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Pisacane di Roma, alle maestre va bene l’85% di stranieri: ma quale ghetto?

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Le maestre della primaria romana Carlo Pisacane, l’istituto che a livello nazionale ed europeo detiene il record di iscritti nati da genitori stranieri (addirittura l’85%), si ribellano a quei politici che stanno strumentalizzando la scuola più multiculturale “per farne il caso nazionale”. E lo fanno attraverso una lettera, pubblica, inviata alla Commissione Scuola della regione Lazio dopo che il mancato consenso dei loro dirigenti ne aveva impedito un incontro già prefissato.
Alla Commissione avrebbero spiegato di persona che un’istituzione scolastica, seppur con 140 alunni provenienti da 15 provenienze geografiche diverse, non è detto che sia necessariamente un modello formativo controproducente e da rivedere. Quello che ha amareggiato le insegnanti è stata però la decisione dei media di attaccare alla Pisacane di Roma l’etichetta di scuola “ghetto”. Senza però che nessun giornalista fosse mai “venuto a visitare la scuola” e “a vedere le nostre attività didattiche. E i nostri bambini come stanno a scuola”.
“Ma un ghetto – rispondono ora a tono le maestre – è un posto dove persone con un potere relegano delle altre persone ritenute inferiori o indesiderate, ma nessuna di noi né delle persone che frequentano la scuola Carlo Pisacane si è mai percepita così, prima di vederlo scritto sui giornali a caratteri cubitali. Per noi la Pisacane è semplicemente la scuola che raccoglie gli abitanti del proprio quartiere nel quale da anni vi è una profonda trasformazione in senso multiculturale, si tratta di migranti in Italia da dieci, venti o anche trent’anni, integrati e gestori di attività commerciali di vario tipo, i loro figli sono nati qui.
La conseguenza è che “alcune vicende accadute nella nostra scuola siano state distorte e strumentalizzate” facendo emergere un’immagine pubblica dell’istituto “distrutta” senza mettere minimamente in luce “quello che da anni facciamo e tentiamo di fare”.
Anche i numeri, al pari delle informazioni, necessiterebbero di essere meglio approfonditi. La sproporzione ad esempio tra iscritti non italiani e quelli prettamente nazionali assume ben altro significato quando si scopre che
solo il 13 per cento sono arrivati da grandi e non parlano l’italiano; tutti gli altri – spiegano sempre le maestre – sono di seconda generazione, condividono con i bambini italiani la stessa cultura infantile. Dopo tre anni di scuola d’infanzia entrano alla scuola elementare che parlano perfettamente italiano e imparano a scriverlo esattamente come i bambini italiani. Noi alla scuola d’infanzia siamo particolarmente attenti alla competenza linguistica e cerchiamo di lavorare anche con le famiglie“.
Le insegnanti spiegano che la chiave per accelerare l’apprendimento dei piccoli è necessariamente quella di coinvolgere le loro famiglie. A tal proposito basterebbe riflettere sul fatto che già da diversi anni la Pisacane svolge corsi di italiano per le mamme in collaborazione con l’associazione ‘Asinitas: il fine – sottolineano le insegnanti della scuola d’infanzia ed elementare  – è rendere più agevole la comunicazione scuola famiglia e per rendere più omogeneo e flessibile l’ambiente linguistico dei bambini“.
Un’eventuale sbarramento del 30%, con dirottamento dei bambini non italiani in altri istituti, (ipotesi che secondo le maestre sarebbe stata preventivata anche dallo stesso ministro Gelmini) sarebbe visto come un provvedimento ingiusto e immotivato: Qual è la colpa di questi bambini nati qui che giustamente si sentono italiani pur essendo figli di stranieri? Perché nessuno è venuto a constatare di persona l’armonia che regna in questa scuola? I bambini stranieri che parlano romanaccio…“.
Bambini bangladesi, romeni, polacchi, colombiani, filippini, algerini o egiziani che in prima elementare sanno quasi tutti già leggere e scrivere in stampatello e corsivo; ma anche riconoscere i numeri pari e dispari, ordinali e cardinali, eseguire le addizioni con “3 numeri” e a volte le sottrazioni prima che la maestra le abbia spiegate. Bambini che arrivano alle medie senza alcun complesso di inferiorità nei confronti dei “colleghi” italiani.
A ben vedere, però, la polemica sulla Pisacane di Roma si colloca all’interno di un quadro generale, quello dell’integrazione degli stranieri a scuola, che dopo l’approvazione della mozione del leghista Cota attraverso cui la Camera ha approvato l’introduzione delle classi ponte, poi diventate di integrazione, si è caratterizzata per un’accelerazione su tetto di stranieri espresso per legge. Ipotesi che secondo il ministro Gelmini dovrebbe entrare in vigore già dal 2010. Un’accelerazione su cui hanno pesato non poco le indicazioni avute nelle ultime settimane dall’Ue, la quale non sembrerebbe disdegnare un’eventualità di questo genere. D’altro canto diversi istituti hanno già adottato quest’anno sperimentalmente il modello della soglia massima di tre alunni stranieri ogni sette italiani: è accaduto a Chiarano, in provincia di Treviso, in diverse scuole del Trentino, della Valle D’Aosta ed in alcune di Sanremo. Tutte scuole del Nord e legate a realtà vicine alla Lega o comunque alla Destra. Mentre la Pisacane ha caratteristiche completamente diverse: non solo è situata nella periferia di Roma, che per tradizione pur essendo la capitale è più vicina al Sud, ma soprattutto è da sempre legata ad una tradizione di gestori politici locali di Sinistra. Quella, non a caso, che osteggia il tetto di stranieri.

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