Home I lettori ci scrivono Quattro motivi per non votare il Ddl scuola

Quattro motivi per non votare il Ddl scuola

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Evidenzio questi 4 brevi punti fondamentali che riguardano la natura della Riforma scolastica proposta dal Governo Renzi

1) INCOSTITUZIONALE

Nessuno ha calcolato tutte le segnalazioni, indicazioni, forzature, costrizioni, imposizioni, violenze e raccomandazioni che potranno fare la camorra, la mafia, la ndrangheta, sacra corona Unita e/o Politici che per scambio di voti, potranno influenzare o meglio, dire, obbligare o ancora meglio, imporre ai Presidi Sceriffi per far assumere i docenti raccomandati da queste belle persone ? In un Paese come il nostro…. (corruzione, mafiosa, raccomandati, ecc.)

2) DISCRIMINAZIONE

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Altro inconveniente che fa molto riflettere, anzi fa paura, è purtroppo la forte discriminazione religiosa, sessuale o razziale e/o razzista (vedi la Lega Nord che discrimina i docenti del Sud) o ancora più pericolosa la discriminazione per la salute del docente o del personale ATA.
Es. un docente di religione diversa o di pensiero politico diverso dal Preside Sceriffo non avrà vita facile e scaduti i 3 anni viene sbattuto fuori automaticamente.
Es. se un docente si assenta per motivi di salute o perché non è in salute perché anziano, il Preside Sceriffo dopo i 3 anni lo scarica nell’albo territoriale in cambio di un docente più giovane e più in salute.

3) LIBERTA’ D’INSEGNAMENTO

Nel DDL della “Buona Scuola” la riforma subordina indirettamente gli insegnanti ai dirigenti, con grave compromissione dell’autonomia e libertà di insegnamento, valori fondamentali, garantiti costituzionalmente.

4) MERITOCRAZIA

Lo sappiamo tutti che i Progetti Pon – Pof – ecc. sono sempre assegnati ai soliti docenti che sono più vicini al Preside (coloro che sono più lecchini) figuriamoci come si spartiranno gli scatti di merito oltre a creare nell’ambiente scolastico, dissidi, invidie, malcontenti, mobbing.

In definitiva, la “Buonascuola” è incostituzionale, discriminatoria, antidemocratica e per nulla meritocratica.