A partire dall’adolescenza è importante condurre stili di vita sani e attività fisica. Il consiglio arriva non da un medico, ma dall’ex portiere della nazionale italiana Gianluigi Buffon, arrivato a giocare ad altissimi i livelli oltre i 40 anni di età. Buffon è testimonial della campagna InFormaTeen, promossa da Foce (Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi) insieme a Coni, Figc e Poste Italiane, con il patrocinio del Ministero dello Sport e dei Giovani. Il pensiero del campione azzurro, oggi anche capo delegazione della Nazionale di calcio, è chiaro: “lo sport non è solo competizione, ma uno strumento essenziale di crescita e prevenzione delle malattie nella popolazione giovanile”.
“L’attività fisica favorisce una crescita in salute e incentiva la prevenzione di tante malattie”, ha ricordato Buffon durante la conferenza online di presentazione dei risultati della campagna, ripresa dall’Ansa, sottolineando come l’esempio degli adulti sia fondamentale per influenzare positivamente le scelte dei più giovani. Il campione ha anche raccontato la sua esperienza personale: da ragazzo, anche lui a volte irriverente e incosciente, ha impiegato anni per comprendere quanto contasse adottare uno stile di vita sano, imparando soprattutto dai propri errori.
I dati più recenti tracciati proprio nell’ambito di InFormaTeen e rilanciati dai media confermano che l’Italia è lontana dagli obiettivi sanitari raccomandati: circa un adolescente su cinque tra i 15 e i 19 anni non pratica mai alcuna attività sportiva o fisica, un comportamento che può consolidarsi nel tempo e trasformarsi in un’abitudine dannosa per la salute.
Il quadro non migliora molto se si allarga lo sguardo: oltre il 25% dei giovani risulta sedentario, mentre il 19% dei bambini è in sovrappeso (di cui il 9% obeso), con un’incidenza maggiore nei maschi. E ci sono regioni, come la Campania, dove le percentuali di giovani in sovrappeso raddoppiano. Dal punto di vista dei comportamenti a rischio, circa il 10% degli adolescenti fuma e il 21% consuma alcol in modo eccessivo.
Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ma anche guardando i dati Health at a Glance 2025, la situazione italiana si inserisce in un contesto europeo preoccupante: meno del 10% degli adolescenti italiani tra 15 e 17 anni raggiunge i livelli giornalieri di attività fisica raccomandati dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero almeno 60 minuti di attività moderata o vigorosa. Si parla di una percentuale tra le più basse dell’Unione Europea.
Eppure, è dimostrato scientificamente che i benefici dell’attività fisica durante l’adolescenza siano molteplici. E ben documentati dalla letteratura internazionale. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che un’adeguata attività quotidiana migliora non solo la salute cardiovascolare, ma anche la funzione cognitiva, la salute mentale e il benessere complessivo, oltre a ridurre il rischio di obesità, diabete di tipo 2 e alcune forme di tumore.
Un recente studio pubblicato sul Journal of Adolescent Health ha evidenziato che livelli più alti di attività fisica sono associati a una maggiore soddisfazione di vita, migliore autovalutazione della salute e maggior supporto sociale tra i coetanei, confermando l’importanza di muoversi non solo per il corpo ma anche per la mente.
Va detto che, Buffon ha posto l’attenzione anche sull’importanza del contesto familiare e degli adulti come modelli di riferimento. “Mi è capitato di vedere genitori accompagnare il figlio all’allenamento mentre fumano una sigaretta: è un segnale negativo”.
Per lui, e per molti operatori sanitari e sportivi, è urgente che il mondo dello sport e le istituzioni collaborino per costruire una cultura della prevenzione fin dalla giovane età.
È una visione che trova riscontro in studi sociologici e psicologici secondo cui l’apparato familiare, l’ambiente scolastico e le politiche locali giocano un ruolo chiave nel determinare l’adozione di abitudini salutari o meno nei ragazzi.
In vista del 2026, esperti, medici e istituzioni sottolineano la necessità di una strategia integrata che unisca educazione fisica nelle scuole più strutturata e qualificata, campagne di sensibilizzazione – come la stessa InFormaTeen – e una maggiore accessibilità allo sport, anche nelle periferie e nelle località più isolate.
Servizi sanitari, società sportive e famiglie dovrebbero quindi cooperare per garantire che i ragazzi comprendano fin da piccoli quanto l’attività fisica sia parte di una vita sana e attiva.
Per molti adolescenti lo sport può diventare più di un passatempo: un vero e proprio investimento per la salute presente e futura. Parola di Gianluigi Buffon.