Alzi la mano chi non ha mai detto – o avuto in mente di dire – ai propri figli, ancora bambini o alle soglie dell’adolescenza, “Leggi invece di stare sempre attaccato al televisore!”.
Ebbene, chi lo avesse fatto sappia che ha commesso uno dei nove errori educativi elencati da Gianni Rodari in un articolo pubblicato nel 1964 sul Giornale dei Genitori, una storica rivista mensile italiana, in edicola fino al 1992, fondata da Ada Marchesini Gobetti, che offriva consigli e riflessioni sull’educazione dei figli, coinvolgendo importanti pedagogisti e scrittori dell’epoca.
A distanza di oltre sessant’anni, dunque, in molti non hanno ancora capito che né le imposizioni, né tantomeno le punizioni potranno mai far sì che un ragazzino ami la lettura. E dire che, in anni più recenti, lo aveva ribadito Daniel Pennac, con la sua frase lapidaria “il verbo leggere non sopporta l’imperativo”.
I “nove errori educativi” ce li ricorda in questi giorni Focus Scuola, che riprende l’articolo di Gaia Colosimo “Libri, oggetti desiderabili? Educare alla lettura” pubblicato sulla rivista “Conflitti”.
Ad esempio, presentare il libro come un’alternativa al fumetto, magari con annessa minaccia: «Ti brucerò tutti i manga, se non ti vedo leggere». Il problema è, sostiene Colosimo, che così facendo, si demonizza un mondo che appartiene ai ragazzi generando inconsapevolmente senso di colpa nel bambino che desidera qualcosa che non piace a mamma e papà.
Vigilare con discrezione sulle letture dei figli è un conto, ma è bene anche approfondire e informarsi su ciò che i bambini richiedono, per non rischiare di condannare tutto indistintamente.
Si passa poi all’intramontabile adagio “ai miei tempi si leggeva di più”, dal quale Rodari metteva in guardia già negli anni Sessanta e il poeta Guido Gozzano nei primissimi anni del Novecento: “Il meglio d’altri tempi non era che nostra giovinezza”, per sottolineare come questo significhi non conservare una memoria reale del passato e non fare una considerazione realistica del presente. Scuole, biblioteche, centri educativi e librerie – continua Colosimo – sono più consapevoli; basterebbe che i genitori si fidassero di queste competenze e ne seguissero i suggerimenti per evitare un allontanamento certo dalla lettura.
Agli errori già citati si aggiungono “Trasformare il libro in uno strumento di tortura” e “Rifiutarsi di leggere al bambino”. Qui la Scuola è implicata in prima persona: spesso, infatti, si dimentica che l’essere umano desidera conoscere. Eppure continuiamo a perpetuare modelli didattici schematici e sterili. Il compito degli adulti è trasmettere le informazioni in modo adeguato, la responsabilità principale della scuola – sottolinea l’autrice dell’articolo – è quella di far nascere l’amore per la conoscenza. La lettura a voce alta, poi, è uno straordinario momento di comunicazione affettiva. Non è un caso se i ricordi delle fiabe lette dai genitori o da una maestra speciale restano così vivi. L’apprendimento è un’esperienza emotiva: se manca la cura, resta poco. Insegnanti e genitori devono acquisire maggiore consapevolezza di questo principio fondamentale.
Restano, infine, Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni, dare la colpa ai bambini se non amano la lettura, non offrire una scelta sufficiente. Quest’ultimo caso si verifica quando si regala al bambino un solo libro, traendo conclusioni definitive sui suoi gusti.