Il ponte sullo Stretto “viola due direttive europee, ci sono 150 prescrizioni da risolvere e l’iter è assolutamente illegittimo. In questa legge di Bilancio si tagliano 800 milioni di euro alla scuola e anche all’edilizia e questo ponte drena risorse all’edilizia. Presenterò un’interrogazione chiedendo la pubblicazione del carteggio con la commissione europea che è rimasto nascosto ai cittadini e ai parlamentari. Chiederò indietro le risorse scippate alla Sicilia”. Sono parole forti quelle pronunciate dalla senatrice del M5s Barbara Floridia durante il corteo contro il ponte che dovrebbe collegare Villa San Giovanni con Messina, per una spesa complessiva di almeno 15 miliardi di euro che porterà a collocare in quel tratto di mare qualcosa come 170.000 tonnellate di acciaio e cemento.
“È fondamentale essere a questa manifestazione a Messina oggi. La Corte dei Conti ha sancito ciò che le Opposizioni dicevano da sempre così come i comitati: quello del ponte è un progetto fallimentare che non sta in piedi: se non sta in piedi il progetto come può stare in piedi il ponte?”, si chiede ancora la senatrice pentastellata.
In effetti, giusto un mese fa la Corte dei Conti aveva espresso più di qualche perplessità riguardo al visto di legittimità alla delibera relativa al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina – comunicato di recente dalla Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni dello Stato – : è stato specificato, scrive Tgcom24, che non è stato ammesso alla successiva registrazione l’atto approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, identificato come Delibera n. 41/2025.
Intanto, anche il sindacato Cub punta il dito sull’opera che dovrebbe collegare la Calabria con la Sicilia: “Si pensa a investire una cifra abnorme per costruire il ponte sullo Stretto di Messina: anche la scuola non riceve nulla, anzi i tagli arrivano a 800 milioni mentre da anni vengono prosciugate le risorse per l’edilizia scolastica, per gli insegnanti di sostegno e il recupero di chi resta indietro”.
In effetti, già lo scorso anno, sempre attraverso la Legge di Bilancio approvata a fine 2024, furono tagliate di netto 5.600 cattedre e anche oltre 2mila unità di personale Ata (poi slittate all’anno successivo).
Il sindacato di base, che è stato tra i promotori dello sciopero e delle manifestazioni di venerdì 28 novembre (“contro una Finanziaria declinata sul versante della Difesa e degli investimenti in armamenti, con una previsione di spesa di 130 miliardi di euro nei prossimi quindici anni”) ha anche avuto molto da ridire sugli stipendi dei dipendenti davvero troppo indietro rispetto al costo della vita: per quanto riguarda “i salari, ormai completamente slegati dalla reale crescita dell’inflazione, non si accenna ad alcun correttivo, non si pensa minimamente a reintrodurre forme di sostegno al reddito”.