Gli studenti che lasciano di meno, ma questo non si starebbe traducendo in un miglioramento negli apprendimenti, anzi; tutto il contrario. Questo quanto emerge dal Rapporto Nazionale INVALSI 2025 presentato oggi, 9 luglio, alla Camera dei deputati, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, del presidente INVALSI Roberto Ricci.
Le prove INVALSI 2025 hanno interessato complessivamente circa 2.555.000 studenti e studentesse. Le classi coinvolte sono state la II e V della scuola primaria (Grado 2 e Grado 5), la III della scuola secondaria di primo grado (Grado 8), e la II e l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado (Grado 10 e Grado 13).
In particolare:
La partecipazione è stata molto elevata: 98,52% per la scuola primaria, 99,63% per la secondaria di primo grado, 91,95% per la II classe di secondaria di secondo grado e 96,87% per l’ultimo anno. Sono state somministrate oltre 2.500.000 prove cartacee e circa 5.100.000 prove computerizzate (CBT). Le materie delle prove includevano Italiano e Matematica per la II primaria; Italiano, Matematica e Inglese per la V primaria, la III secondaria di primo grado e l’ultimo anno della secondaria di secondo grado; e Italiano, Matematica e Competenze Digitali (queste ultime solo per le classi campione) per la II secondaria di secondo grado.
Un dato estremamente positivo è la costante e forte riduzione della dispersione scolastica esplicita (ELET), che ha avuto un’evoluzione molto positiva. L’Italia ha raggiunto l’obiettivo del PNRR per il 2026 (10,2%) con un anno di anticipo, attestandosi al 9,8% nel 2024, e si stima che sia alla portata anche l’obiettivo UE 2030 del 9%. Questo significa che un numero crescente di giovani porta a termine la scuola, con ricadute positive sugli apprendimenti e sull’equità sociale.
Tuttavia, questo ampliamento della platea scolastica comporta anche l’ingresso nel sistema di studenti con livelli di apprendimento iniziali più fragili, rendendo la popolazione scolastica più complessa.


Le fonti spiegano che il successo nella riduzione della dispersione scolastica porta, inevitabilmente, a un cambiamento della popolazione scolastica.
In sintesi, secondo quanto riportato da INVALSI, l’aumento della popolazione studentesca che frequenta e completa la scuola comporta una maggiore complessità del sistema. Le differenze territoriali sono presenti già dalla scuola primaria, rendendo necessario intervenire precocemente, a partire dallo spazio 0-6 anni. Le soluzioni mirate e personalizzate adottate di recente stanno mostrando risultati incoraggianti. La prima rilevazione sulle Competenze Digitali al Grado 10 restituisce un’immagine promettente, sottolineando il ruolo fondamentale delle competenze di base fornite dalla scuola. La dispersione scolastica implicita, pur registrando un leggero aumento nel 2025 rispetto al 2024, mantiene un trend di medio periodo in calo, in particolare nel Mezzogiorno, anche grazie alle azioni di supporto e accompagnamento attivate.