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Precari. Gissi sul Dl sostegni bis: criteri troppo stretti per le assunzioni. Rischio flop

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Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola, interviene a commentare i criteri delle assunzioni docenti precari nel Decreto Sostegni bis appena uscito in Gazzetta Ufficiale.

Bisogna “modificare quei criteri, se non si vuole ripetere il flop dell’anno scorso e ritrovarsi ancora con una massa enorme di precariato” afferma la Segretaria Cisl.

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E spiega: “Il rischio è che i criteri individuati nel decreto sostegni bis per l’accesso alle modalità di reclutamento restringano di molto il numero delle assunzioni che sarà possibile effettuare. Se avrà diritto a essere nominato, oltre agli aspiranti in GAE e GM, solo chi è in prima fascia GPS con tre anni di servizio, degli attuali 100.000 posti vacanti se ne potranno coprire molti meno dei 70.000 di cui in questi giorni si parla”.

Su questi argomenti la DIRETTA: Docenti precari, come cambiano le assunzioni.

La stabilizzazione dei precari e il tema assunzioni sono al centro del nuovo appuntamento della Tecnica della Scuola Live, in programma mercoledì 26 maggio alle ore 16.

Ospiti il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp) Antonello Giannelli e il segretario nazionale di Flc Cgil Francesco Sinopoli, con la conduzione del direttore della Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani.

Flop assunzioni dello scorso anno

Continua la segretaria Gissi: “Già lo scorso anno si è visto come su oltre 80.000 assunzioni autorizzate (pari al numero di posti vacanti) sia stato possibile farne solo 20.000 circa, per mancanza di aspiranti nelle graduatorie da cui si poteva attingere. Clamoroso poi il flop nelle assunzioni su posti di sostegno, per la mancanza di personale in possesso del prescritto titolo di specializzazione, conseguibile solo con percorsi universitari inopinatamente attivati in misura nettamente inferiore al reale fabbisogno e con forti disomogeneità sul territorio nazionale”.

“In prospettiva, sono i dati anagrafici riscontrabili fra il persona docente a dirci come il rischio di esuberi sia del tutto improbabile, se si tiene conto che sono più di 300.000 gli insegnanti con oltre 54 anni di età, il che fa pensare a un esodo per pensionamenti che si manterrà piuttosto consistente nei prossimi anni”.

Ridare centralità alla scuola

“E si potrebbe continuare a lungo per dimostrare come le politiche degli organici richiedano un approccio meno semplicistico di quello che si limita a correlare aritmeticamente posti e popolazione scolastica: quel che occorre è una visione lungimirante, nella quale si punta a mettere le scuole in condizione di programmare più efficacemente le proprie attività, dal recupero di eventuali debiti (esigenza che sicuramente investe il prossimo anno scolastico) al rinforzo delle eccellenze. Se in prospettiva occorre recuperare una modalità di ragionamento meno superficiale e più coerente all’obiettivo di ridare centralità alla scuola, nell’immediato le stesse esigenze comportano sostanziose modifiche a un decreto che diversamente potrebbe rivelarsi inadeguato ad affrontare i problemi che pure il Governo si dice intenzionato a risolvere. Se le disposizioni restano quelle, ci attende un anno scolastico in cui le criticità riscontrate negli anni precedenti potrebbero riproporsi e anzi aggravarsi”.