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Prima ora | notizie del 17 luglio

17.07.2026

Rapporto Invalsi 2026, Giacalone: “Non avremo mai una scuola decente se trattiamo i docenti capaci come quelli che non lo sono”

Ieri, 16 luglio, è stato presentato il Rapporto Invalsi 2026 alla Camera dei Deputati, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Come illustrato dal presidente dell’Invalsi Roberto Ricci, gli esiti della scuola primaria evidenziano “una sostanziale stabilità rispetto all’anno scorso”. Tra i punti sottolineati, “un calo di circa tre punti nella percentuale di bambini e bambine che raggiungono almeno il livello base” in matematica. Per quanto riguarda la secondaria di primo grado gli esiti mostrano “risultati differenziati nelle diverse aree del Paese, ma con andamento simile”.

A dire la sua, in modo molto critico, il giornalista Davide Giacalone, ai microfoni di Rtl1025. “I test Invalsi, anno dopo anno, confermano una tragedia: la scuola non assolve al suo dovere costituzionale. La qualificazione offerta ai ragazzi è scarsa, in fondo alle classifiche europee, deprivando loro di futuro e tutti di ricchezza. Ma a molti non interessa”, queste le sue parole.

“C’è una sottovalutazione delle drammatiche conseguenze del sistema di formazione che non funziona come dovrebbe. La scuola si è adagiata ad un livello basso, c’è una deprivazione del futuro dei ragazzi. L’ignoranza cresce nel tempo, più vai a scuola, meno capisci”.

“Ci sono insegnanti e scuole d’eccellenza, ma non arriveremo mai ad avere una scuola decente che faccia largo ai capaci e ai meritevoli se continuiamo a trattare i docenti capaci e meritevoli come quelli che non lo sono”, ha concluso.

I numeri della partecipazione alle rilevazioni

Nel dettaglio, secondo i numeri forniti dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, le rilevazioni hanno interessato “803mila alunni/e della scuola primaria (classi II e V); 520mila studenti/studentesse della scuola secondaria di primo grado (classe III); 593mila studenti/studentesse della classe II di scuola secondaria di secondo grado; 511mila studenti/studentesse dell’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado“.

Tra le competenze sondate anche il digitale

La partecipazione, precisano gli autori della ricerca, è stata superiore al 90% in tutti i gradi scolastici, con punte del 99,7% per la scuola secondaria di primo grado. Quanto alle competenze verificate nelle prove, alle materie “classiche” (italiano, matematica e inglese) è stato aggiunto il comparto digitale, la cui rilevazione era stata avviata l’anno scorso “esclusivamente per le classi campione, mentre quest’anno ha coinvolto l’intera popolazione studentesca interessata”.

Mezzogiorno, “segnali incoraggianti”

La secondaria di secondo grado mostra “un leggero miglioramento rispetto al 2025 della quota di studenti che raggiunge il livello base” in matematica, e in particolare all’ultimo anno “si osserva un miglioramento diffuso rispetto al 2025”, con un aumento dei livelli di adeguatezza che salgono “dal 52% del 2025 al 54% del 2026, con progressi in tutte le macro-aree”. Un altro aspetto positivo riguarda il Mezzogiorno, “che mostra segnali più incoraggianti: il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41% rispetto al 2025“.

Dispersione implicita, i dati migliorano

Tornando alla dispersione scolastica, Invalsi dedica un focus a quella implicita, che riguarda “gli studenti e le studentesse che, pur portando a termine il proprio percorso di istruzione, non raggiungono livelli adeguati negli apprendimenti di base”. Anche su questo fronte, come sulla dispersione in generale, i dati mostrano “un quadro incoraggiante”, visto che si registra una “diminuzione significativa” degli studenti in questa condizione, che “erano l’8,7% nel 2025 sono il 6,3% nel 2026)”.

Cresce il numero degli allievi “eccellenti”

Allo stesso tempo “cresce il numero degli allievi e delle allieve che consegue risultati elevati (passando dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026)”. Segnali che indicano un miglioramento complessivo della qualità degli apprendimenti, conclude Invalsi, “e testimoniano una maggiore capacità del sistema educativo di sostenere gli studenti in difficoltà, promuovendo al contempo le eccellenze e valorizzando le potenzialità individuali”.

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