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Prof in servizio dopo 65 anni d’età e 40 di contributi: Gelmini vuole il veto

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Non sarà solo la categoria dei precari ad essere investita dal “ciclone” di tagli previsti per l’anno scolastico 2009/10 e quantificati dai sindacati in 42.100 insegnanti. Il Ministero dell’istruzione è infatti fortemente intenzionato a respingere, in blocco, tutte le domande di prolungamento in servizio sia del personale che ha maturato 40 anni di contributi sia di quello che ha compiuto o compirà, entro la fine del 2009, i 65 anni di età.
Non si tratterebbe di un numero altissimo di domande (alcune stime ufficiose indicano la cifra di poco superiore alle 5.000): ma tutto sommato un numero nemmeno risibile, anche perchè sommandolo agli almeno 23.000 pensionamenti già previsti (tra cessioni di vecchiaia e di anzianità) porterebbe il saldo negativo di posti di docente, rispetto all’anno in corso, a quota 14.000.
A concordare il ‘patto’ con i sindacati è stato direttamente il Ministro Gelmini durante l’incontro sul precariato dell’11 febbraio. Le due parti, sindacale e pubblica, si sono trovate sostanzialmente d’accordo: lo sganciamento del personale in servizio al massimo della carriera, che percepisce un assegno mensile superiore del 50% rispetto a chi è agli inizi di carriera, sgraverebbe infatti le casse del Miur. E limerebbe il disagio sociale dei posti di lavoro che durante l’estate si dilegueranno nel nulla.
Vi sono però un po’ di problemi di applicazione pratica. Non tanto per lo stop obbligatorio per gli over 65enni, ma soprattutto per l’assorbimento della scuola della Direttiva derivante dalla legge 133 ed introdotta dal Ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sul pensionamento automatico con 40 anni di servizio. La norma non prevederebbe, infatti, l’adozione per il personale dell’istruzione.
“L’applicazione estensiva di questa Direttiva è l’unico modo per dare una valida risposta al precariato – ha detto il Ministro la sera dopo l’incontro, al termine della presentazione del primo rapporto sulla scuola della Fondazione Agnelli -: per il Paese si tratta di una vera piaga sociale – ha continuato Gelmini riferendosi alle diverse decine di migliaia di docenti in attesa del ruolo – e per questo serve estendere anche alla scuola la direttiva dei pensionamenti in maniera molto ampia. Anche se è vero che la corte dei Conti ha un po’ criticato questa norma – ha tagliato corto Gelmini – non esistono al momento altre soluzioni”.
Parole, queste ultime, che alcuni hanno colto come una bocciatura indiretta di altre proposte lanciate dai sindacati, come quella della Cisl che aveva paventato il blocco degli aumenti in busta paga in cambio del mantenimento in vigore degli attuali organici.
In ogni caso, il Ministro in questo momento è concentrato sul bloccare, salvo casi eccezionali, tutte le domande di permanenza in servizio: del suo progetto sono stati già informati i Direttori regionali riuniti a viale Trastevere. Nelle prossime settimane sapremo se il progetto ha preso corpo. E se così almeno 5.000 insegnanti precari potranno continuare a lavorare nella scuola.