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24.02.2026

Ramadan, gli studenti musulmani: vorremmo una pausa e un luogo tranquillo in cui pregare a scuola

Il Ramadan è appena cominciato in tutti i Paesi islamici del mondo e in tutte le comunità della diaspora; per le prossime 4 settimane circa la popolazione islamica seguirà i cinque doveri, tra cui il digiuno (sawn) la professione di fede (kalima), la recita quotidiana delle cinque preghiere (salat), l’elargizione delle elemosine (zakat) e il compimento, almeno una volta nella vita, del pellegrinaggio (hagg) a La Mecca (Arabia Saudita).

Ogni giorno, durante il mese del Ramadan, i musulmani iniziano il digiuno all’alba dopo un pasto (Suhur), dopodiché viene effettuata la preghiera mattutina del Fajr. Il digiuno viene interrotto al tramonto, attraverso un altro pasto (Iftar), che precede il Maghreb, quarta preghiera del giorno.

Secondo gli ultimi dati del 2025 sono circa 2,7 milioni i musulmani residenti in Italia, molti di seconda e terza generazione; le comunità più numerose sono a Milano, Roma e Torino.

Il Ramadan a scuola

Come seguire le regole previste dall’osservanza del mese di Ramadan, se in quelle ore del giorno e della sera si è impegnati a scuola?

Abbiamo chiesto il punto di vista di alunni e alunne seralisti, coloro cioè che per svariate ragioni, scelte di vita e necessità lavorative, frequentano la scuola serale.

La piccola indagine è stata svolta a Torino, dove vivono circa 50.000 musulmani su una popolazione di 847.000 abitanti, secondo stime recenti del Turin Islamic Economic Forum (TIEF) del 2025. Di questi, oltre il 40% ha cittadinanza italiana, inclusi figli di immigrati e convertiti.

Presso un istituto tecnico del centro cittadino, la popolazione scolastica dei seralisti è costituita prevalentemente da studenti provenienti dall’immigrazione, e tra questi numerosi  musulmani praticanti – con alle spalle diversi anni di residenza in Italia e in alcuni casi già cittadini italiani – chiacchierando con i quali abbiamo cercato di capire come coloro che stanno osservando le regole del Ramadan riescano conciliare l’impegno scolastico e i cinque doveri previsti. 

Il loro punto di vista, quello di chi entra a scuola tra le 5.30 e le 6.30, apre alcuni scenari interessanti in un contesto in cui la multiculturalità, il multilinguismo e le diverse identità religiose convivono da tempo.

Le interviste

Gli studenti e studentesse, che frequentano il secondo e terzo anno di un corso per futuri esperti diplomati in informatica, che stanno osservando il Ramadan nella scuola campione di questa breve serie di interviste sono circa il 50% in ogni classe. 

Abbiamo chiesto loro quali sono o potrebbero essere le richieste alla scuola durante il Ramadan.

Vorremmo un posto tranquillo, anche un’aula vuota dove però non si viene interrotti, per pregare, dice Idriss, 23 anni dal Marocco.

Assentarsi dall’aula per i 5 minuti previsti per la preghiera, posto che non saprei dove andare a scuola, vorrei che mi fosse concesso senza troppi problemi, a volte – dice Ayman di 19 anni egiziano – invece anche da parte di compagni di classe parte qualche critica.

Spesso non abbiamo tempo per mangiare, dice Israt, appena maggiorenne, vorremmo poterci assentare per 15/20 minuti dalle lezioni, non appena ci è possibile consumare il cibo che ci portiamo da casa.

Qualche insegnante, dice Jamal 26 anni, è più sensibile e informato e durante il Ramadan sospende test scritti e orali, io lo apprezzo molto anche se la maggioranza dei docenti non ci pensa nemmeno a simili attenzioni.

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