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03.09.2025

Punizioni corporali sui minori, tra le conseguenze sviluppo cognitivo più lento, vocabolario ridotto e peggiori risultati scolastici: lo dice l’OMS

La convinzione che “una sculacciata non faccia male a nessuno” viene smentita da un recente rapporto sulle punizioni corporali, dal titolo “Corporal punishment of children: the public health impact”, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Questo rapporto tecnico descrive la prevalenza, i fattori di rischio e le conseguenze delle punizioni corporali sui minori, definite come “qualsiasi punizione in cui viene utilizzata la forza fisica e intesa a causare un certo grado di dolore o disagio, per quanto lieve“.

A livello globale, si stima che 1,2 miliardi di bambini di età compresa tra 0 e 18 anni siano sottoposti a punizioni corporali in casa ogni anno, e tra un quarto e la metà dei bambini subisce punizioni corporali a scuola.

Le conseguenze delle punizioni corporali sui minori possono durare tutta la vita e compromettere la salute fisica e mentale, l’istruzione e il funzionamento sociale e lavorativo.

Il rapporto descrive i fattori di rischio sottostanti a livello individuale, familiare, comunitario e sociale.

Conclude che esistono ormai prove scientifiche schiaccianti che le punizioni corporali sui minori comportano molteplici rischi di danno e non apportano benefici ai bambini, ai genitori o alla società.

Gli sforzi per promulgare e far rispettare leggi che vietino le punizioni corporali sono necessari ma non sufficienti e dovrebbero essere integrati da sforzi per supportare genitori e insegnanti nell’uso di approcci disciplinari positivi e non violenti.

L’inefficacia delle punizioni fisiche

Contrariamente a quanto molti adulti pensano, picchiare i bambini non insegna loro a comportarsi meglio. Anzi, secondo gli esperti, le punizioni corporali peggiorano nel tempo l’atteggiamento dei minori, allontanandoli dai comportamenti auspicati.

Una tradizione culturale dannosa

Schiaffi, cintate, ciabatte lanciate o persino lavaggi della bocca col sapone sono pratiche tramandate in varie culture come metodi correttivi. Oggi però la comunità scientifica le condanna senza eccezioni: medici e psicologi concordano che la violenza fisica provoca danni immediati e ferite psicologiche durature, come ansia, depressione e bassa autostima.

Conseguenze sullo sviluppo e sulla vita adulta

Le ricerche citate dall’Oms rivelano che i bambini puniti fisicamente hanno uno sviluppo cognitivo più lento, un vocabolario ridotto e peggiori risultati scolastici. Inoltre, da adulti, tendono a essere più aggressivi, violenti con partner e figli e maggiormente esposti a dipendenze da alcol e droghe.

L’impatto economico e sociale

La violenza contro i minori non ha solo un costo umano, ma anche economico. L’Oms calcola che pesi tra il 2 e il 5% del PIL globale ogni anno. La Banca Mondiale stima inoltre che la violenza scolastica, comprese le punizioni corporali, causi perdite per circa 11 trilioni di dollari in minori guadagni futuri degli studenti.

Una pratica ancora diffusa

Nonostante le evidenze, le punizioni fisiche restano comuni. In 49 Paesi a basso e medio reddito sono la norma, anche nelle scuole. In Africa e America Latina il 70% degli alunni afferma di subire punizioni corporali dagli insegnanti, mentre in Europa e Asia orientale la quota si aggira tra il 40 e il 50%.

La situazione in Occidente

Nei Paesi occidentali la situazione è meno grave, ma tutt’altro che risolta. In Australia oltre il 60% degli adulti ricorda di essere stato punito fisicamente da bambino; nel Regno Unito due bambini su tre vivono ancora oggi questa esperienza. Negli Stati Uniti, un’indagine del 2015 ha rilevato che un quarto dei genitori di bimbi sotto i 5 anni li sculacciava regolarmente, e quasi uno su cinque utilizzava cinture o oggetti per picchiarli.

I progressi legislativi nel mondo

Come si legge in un articolo su Avvenire, la fondazione End Corporal Punishment monitora i progressi globali: 68 Paesi hanno vietato completamente le punizioni corporali, contro gli appena 11 del 2000. Dal 2012 al 2024 le adesioni sono raddoppiate, segno di un cambiamento significativo.

L’Italia tra ritardi e ambiguità

Il nostro Paese, però, non fa parte della lista dei “Paesi verdi”. In Italia schiaffi e sculacciate sono vietati solo a scuola e negli istituti penali, ma non in famiglia. La Corte Costituzionale nel 1996 aveva definito ingiustificabile la violenza domestica a fini educativi, ma il Parlamento non ha mai trasformato quella sentenza in legge.

Leggi e cultura: due piani diversi

Non sempre il divieto normativo porta a un reale cambiamento. In Paesi come Kazakistan, Mongolia e Nepal, le leggi non hanno ridotto la pratica. Al contrario, in altre nazioni senza norme specifiche è stato possibile avviare un cambiamento culturale. In Italia, un’indagine di Save the Children di circa 12 anni fa mostrava che oltre un quarto dei genitori ricorreva allo schiaffo quasi ogni giorno, mentre quasi la metà lo considerava un rimedio eccezionale ma accettabile.

Il modello svedese

Esemplare il caso della Svezia, primo Paese al mondo a vietare le punizioni corporali già nel 1979. Alla legge è stato affiancato un sistema educativo basato sul rispetto e l’ascolto dei bambini, che aveva già ridotto l’uso delle botte prima ancora della norma. Oggi quel modello resta un punto di riferimento internazionale.

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