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Prove psicoattitudinali per i prof

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“Se la vicenda è accertata, per prima cosa è stato commesso un reato penale. E un comportamento del genere è anche insensato da un punto di vista educativo”. “Nei concorsi non c’è una verifica del profilo psicologico dell’aspirante insegnante. Cosa che è invece prevista per l’accesso ad altri mestieri, come polizia e carabinieri” e se per loro vale la visita, bisogna pure implementarla, istituendo “un servizio psicopedagogico. Le eccezioni sono poche Regioni virtuose. Oppure quando c’è è grazie all’impegno di singole scuole o perché i genitori pagano di tasca propria. Servono coraggio, forza e risorse”. 
E “Di fronte a una scuola, e a un mondo che è cambiato, i docenti dovrebbero essere più preparati. Invece non c’è una formazione in itinere. È dal 1997 che per gli insegnanti non c’è più aggiornamento obbligatorio. Bisogna affrontare le novità. Non c’è bambino che non possa essere sedotto dall’educazione”.
 
“I bambini di oggi sono più abituati a episodi di violenza, anche grazie alla televisione. Bisogna capire che però la violenza genera violenza. Abituare un bambino alla violenza vuol dire instradarlo su quella strada”.

Per questo i genitori, dice l’Anp, quando sanno di episodi simili possono “rivolgersi a carabinieri e polizia facendo un esposto circostanziato. E al tempo stesso deve presentare un esposto al dirigente scolastico, che deve ascoltare tutti i testimoni. Compresi i bambini, magari con l’aiuto di psicologo. Se sono accertati comportamenti scorretti, il dirigente deve prendere un provvedimento disciplinare. Nei casi gravi è giustificato il licenziamento”.
 
Anche i presidi devono farlo, “se non lo fanno commettono un reato” e i genitori non devono avere paura anche perché ciò “finisce per bloccare anche l’eventuale denuncia del preside”