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Pisacane, il nome non cambierà: sospesa la richiesta

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Travolta delle contestazioni, sempre più numerose e di alto livello, la direzione della scuola primaria Carlo Pisacane di Roma, i cui iscritti sono per l’85% di origine straniera, ha sospeso la decisione di cambiare nome. La richiesta era stata avanzata nelle passate settimane dal Consiglio di circolo dell’istituto primario per introdurre in tal modo una divisione chiara rispetto alla materna: ma soprattutto per dare modo agli alunni ed ai docenti di identificarsi in Tsunesaburo Makiguchi, un educatore giapponese di inizio secolo che rinnovò il sistema educativo, all’epoca molto restrittivo del suo Paese, all’insegna della volontà di rendere le persone capaci di creare sempre valore in quel che fanno. Nelle ultime ore si erano accavallate le dichiarazioni di contrarietà da parte delle istituzioni locali: dopo l’immediata “stoccata” dell’assessore alla scuola del Campidoglio, Laura Marsilio, della vicenda si era occupato anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Mi attiverò anch’io – aveva annunciato Alemanno – presso le istituzioni competenti per chiedere che il cambiamento non venga autorizzato”. Ma sulla decisione di rinunciare alla richiesta di cambiamento del nome, senza attendere il parere di rito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio (a cui capo è tornata Maria Maddalena Novelli in sostituzione di Raffaele Sanzo), deve avere pesato non poco la presa di posizione contraria anche del primo responsabile dell’Istruzione italiana: “Il Ministero si opporrà con tutti gli strumenti che la legge gli riconosce per evitare che la scuola modifichi il nome”, ha detto il 20 maggio il responsabile del dicastero di viale Trastevere, Mariastella Gelmini, a margine della presentazione del premio Libero Grassi a Roma. Dopo le forti critiche giunte da esponenti del Centro-Destra nei giorni scorsi, la scuola non ha quindi saputo o potuto reggere all’intervento, quasi a “gamba tesa”, del ministro Gelmini. Il quale, per rendere l’idea della sua posizione, si era rifatto al critico ma “bellissimo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere: rappresenta anche il mio pensiero. L’integrazione – ha continuato Gelmini – non si fa in questo modo, non si fa dimenticando una figura importante per la storia italiana come quella di Pisacane”. Gelmini aveva fatto capire di avere l’intenzione di far intervenire sulla questione direttamente il Governo. Salvo poi spiegare che “non sappiamo se possiamo intervenire, stiamo valutando. Ho espresso la mia contrarietà ma è chiaro che c’è l’autonomia scolastica”. Ormai la questione Pisacane era entrata tra le priorità del Miur. Nella stessa giornata del 20 maggio da viale Trastevere è infatti giunta una nota ancora più incisiva firmata dallo stesso ministro: “la scuola realizza l’integrazione – ha scritto Gelmini – solo quando insegna a tutti gli studenti la lingua, la storia e la cultura del Paese in cui vivono. Con il massimo rispetto per il teorico dell’educazione creativa Tsunesaburo Makiguchi è inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento”. Sulla posizione di Gelmini hanno quindi cominciato a “muoversi” altri esponenti del Governo: ad iniziare dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: “il sonno del politicamente corretto – ha detto il giovane ministro – genera mostri. È la prima considerazione che sento di fare” di fronte all’ennesima “alzata di ingegno di una preside che dovrebbe insegnare a tutti i bambini, senza distinzioni, ad amare se stessi, la propria cultura, la propria storia ed invece costruisce muri all’integrazione”, ha concluso Meloni. Il ministro della Gioventù ha poi alzato ulteriormente i toni della diatriba parlando addirittura di “razzismo anti-italiano” e meravigliandosi che “nel centrosinistra non si colga questo aspetto della faccenda”. Ma dall’opposizione il pericolo era stato già colto: tanto che l’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, responsabile del dipartimento educazione del Pd, poco prima aveva commentato tiepidamente alla decisione dell’attuale ministro Gelmini di opporsi fermamente al progetto. Cercando, piuttosto, di spostare l’attenzione sul tema degli scarsi investimenti. “L`integrazione – aveva detto Fioroni – non si fa dimenticando il Risorgimento, certo, ma nemmeno riducendo le scuole al collasso. Resta poi qualche altro interrogativo: che fare delle scuole che si chiamano Montessori in America e nel mondo? E delle steineriane in Italia, tra l`altro molto apprezzate anche dal premier visto che le ha scelte per i propri figli?”. Considerazioni, evidentemente, poco incisive per poter evitare la marcia indietro da parte della direzione della storica scuola elementare di Roma.