, che continuano a essere penalizzati dal più grossolano errore della legge Fornero né al tema delle ricongiunzioni onerose”.

“L`estensione, pur parziale, della no tax area per i pensionati è positiva – aggiungono – ma va attuata nel 2016 e non nel 2017 come prevede la legge. La settima salvaguardia degli esodati, così come è definita, non è risolutiva in quanto non copre tutta la platea stimata dall`Inps e l`attuazione dell’opzione donna è limitata al 31 dicembre 2015″. Tra l’altro, l’opzione donna è vero che dà facoltà di lasciare a 57-58 anni, ma in cambio del taglio dell’assegno pensionistico del 20-30%: non poco per delle pensioni attorno, in media, ai 1.500 euro.

 

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