Burnout Docenti: Sintomi, Cause e Come Gestire lo Stress a Scuola

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Quando il voto diventa un muro e non aiuta la costruzione di relazioni educative

Luca è alla lavagna. Commette un errore. Il docente interviene immediatamente: «No. Non è così. Siediti».
La sequenza è ordinata, il tempo rispettato. Eppure qualcosa si è chiuso. La vulnerabilità è stata
neutralizzata, non attraversata. L’errore è stato classificato, non elaborato.
In questa scena l’attività didattica funziona, ma ciò che non si attiva è l’evento educativo. La distinzione è
radicale: nella scena performativa l’errore resta un fatto, un accadimento che si esaurisce nella propria
registrazione, corretto e archiviato. Spesso sotto forma di un numero.
Dal “fatto” all’ “evento”
Un evento, invece, non coincide con ciò che accade in superficie, ma con ciò che quell’accadere produce
nell’orizzonte di chi vi è implicato. È ciò che introduce uno scarto interpretativo, una possibilità nuova di
comprensione.
Nella prospettiva della risonanza, la correzione non viene sospesa ma cambia statuto: non è soltanto
riparazione tecnica, diventa mediazione simbolica. L’errore smette di essere un inciampo da rimuovere e
diventa una soglia attraverso cui il sapere può essere abitato. Un evento educativo è autentico quando
produce trasformazione reciproca:
la possibilità di esporsi al rischio dell’incontro senza essere ridotti
all’errore, senza essere etichettati.

La valutazione come pratica simbolica


La valutazione non è soltanto uno strumento di registrazione, è il luogo in cui l’istituzione attribuisce
significato all’esperienza. Ogni atto valutativo produce una narrazione implicita sullo studente. Il voto, la
rubrica, il commento scritto sono pratiche simboliche attraverso cui lo studente impara a leggere sé stesso.
Quando la valutazione si limita a registrare la correttezza dell’esito, essa misura la distanza dallo standard.
Tutto questo è legittimo, ma non sufficiente. Parlare di valutazione risonante non significa eliminare la
dimensione certificativa, ma reinscriverla dentro una cornice formativa più ampia.


Il numero non definisce il soggetto


Il rischio non è la presenza del voto, ma la sua trasformazione in categoria ontologica, quando il numero smette di indicare una prestazione situata e diventa definizione della persona. In una logica puramente performativa, l’errore è scarto e la relazione si riduce a strumento funzionale al risultato.
La valutazione risonante, al contrario, non consiste nell’attenuazione degli standard o nella sospensione del rigore.
Consiste nella capacità di distinguere tra la misurazione di una prestazione e l’interpretazione di un percorso. Quando questa distinzione viene mantenuta, il giudizio non chiude il significato dell’esperienza, ma lo orienta.
Il voto non definisce il soggetto: diventa una delle informazioni attraverso cui lo studente può comprendere il proprio movimento. Solo allora la valutazione entra nella struttura dell’evento educativo non come dispositivo esterno di controllo, ma come momento interno della sua configurazione simbolica. Solo allora la scuola educa davvero, quando il giudizio non chiude lo studente dentro un numero, ma gli restituisce senso e possibilità.

Rosa De Leonardis

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