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Aggiornato il 21.01.2026
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Programmi d’insegnamento vecchi, Unesco: non spiegano la realtà. Appello Scuole di pace ai docenti: aiutate i giovani a capire verità su Ucraina e Gaza

“Se noi vogliamo capire veramente cosa sta accadendo a Gaza, non è che possiamo ascoltare il Tg1 o il Tg2. Dobbiamo leggere i rapporti di Francesca Albanese, le ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia, dobbiamo leggere i mandati d’arresto internazionale contro Netanyahu e Putin, dobbiamo appropriarci di documenti che sono scritti, che sono elaborati da persone indipendenti che non stanno da una parte o dall’altra del conflitto, ma stanno dalla parte del diritto internazionale”. Le parole, rilasciate alla ‘Tecnica della Scuola’, sono di Marco Mascia, presidente Centro di ateneo per i Diritti umani Antonio Papisca di Padova. Durante la Conferenza nazionale delle Scuole di pace, intitolata ‘Sbellichiamoci’ e svolta il 16 e 17 gennaio all’università La Sapienza di Roma alla presenza di oltre 300 docenti e dirigenti scolastici giunti da tutta Italia, Mascia ha detto che “se vogliamo veramente costruire in una scuola che educa alla pace e ai diritti umani, bisogna dare agli insegnanti gli strumenti che gli consentano di appropriarsi di una lettura diversa da quella che stanno dando oggi i media dominanti, i media mainstream. Il primo strumento di cui l’insegnante ha bisogno per interpretare insieme agli studenti e alle studentesse quello che sta accadendo è il diritto, è il diritto costituzionale all’interno di un paese, il diritto internazionale dei diritti umani. Un ulteriore strumento è costituito da tutta una serie di letture che gli insegnanti devono fare: bisogna cominciare a leggere i rapporti delle Nazioni Unite, del Consiglio Diritti Umani, del Consiglio di Sicurezza, i rapporti dei relatori speciali”.

Il professor Mascia ha quindi ricordato che “secondo l’Unesco i programmi di insegnamento oggi sono obsoleti, sono vecchi, cioè non aiutano i giovani, gli studenti e le studentesse a comprendere, a leggere i processi di mutamento in atto. E questo è vero: abbiamo bisogno di calare i programmi nella realtà delle cose, su come sta andando il mondo. E tutto ciò oggi deve andare dentro i programmi di insegnamento. Cioè, dobbiamo partire da quello se vogliamo veramente costruire in una scuola educante, una scuola che educa alla pace e ai diritti umani”.

Commentando l’attuale scenario internazionale, Mascia ha detto che “quello che sta accadendo è di una gravità inaudita, nel senso che il diritto internazionale e le istituzioni internazionali multilaterali che sono state create all’indomani della seconda guerra mondiale per mantenere pace e sicurezza internazionale, oggi sono sotto attacco. Dirò di più: possiamo parlare di un vero e proprio colpo di Stato, perché ci sono governi che stanno attaccando le istituzioni e il diritto. Eppure, sul piano internazionale noi abbiamo già una sorta di prima parte di Costituzione mondiale, che è fatta dalla Carta delle Nazioni Unite e dal quel corpus organico di norme giuridiche internazionali sui diritti umani che sono state riconosciute a partire dalla carta e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948”.

“Ora – ha continuato il professore -, nel momento in cui gli Stati Uniti d’America con una operazione di guerra sequestrano un Capo di Stato di un paese e violano la carta delle Nazioni Unite e violano il diritto internazionale, indipendentemente dal fatto che la persona che è stata sequestrata fosse o non fosse no un criminale, cioè sicuramente Maduro è una persona che sta violando in maniera estesa e reiterata i diritti umani, il problema è il modo di intervento: perché, se uno Stato che è più forte decide chi è il terrorista, chi è il criminale, allora può capitare a tutti. Oggi è capitato al Venezuela, domani può capitare anche a noi”.

“Nel momento in cui a Gaza – ha continuato Mascia – si compiono crimini di guerra, crimini contro l’umanità, pulizia etnica, crimine di apartheid, crimini di genocidio, che è il crimine più grave, come previsto dalle norme giuridiche internazionali in materia e gli stati con i governi, soprattutto quelli europei, oltre agli Stati Uniti, chi continua ad inviare armi allo stato di Israele, cioè lo Stato che sta compiendo questo crimine, si rende complice: questi Stati violano il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite, lo Statuto di Roma, la Corte Penale Internazionale. Quindi qui il punto è come ritrovare la bussola, cioè come riportare nel sistema della politica internazionale il diritto e le istituzioni”.

Secondo Mascia, “non possiamo aspettare che siano i nostri governanti a costruire la pace. Se noi oggi abbiamo dei diritti fondamentali che sono riconosciuti a livello nazionale e internazionale, pensiamo ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici o ai diritti delle donne, bene, questi diritti sono stati conquistati con la lotta, sono stati conquistati, anche perdendo moltissime vite umane”.

“Quanti lavoratori, quante lavoratrici hanno perso la vita per veder riconoscere i loro i loro diritti? Quindi il tema è lo stesso. Se noi non ci attiviamo dal basso per costruire la pace, non possiamo pensare o sperare che i nostri governanti lo facciano. Quindi, le città e nelle città ci stanno i comuni, ci stanno le istituzioni comunali, ci stanno le scuole, le associazioni di volontariato, le università”.

“Quindi – ha continuato il professore -, quello che noi proponiamo con questa conferenza nazionale delle scuole di pace è di costruire dei cantieri. In ogni città un cantiere di pace. E la metafora del cantiere è importante, perché quando noi apriamo un cantiere, per costruire una scuola, un ospedale, un’università, mettiamo al lavoro molta gente e facciamo collaborare competenze diverse”.

“Lo stesso vale per la costruzione della pace, no? Costruire un cantiere di pace in una città significa far lavorare insieme gli insegnanti, i dirigenti scolastici e coloro che fanno il volontariato, i professori universitari, le imprese: bisogna coinvolgere il mondo dell’impresa”, ha sottolineato Mascia.

Quindi, ha ribadito che “per costruire la pace bisogna fare tanti esercizi: se io voglio imparare a suonare il violino, allora devo fare ogni giorno almeno due ore di esercizi. Lo stesso vale per la costruzione della pace, senza mai perdere di vista però il mondo. Perché l’azione che noi portiamo avanti è un’azione che va dalla scuola, da Sapienza Università di Roma fino all’Organizzazione delle Nazioni Unite con diverse proposte sulla riforma e sulla democratizzazione anche dell’attuale sistema multilaterale, in particolare delle Nazioni Unite, con delle proposte concrete su come potenziare gli organismi internazionali che si occupano di tutelare i diritti umani. Pensiamo alla Corte Penale Internazionale: è nata con lo Statuto di Roma del 1998, oggi è sotto attacco e il procuratore russo ha emesso dei mandati di arresto contro i giudici della Corte Penale Internazionale: questo è insopportabile”.

Mascia ha detto che “il presidente Trump ha emesso degli ordini contro alcuni giudici della Corte. Quindi gli stati, i governi, anche quelli europei che hanno sempre sostenuto la Corte, non stanno facendo altrettanto. Facciamo un altro esempio significativo: a fine dicembre Netanyahu, il primo ministro israeliano, è andato negli Stati Uniti per incontrare Trump, dove ha passato l’ultimo dell’anno. Bene, il suo aereo è passato sopra il cielo italiano e spagnolo: l’Italia e la Spagna avevano l’obbligo di agganciare quell’aereo, farlo atterrare e arrestare il criminale Netanyahu, per il quale è stato emesso un mandato di cattura dalla Corte. Ma non l’hanno fatto. Nel momento il nostro governo dice che l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, a Caracas, è un intervento legittimo, lei capisce che non tornano più i conti; cioè, c’è un diritto, c’è una legalità internazionale, c’è questa legge, se tu la vuoi cambiare cambiala prima, ma adesso c’è e tu la devi rispettare. Non puoi dire che è legittimo quell’intervento, tu puoi dire che sei d’accordo”, ha concluso Mascia.

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