Home Personale Rampelli (Fratelli d’Italia-An): dove sono finiti i posti per assunzioni e concorsone?

Rampelli (Fratelli d’Italia-An): dove sono finiti i posti per assunzioni e concorsone?

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In questi giorni è iniziato l’anno scolastico con gli annosi problemi delle cattedre scoperte, dei supplenti da nominare, delle denunce per le classi numerose.

Ma anche dei troppi alunni disabili senza le ore di sostegno richieste dalle Asl, della riduzione di fondi per l’organizzazione, rispetto ad alcuni anni fa, oltre che per la manutenzione degli edifici, per via dei tagli agli enti locali. Nemmeno la Buona Scuola è riuscita a risolverli.

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Ne abbiamo parlato con Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale alla Camera, che ha sempre un occhio puntato sull’istruzione pubblica del Paese.

 

Rampelli, con l’avvio del nuovo anno scolastico torna il rituale delle proteste da parte di studenti, famiglie e sindacati. Ma è proprio così difficile voltare pagina?

La Legge 107/2015 è una riforma della scuola non pensata assolutamente per la scuola. E sottolineo per. Il piano straordinario d’assunzioni, raffazzonato e inconcludente, ha avuto l’unico scopo di svuotare le graduatorie permanenti per evitare la multa della Corte di giustizia europea per lo sfruttamento del precariato storico: ciò ha comportato, in molti casi, l’immissione in ruolo di numerosi docenti che erano presenti nelle graduatorie ma che facevano tutt’altro nella vita e quindi la scuola non ha avuto tutti gli insegnanti dei quali aveva bisogno. Si spiega così la scelta di bandire un nuovo e inutile concorso per poter soddisfare il fabbisogno formativo delle scuole, ma anche in questo caso il Miur ha fallito: le graduatorie di merito non sono pronte, le griglie di valutazione pubblicate a posteriori hanno escluso dalla procedura concorsuale molti docenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il caos più totale.

 

Parliamo ancora del concorsone: siamo ad un terzo dell’opera. Anche in questo caso i ritardi e le polemiche non si contano. Quello che fa pensare è che, alla fine della fiera, oltre 20mila posti messi a bando, su 63mila, andranno persi per via di un concorsone inaspettatamente iperselettivo, con oltre il 50% dei bocciati. Che ne pensate?

Ci siamo battuti sin dall’inizio per evitare questo genere di selezione. Si sarebbe potuto ovviare a tale disastro con un concorso per soli titoli, che assumesse i nuovi docenti attraverso un piano pluriennale di tutti gli abilitati di Stato, evitando di umiliare e vessare tutti i professionisti che in questi anni hanno lavorato per la scuola pubblica statale, con enorme dispendio di denaro pubblico. Per quel che concerne l’eccesso di selezione, giova ricordare che il concorso nazionale del 2016 si è basato su criteri selettivi regionali, diversi da commissione a commissione: è tale discrezionalità che ha penalizzato alcune regioni, favorendone altre. I docenti si sono dovuti affidare così, più che al loro sapere, alla dea bendata.

  

Nel corso dell’estate si sono susseguite le polemiche per i nuovi trasferimenti su ambiti territoriali, con tanti docenti spostati anche a centinaia di chilometri da casa. Renzi e Giannini dicono che era inevitabile, perché quasi tutte le cattedre vuote sono al Nord e l’80% dei docenti sta al Sud. È un dato inequivocabile. O no? 

Non siamo certi dei dati forniti dal ministero poiché, seppur già a febbraio l’avessimo chiesto, il Miur non ci ha mai fornito la mappatura delle cattedre per regione e il censimento di tutti gli abilitati di Stato. Ne consegue l’impossibilità di fornire una risposta univoca: se davvero i posti al Sud non ci sono, i posti banditi nel recente concorso da dove li hanno tirati fuori? E se i posti non c’erano, perché hanno bandito un concorso su cattedre inesistenti? Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un concorso che ha fatto vincitori senza cattedra e docenti assunti nella fase C spostati dalla mobilità regionale a quella nazionale, come previsto dalla nuova folle legge 107.

 

Il rinnovo del contratto non arriva: il Governo ha promesso che si farà nel 2017. Intanto, però, l’Aran certifica che il personale Ata guadagna meno di tutti i dipendenti pubblici e gli insegnanti sono fermi a 30mila euro lordi annui, che fanno meno di 1.500 euro netti al mese. In altri Paesi, come la Germania, i docenti guadagnano quasi il doppio. Eppure l’impegno è lo stesso?

Il rinnovo del contratto non arriverà a breve, perchè il governo non ha stanziato i fondi necessari e continua a tentare di eludere questo gravoso problema con mancette elargite a titolo di una tantum, come il bonus per i docenti meritevoli e la carta docente, invece di affrontare una seria contrattazione rivalutando lo stipendio del comparto scuola secondo i criteri Istat. 

 

Fatto sta che i Governi cambiano e, promesse a parte, quando si legifera nessuno considera l’Istruzione come un investimento prioritario: si fa a gara a risparmiare su organici, supplenze, finanziamenti agli istituti e via dicendo. Sembra quasi una tassa da pagare per chi ci governa…

L’impressione è che manchi una ‘visione’ dell’Italia e non si riesca, conseguentemente, a individuare i punti nevralgici su cui investire per garantire all’Italia un futuro. Si antepongono marchette clientelari agli interessi strategici. Noi siamo l’hub internazionale della cultura, del genio, della fantasia, dello ‘stile italiano’, del sapere, dell’arte e dell’archeologia, della musica classica e di quella lirica, del teatro. Siamo stati tra i primi, con Olivetti, a sbarcare sui nuovi linguaggi, senza capire però quanto fosse importante conservare una quota parte della produzione delle nuove tecnologie. Ma poi siamo stati scippati dagli Stati Uniti, perché lo Stato non ha sostenuto questo investimento. Siamo prevalentemente dei fuoriclasse nei beni immateriali e i nostri cervelli che riescono a eccellere fuggono all’estero. Se si ha chiara questa configurazione dell’Italia automaticamente si deve potenziare la scuola.

 

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