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11.04.2026

Esame di maturità: sarà impreciso e lacunoso. Il risultato – sostiene Corsini – sarà affidato ad un “voto mascherato”, ma la Commissione avrà ampi margini di manovra

Con poche battute affidate ad un post di Facebook Cristiano Corsini docente di pedagogia sperimentale alla Università di Roma 3, propone una analisi critica degli strumenti che il Ministero ha predisposto quest’anno pel l’esame di maturità.

Indicatori vaghi e imprecisi

Corsini, parte dalla griglia ministeriale utilizzata per valutare il colloquio orale dell’esame di Maturità, evidenziandone profonde lacune tecniche e concettuali. L’autore contesta in primo luogo la natura vaga degli indicatori e l’artificiosità dei descrittori, considerati semplici strumenti per giustificare punteggi già stabiliti piuttosto che criteri di osservazione reale.
Viene inoltre segnalato un uso improprio della terminologia disciplinare e il paradosso di voler misurare l’autonomia degli studenti all’interno di una prova che ne limita fortemente l’iniziativa.
Nonostante tutto ciò è possibile, sostiene Corsini, che l’ambiguità dello strumento finisca per concedere alle commissioni d’esame una vasta libertà d’azione.

Corsini sostiene che 4 sarebbero i punti critici principali e riguarderebbero problemi tecnici ma soprattutto concettuali:

indicatori generici ed eterogenei: Il secondo e il quarto indicatore sono considerati formulazioni troppo ampie che mettono insieme concetti diversi tra loro; questa mancanza di specificità rende praticamente impossibile valutare dimensioni precise del colloquio;

descrittori artificiosi e strumentali: i descrittori associati ai vari livelli di punteggio appaiono forzati dalla necessità tecnica di suddividere la valutazione in cinque livelli per raggiungere un totale di 20 punti; la scala di aggettivi utilizzata (come “molto parziale”, “limitato”, “apprezzabile”, “alto”, “elevato”) viene criticata perché non descrive un’attività reale dello studente, ma servirebbe solo a giustificare a posteriori un voto già deciso dalla commissione;

imprecisione terminologica (anzi pressappochismo): viene segnalato un errore nell’uso del lessico disciplinare (quella che il Ministero definisce “griglia” è in realtà, tecnicamente, una rubrica).

Valutare la maturità: missione impossibile

Ma c’è anche un problema che potremmo definire quasi epistemologico: il Ministro ha deciso che da quest’anno si deve valutare la “maturità”, come fosse una categoria; ma questo è considerato di per sé discutibile da gran parte dei pedagogisti e dei ricercatori che si occupano del tema. Inoltre, i documenti evidenziano un paradosso: l’esame richiede agli studenti di dimostrare “autonomia e responsabilità”, ma è strutturato in modo tale da restringere lo spazio di gestione del colloquio concesso allo studente rispetto al passato.

Nonostante queste critiche, le fonti rilevano un possibile risvolto positivo: l’ambiguità dello strumento garantisce alle commissioni una grande libertà d’azione, che i docenti potrebbero utilizzare a vantaggio dei candidati.
Valutare la “maturità” degli studenti attraverso l’attuale griglia ministeriale è considerato problematico anche per ragioni di natura concettuale, strutturale e tecnica.

In primo luogo, la scelta stessa di valutare la “maturità” come una categoria a sé stante è ritenuta intrinsecamente discutibile. Non viene considerata una dimensione facilmente oggettivabile o misurabile in modo univoco.

Esiste una contraddizione di fondo tra ciò che si richiede allo studente e come l’esame è strutturato. Sebbene la griglia miri a valutare “autonomia e responsabilità”, le fonti sottolineano che l’attuale formato del colloquio restringe notevolmente lo spazio di gestione concesso al candidato rispetto al passato, rendendo paradossale pretendere che dimostri indipendenza in un contesto così vincolato.
E, per concludere, poiché le dimensioni che dovrebbero comporre il giudizio sulla maturità sono declinate in modo impreciso, esse risultano di fatto “invalutabili” per i commissari .

Il voto mascherato

In sintesi, il problema risiede nel fatto che si tenta di misurare una qualità complessa e astratta attraverso uno strumento che, per le sue carenze tecniche e per la struttura rigida dell’esame stesso, non permette di osservarla realmente,
In pratica siamo di fronte ad un meccanismo di “voto mascherato” perché la forma (la descrizione verbale) nasconde la sostanza (una decisione numerica arbitraria o predeterminata), rendendo lo strumento di valutazione poco trasparente e scarsamente efficace nel descrivere l’effettiva prova dell’esaminato

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