Il bullismo a scuola ormai è argomento di stretta attualità, forse perché è sempre di più raccolto dalla stampa, e sono tanti i media che se commentano le tristezze, facendo conoscere così il fenomeno, o forse perché i social l’hanno reso più aggressivo o forse perché la solitudine dei ragazzi del terzo millennio ne acuisce la piaga. In ogni caso, se ne parla spesso e ciò è sicuramente un bene perché significa capirne le radici e cercarne così, in qualche modo, di farne seccare le piante.

E su questa prospettiva viene pubblicato, con la procedura della stampa in proprio (Book Publishing) e senza prezzo, da Monica Sabella, “Con la mia voce”, un romanzo delicatissimo ma anche dal peso sociale rilevante, dal momento che affronta il tema assai comune del bullismo, che appare più subdolo se si scatena fra ragazze, fra il solito gruppetto capeggiato dalla bulla di turno e la incolpevole vittima, bersaglio quotidiano del gruppuscolo vessatorio.
Proposto al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2026, il romanzo racconta le vicende di Marta, una ragazzina di 11 anni la cui vita cambia improvvisamente dopo la scomparsa della madre. E dentro quel terribile vuoto, la ragazza insacca nella pancia tutto ciò che può, fino a diventare obesa e dunque oggetto di scherno continuo da parte di Chiara e delle sue accolite.
Emarginata e confinata nella solitudine, una serie di circostanze, fra cui la perspicacia di un prof. supplente, l’interesse di un anziano che incontra per caso nel parco, l’aiuto di una psicologa e pure la compagnia di un cane, lentamente fanno risorgere la ragazza, mentre la frequentazione di una sua compagna, anche lei bullizzata, le danno quella sicurezza per cui riprende la sua vita sociale e i perduti successi scolastici.
Dai sentimenti intensi e bene descritti, il romanzo di Sabella si legge d’un fiato e non solo per il contenuto, ma anche per la duttile leggerezza della scrittura, quella stessa che ricorda la favolistica per ragazzi, che però in questo caso ambienta un’epoca, in cui il drago è la bulla di turno e il bosco la classe dentro la quale, per paura, non si vorrebbe più entrare, mentre colpisce l’indifferenza della corte al castello, dei prof, che sanno solo scorgere, di fronte al calo del profitto, solo la deformazione del corpo e non già il più intimo e nascosto sanguinamento dell’anima.