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“Pianeta giovani”: l’emergenza dell’educazione affettivo-sessuale

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L’inchiesta "Viaggio nel nuovo bullismo. Sesso a scuola" di Stella Pende, pubblicata da "Panorama", (1) ad esempio, offre di sicuro un interessante, quanto inquietante contributo conoscitivo sull’argomento e non può non suscitare qualche seria riflessione su alcuni dei più importanti problemi che imperversano sul "pianeta giovani".Certamente lo svilimento dei corpi, la mercificazione della sfera sessuale, la facile dissacrazione di ciò che costituisce la dimensione essenziale dell’essere umano, messi in evidenza dall’inchiesta sopra citata, non riguardano la totalità dei giovani e dei giovanissimi ma, piuttosto, frange di questo loro microcosmo, o "pianeta", che tendono a dilatarsi e ad espandersi sotto l’influenza del massiccio condizionamento negativo della società edonistica e consumistica.

 
Quanto ci evidenzia la cronaca, però, interpella il mondo adulto, promotore e responsabile della formazione delle giovani generazioni, perché venga arginata, quanto più possibile,la piaga della banalizzazione del sesso che colpisce gli adolescenti ed i giovani, con le conseguenze disastrose del disincanto e del lacerante senso di vuoto che comporta. Da soli, o abbandonati alle leggi del branco, in nome di una presunta, mascherata "libertà", infatti, i ragazzi sono incapaci di scoprire la bellezza e la fecondità di un corretto e sano cammino verso l’alterità e l’amore; è facile, pertanto, che si verifichino determinate dinamiche, dalle più semplici via via fino alle più terrificanti: "uomini-bambini travolti dalla loro leggerezza e da una specie di secchezza interiore" che fa usare loro "i corpi come fantocci da spettacolo. Piccole donne allattate dalla televisione dove la velina è l’unico e ultimo desiderio".Per tutti insieme, poi, "il telefonino è un totem abbagliante, lo specchio delle loro bravate, l’occhio per esplorarsi con la stessa curiosità ghiacciata che userebbero per provare la nuova play-station". (2) Una sorta di nuovo bullismo imperante ormai fa un massiccio utilizzo della videocamera ed i filmetti erotici finiscono su Emule o Youtube. Emule, in particolare, doveva essere un sito dove scambiarsi file, foto e video, invece è diventata la spazzatura dei corpi e dei sentimenti degli adolescenti italiani, una sorta di bolgia di sexyvideo dove, soprattutto su un palcoscenico insospettabile come la scuola, allievi e compagne danno prove di acrobazie sessuali incredibili, addirittura estreme.
L’allarme lanciato dalle divisioni investigative della polizia postale per la valanga di video, così, non può lasciare indifferenti genitori, insegnanti, educatori in genere dato che ragazzini di 12-15 anni recitano il sesso come adulti incalliti e l’età degli attori scende ogni giorno di più. Se per qualcuno, infatti, tali comportamenti sono frutto di esibizionismo, per altri riguardano una forsennata ricerca del limite, per altri, infine, scivolano nella violenza di branco tanto che ricatti, soprusi, violenze di inaudita ferocia talvolta non risparmiano più nemmeno i ragazzi più deboli, o addirittura i portatori di handicap!
Genitori e docenti, si sa, annaspano in un mare nero; presidi e professori, poi, spesso a torto, vengono accusati dall’opinione pubblicadi avere paura di tali esecrabili fatti e di minimizzarne la gravità facendo gli struzzi per salvare l’immaginedegli istituti scolastici; tutto ciò mentre da più parti si moltiplicano gli appelli dei cittadini perché riconquistino l’autorità perduta, con le buone o con le cattive, altrimenti sarà l’apocalisse per i nostri ragazzi…
 
Tornare all’amore
In questo fosco panorama, non c’è dubbio che occorre dedicare studio, impegno e nuove energie all’educazione affettivo-sessuale dei giovani di oggi,non solo per aiutarli a superare il loro analfabetismo emotivo, ma soprattutto per guidarli nellacostruzione del loro presente edel loro futuro di uomini e donne, avendo cura del loro benessere e della loro felicità.
Può sembrare ingenuo ma bisogna tornare al più presto a parlare d’amore, a testimoniarel’amore in questa nostra società spesso solo capace di inseguire i fuochi fatui di un progresso che non riesce a soddisfare le più elementari esigenze di armonia, di completezza della persona umana, rivelandosi spesso solo capace di inseguire le sirene del nulla…
I nostri giovani, infatti, rischiano di spendere l’avventura della loro vita senza incontrare mai la commozione dell’amore, o conoscere la timidezza e la verità dell’amore e, soprattutto, senza poter realizzare la progettualità specifica che nasce da un sentimento così sublime e di vitale importanza. I ragazzi, infatti, sono "ubriachi di rete e di etere", "intossicati dalla violenza dei morti ammazzati dei telefilm, sempre più piccoli, ma sempre più lontani dal batticuore dell’adolescenza, incoscienti e dissacratori. Con un pericolo terribile in agguato: farsi travolgere dalla violenza. E andare in galera da bambini…perché la bulimia mediatica dei maschi bonsai e delle loro fanciulle non si ferma allo show del sesso. Ma affonda troppo spesso nella melma della violenza vera". (3)
E questo in un mondo "affamato d’amore", come annotava Madre Teresa di Calcutta: "Oggi non abbiamo nemmeno il tempo per guardarci, per parlarci, per darci reciprocamente gioia, per essere ciò che i nostri figli si aspettano da noi, che un marito si aspetta dalla moglie e viceversa, e così siamo sempre meno in contatto gli uni con gli altri. Il mondo va in rovina per mancanza di dolcezza e di gentilezza. La gente è affamata d’amore, perché siamo troppo indaffarati". Accogliere, allora, significa leggere e rispondere a questi desideri di amore traducendo non in forma passiva ma attiva il verbo amare, in un contesto sociale dove l’egoismo falcidia la vita sin dal suo nascere, trasforma i vincoli sociali in catene, immiserisce i frutti della scienza e delle arti, rende la vita di coppia e familiare uno sbadiglio, un martirio, o peggio!
 
Amore e società liquidi
Dando uno sguardo alle odierne dinamiche sociali, può essere utile riscontrare la veridicità e l’attualità delle teorie di alcuni filosofi contemporanei volte ad interpretarne genesi, articolazioni, sviluppi. Si pensi, ad esempio, all’opera di Z. Bauman ed a quanto sostiene nella sua acuta, e a tratti feroce analisi, a proposito della nostra epoca liquida nella quale tutto quello che fino a ieri ha dato sicurezza, ciò che ha aiutato le generazioni passate a fondare la propria vita, i rapporti, la stessa struttura della società, tutto si sta disciogliendo attraverso un cambiamento di stato così globale da far invidia al disgelo dopo l’ultima glaciazione!
Per il sociologo e studioso britannico di origini ebreo-polacche, la società è liquida in tutte le sue espressioni: liquido l’amore, liquidi i legami familiari, liquido il lavoro, liquidi i rapporti sociali, liquidi la solidarietà, la sicurezza, il diritto e la giustizia, gli ideali, l’identità, la stessa verità…
A motivo di ciò, mentre nella società moderna del XX secolo il problema dell’identità personale e collettiva consisteva nel costruirla e mantenerla stabile, sia dal punto di vista sociale, politico, ideologico che da quello individuale, nella società post-moderna, la nostra, pare che il fine sia innanzitutto quello di evitare ogni tipo di fissazione, per lasciare aperte tutte le possibilità. Se prima l’identità era un problema da risolvere, un impegno, addirittura un compito, ora è sradicata, è incertezza, non definizione di sé, sola affermazione di inadeguatezza ed incompletezza e si nasconde dietro alla libertà di scelta, ma di una scelta mai definitiva e raggiunta. Se prima il problema era la "durabilità", ora è evitare impegni, se il moderno si caratterizzava per acciaio e cemento, il post-moderno è fatto di plastica biodedagrabile, se le parole d’ordine erano creare e struttura, ora sono riciclare e rete. (4)
Il protagonista dell’epoca contemporanea è l’uomo senza legami; così gli uomini e le donne di oggi sono "disperati perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di instaurare relazioni, ma nel contempo timorosi di restare impigliati in relazioni stabili, per non dire definitive, poiché paventano che tale condizione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono, né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di…sì, avete indovinato, instaurare relazioni"(5).
Avere contatti, cioè "essere connessi" (come se si trattasse di Internet) conta di più che il legarsi. Così come in rete, connettersi e sconnettersi, secondo Bauman, avviene sempre più tanto nei rapporti reciproci che nelle relazioni. Purtroppo, però, se gli individui apparentemente mettono al primo posto queste ultime, investendovi molte energie, in realtà non pensano ad altro che alla soddisfazione che da esse si può ricavare, "come se si potesse godere delle gioie della relazione senza ingoiarne i bocconi amari", (6) o si potesse prendere senza dare, chiedere senza offrire, avere senza soffrire. Il "mondo pieno di possibilità", specifica ancora Bauman, "è come un buffet ricolmo di prelibatezze che fanno venire l’acquolina in bocca" (7) tanto che l’individuo può coglierle con il solo fine di goderne e provare il massimo di soddisfazione possibile.
Alla luce di quanto considerato, risulta legittimo ascrivere consequenzialmente la causa di alcuni fenomeni che rileviamo ai nostri giorni proprio a questo humus culturale serpeggiante nelle varie relazioni, nelle famiglie, nella comunità civile. I dati relativi a matrimoni, separazioni, divorzi, figli, lavoro femminile, etc.(8), così, rapportati a quest’ultimo, assumono valenze e significati nuovi e inediti. Ne consideriamo alcuni a scopo esemplificativo. Nel corso degli ultimi venti anni la convivenza familiare, da un punto di vista strutturale, ha subito una serie di contraccolpi consistenti, che ne hanno modificato l’impalcatura unitaria tipica del passato. Oggi, infatti, i tempi di formazione e di crescita della famiglia sono molto più lenti in quanto ci si sposa sempre più tardi (l’età media al primo matrimonio è di 32,2 anni per i maschi e di 29,5 per le femmine) e si rimanda la procreazione ad età sempre più avanzate. Su una popolazione di 1.000 abitanti, nel 1970, si avevano 15 nuovi coniugi ogni anno, nel 2005, solo 4,3. Nel 1971, ogni 100.000 maggiorenni si avevano 75 separati e divorziati all’anno, nel 1994 se ne avevano 170 e nel 2003 il numero sale a 265. Dal 1992 gli ultra sessantaciquenni hanno superato per numero i bambini fino a 14 anni ed il tasso di attività femminile ha raggiunto il 37,9%. I nuclei di convivenza solo nel 41% dei casi sono costituiti da una coppia con figli. Le coppie senza figli sono il 21%. Gli individui soli rappresentano il 26% delle famiglie. Le famiglie con un solo genitore e figli sono arrivate al 8,7% del totale.Il numero di figli per donna in media in Italia si attesta attorno ad una cifra ben modesta, 1,3, la più bassa nella classifica dei Paesi europei.
La tradizionale famiglia mononucleare, attaccata e pressoché distrutta da comportamenti superficiali, da mode, costumi e politiche irresponsabili che minano la sua stessa sopravvivenza, si è frantumata in tante sottospecie diverse, con problemi differenti a seconda della composizione, delle diverse modalità di convivenza, delle condizioni sociali ed economiche.Nonostante le difficoltà, le insufficienze, i drammi che la connotano, comunque, tale famiglia costituisce a tutt’oggi la cellula più importante della società in quanto luogo privilegiato degli affetti, culla naturale della vita e della formazione umana, nonché unica, preziosa realtà nella quale l’accudimento e la cura della persona, fino al tramonto dell’esistenza, pur richiedendo sacrificio, si vestono di tenerezza, di gratuità, d’amore…
E’ quindi necessario che la nostra società diventi più solida perché più familiocentrica; la famiglia, infatti, può contribuire a promuovere il progresso sociale solo se fondata sull’amore solido, cioè su legami per lo più stabili che, conferendo una forte coesione e protezione reciproca ai suoi membri, ne alimentano la crescita ed il benessere fisico e spirituale.Perché l’amore diventi solido e possa solidificare sempre più la società mediante l’insostituibile funzione della famiglia, l’educazione affettivo-sessuale deve costituire uno dei capisaldi della formazione della persona, e ciò sin dalla più tenera età.
 
La sessualità: mera pulsione o valore fecondo
E’ metodologicamente corretto che a farsi carico dell’educazione sessuale siano gli educatori, in primo luogo le famiglie che hanno il diritto–dovere di orientare il progetto educativo proposto ai loro figli e, in secondo luogo, tutte le figure di riferimento tra le quali gli insegnanti. Anche se la principale agenzia formativa è la famiglia, così, la scuola deve assolvere al compito dell’educazione sessuale intesa come avvio ad una “amministrazione” intelligente e razionale, “umana”, insomma, della propria sessualità.
Essa è uno dei determinanti più forti del rapporto umano: è una pulsione violenta verso l’altro che supera quella della generica simpatia, quella dei comuni interessi intellettuali e, talvolta, anche quella della stima personale. E’ una forza che ha il potere di stravolgere i sentimenti e la ragione dell’uomo condizionandolo a sé. E’ quindi un “qualcosa” che riguarda l’uomo nella sua totalità, che lo investe e lo coinvolge interamente. Essendo la sessualità una spinta al rapporto, costitutiva addirittura molto spesso del rapporto, l’educazione sessuale non può che essere l’educazione dell’uomo al rapporto con l’altro poiché è parte integrante dell’educazione affettiva, sentimentale e dell’educazione alla vita. Si pone, così, come pedagogia del rapporto umano, dell’interrelazione, intesa come rispetto reciproco e come aiuto vicendevole alla sublimazione dell’”io”. Questi, ben strutturato, consapevole e ben identificato nel , deve entrare nella mistica del noi e, quindi, anche nel campo della sessualità, l’educazione deve mirare a vincere la logica egocentrica dell’io per passare a quella del noi.
Un progetto moderno di educazione sessuale deve pertanto rispondere alla necessità di dare informazioni biologiche associate a un’educazione socio-affettiva tesa non solo alla conoscenza dell’anatomia degli organi sessuali e della fisiologia della riproduzione, ma anche della dimensione relazionale a esse correlata. Per citare un giudizio di Abbagnano, siamo nel settore più difficile, delicato e instabile della formazione giovanile, nel quale nessuno si sente mai del tutto a suo agio, anche se ha davanti a sé un lungo iter di riflessione. Si dà educazione non del sesso, realtà biologica e individuale, ma della persona sessuata, ossia dell’uomo e della donna che, sin dall’infanzia, devono essere aiutati a prepararsi al loro stadio adulto o a inserirsi come tali nel contesto socioculturale con piena consapevolezza della vocazione e del destino personali in ordine all’incontro con l’altro e alla famiglia di elezione. I giovani che si apprestano alla vita, infatti, hanno bisogno di conoscenze precise e scientificamente elaborate, ma soprattutto di essere orientati circa il significato globale della sessualità e le sue finalità.
Una materia così delicata che riguarda i meccanismi più sensibili dello psichismo umano, di ogni uomo e in ogni momento della sua vita, poggia su una data concezione specifica della persona e della società implicante un determinato modo di intendere la sessualità e la sua attività. Nel rapporto educativo, infatti, la trasmissione dei contenuti non è mai avulsa da certi atteggiamenti, né per sua natura è neutra. L’enorme letteratura sull’educazione sessuale si richiama, in modo ora implicito, ora esplicito, a diverse antropologie, da cui i vari aspetti contenutistici e metodologici ricevono coerenza. Scrittori ed educatori si attengono ad oggi, in sostanza a tre grandi antropologie: la permissiva, la naturalistica, la personalistica.
A mio avviso, qualunque filosofia di vita o religione che si ponga a fondamento dell’educazione sessuale deve essere illuminata da alcuni principi accettati a priori, che sostanzialmente ne costituiscono gli obiettivi:
            ·            il rispetto della persona umana come bene assoluto;
            ·            la fedeltà agli impegni interpersonali;
            ·            l’umanizzazione del sesso per sublimazione dalla sua angusta dimensione erotica a quella della fecondità e della creatività, a quella dell’amore;
            ·            il senso del mistero e della sacralità del rapporto dell’individuo con se stesso, con gli altri, con la realtà.
Tali principi sono propri dell’antropologia personalistica. In essa confluiscono gli psicologi umanisti come Bühler, Allport, Maslow, Rogers, avversi tanto al freudismo classico quanto al behaviorismo, mentre accolgono idee e intuizioni presenti in Brentano, Adler, Jung, Rank, Hartmann e Fromm. Si ricollegano a tale antropologia anche diversi pedagogisti come Braido, Agazzi, Stefanini, Flores d’Arcais, in Italia, e Ricoeur, in Francia.Di tale visione, o lettura antropologica della sessualità umana, vanno sottolineati, in particolare, alcuni punti salienti:
            ·            la persona è percepita come essere razionale, dotata di libertà e pertanto di responsabilità, orientata al trascendente e aperta all’altro, non per contingenze sociali, ma per necessità interiori;
            ·            la maturazione sessuale implica oblatività e responsabilità;
            ·            il rimando della soddisfazione sessuale è possibile, se nell’individuo sono presenti valori che lo giustificano e appagano il soggetto nella sua totalità;
            ·            la sessualità non è mai da giudicare un assoluto perché deve essere vivificata continuamente dallo spirito e trova la sua piena dignità nell’amore di coppia, quindi nello stato sponsale;
            ·            l’amore può essere inquadrato nella prospettiva dell’impegno, purché la vita sia vissuta all’insegna della serietà e del progetto.
La sessualità vissuta male è intrisa di egoismo perchè tendendo a strumentalizzare le persone come oggetti da utilizzare per il proprio piacere, divide l’uomo sdoppiandolo in angelo e demone e lo rende falso a se stesso e agli altri, “uno, nessuno, centomila”. Pertanto, in un campo delicatissimo a causa della potenziale dissociazione della persona in nobiltà spirituale ed istintività animalesca, gli educandi debbono essere formati a vivere la sessualità in modo armonioso coniugando le due componenti in un contesto di umana grandezza, in un cammino che dura tutta la vita.
 
Educazione sessuale a scuola
Il primo ambiente dell’educazione sessuale, si è detto, è la famiglia; il secondo è la scuola che, come istituzione educativa, non può ignorare i problemi dello sviluppo emotivo degli alunni e permettere che subiscano gli influssi dannosi di modelli alternativi e dell’esasperazione dell’egoismo istintuale.
In un campo largamente dominato dagli istinti dove l’arroganza del sesso ha spesso la meglio sulla debolezza della mente,si sottolinea l’importanza dell’idea di educazione socio-affettiva-sessuale come percorso trasversale: non si tratta, infatti, di una “materia a se stante” quanto piuttosto dell’acquisizione e della messa in gioco di competenze professionali basate sulla capacità di educazione ai rapporti: al rapporto positivo di conoscenza, ascolto ed espressione di sé in quanto globalità corpo-psiche, al rapporto positivo con gli altri, fatto di confronto, condivisione, affermazione di sé, educazione alle differenze, capacità di vivere positivamente i conflitti; obiettivi, questi, che sono ormai da tutti ritenuti alla base di progetti di prevenzione del disagio giovanile e di educazione alla salute, così come prevede la concezione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Affrontare il tema della sessualità con i bambini e i ragazzi è più facile se, da parte dei docenti, si dispone di un itinerario metodologico serio e correttamente impostato. Al pari delle altre forme di educazione, quella sessuale richiede una programmazione rigorosa e si appella alla competenza degli insegnanti per
            ·            aumentare negli alunni la consapevolezza dei propri cambiamenti affettivi e sessuali, come pure la capacità di riconoscerli e di accettarli per sviluppare un atteggiamento positivo verso la sessualità;
            ·            individuare collegialmente vari e specifici contenuti per ogni classe intorno alle aree tematiche della sfera emozionale, relazionale e della corporeità sessuale per dare agli alunni la possibilità di affrontarle da più punti di vista, con approcci diversi e mediante un ventaglio di proposte didattiche e attività molto diversificato;
            ·            calibrare gli interventi sul livello di maturazione della classe;
            ·            apprestare strumenti efficaci e predisporre condizioni adeguate di apprendimento anche con l’ausilio di esperti vari.
La costruzione di un percorso di insegnamento-apprendimento sul tema dell’educazione affettivo-sessuale deve prevedere un forte coinvolgimento delle famiglie; esse vengono a far parte della proposta educativo-didattica dell’istituzione scolastica sia come coprotagoniste di una tale educazione che come destinatarie di una specifica formazione sulla medesima ad opera di psicologi, sessuologi, medici, etc.
Deve, altresì, prevedere la più scrupolosa ed accurata formazione degli educatori affinché sviluppino una sempre maggiore consapevolezza della propria identità e sessualità, possano riappropriarsi delle conoscenze derivate dalla loro esperienza, sappiano scegliere contenuti rilevanti armonizzandoli con le diverse metodologie e strategie d’insegnamento e, soprattutto, sviluppino le modalità più adeguate ed efficaci per trasmetterli. Certamente, in un percorso informativo e formativo di educazione affettiva e sessuale, sono particolarmente chiamati in causa la maturità psicologica e l’equilibrio dell’adulto. Del resto, se un tale percorso deve condurre il minore o il giovane alla serena padronanza di sé ed alla completezza, egli ha bisogno, particolarmente in questo settore, di specchiarsi nell’esemplarità dell’educatore.  
 
Conclusioni
L’amore diventa solido se si condensa in gesti, in necessità, in cure, presenza e scelte, in doveri, attese e pazienza, in parole e silenzi.(9) Attraverso una sana e corretta educazione affettivo-sessuale, e nonostante la drammaticità che lo connota data la debolezza e l’imperfezione umana, acquista un sapore e una consistenza nuovi: porta a svuotare se stessi per fondersi con l’altro; in altre parole, a "farsi uno". Come in un atto d’amore.

Icotea

Gabriella Scaturro, Dirigente Scolastico e Ricercatore ex – I.R.R.E. – Sicila

 
Note
1)         Ci si riferisce al n. 14, Anno XLV, del settimanale del 5 aprile 2007.
2)         Ibidem.
3)         Ibidem.
4)         Z. Bauman, "La società dell’incertezza", Il Mulino, Bologna, 1999.
5)         Z. Bauman, "Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi", Laterza, Bari-Roma, 2004.
6)         Z. Bauman, "La società dell’incertezza", op. cit.
7)         Ibidem.
8)         "La famiglia italiana nei dati del CENSIS. Conferenza sulla famiglia", Firenze, 24-26 maggio 2007.
9)         A proposito dell’amore e delle sue espressioni e sfumature, cito un mistico non cristiano, Gandhi, che così le sintetizza: "Io e te siamo una cosa sola. Come posso ferirti senza far male a me stesso?"
Bibliografia
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F. Alberoni, “Sessualità e amore: ancora tanti analfabeti”, Corriere della sera, 19 aprile 2004.
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