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Prima ora | notizie del 16 luglio

Rapporto Invalsi 2026, Pacifico (Anief): “Non confortante. Stop al maestro unico e obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni”

Oggi, 16 luglio, è stato presentato il Rapporto Invalsi 2026, presentato oggi alla Camera dei Deputati, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Come illustrato dal presidente dell’Invalsi Roberto Ricci, gli esiti della scuola primaria evidenziano “una sostanziale stabilità rispetto all’anno scorso”. Tra i punti sottolineati, “un calo di circa tre punti nella percentuale di bambini e bambine che raggiungono almeno il livello base” in matematica. Per quanto riguarda la secondaria di primo grado gli esiti mostrano “risultati differenziati nelle diverse aree del Paese, ma con andamento simile”.

Il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico ha commentato proprio le criticità riscontrate nella scuola primaria. “È un rapporto Invalsi non confortante quello presentato oggi alla Camera dei Deputati: l’abbandono precoce crolla, visto che centinaia di migliaia di giovani hanno deciso di non lasciare i banchi, il Meridione si rialza, grazie soprattutto ad Agenda Sud, ma le Isole restano a fondo classifica e, soprattutto, la comprensione dell’Italiano non migliora come dovrebbe e il livello base in matematica non è raggiunto da un alunno della primaria su quattro”.

Ecco cosa propone Pacifico per cambiare le cose: “Il rapporto Invalsi non ci fa sconti, soprattutto tra gli alunni del primo ciclo visto che alla primaria i risultati di Italiano e Matematica risultano sotto ancora di 8-10 punti percentuali rispetto al 2019. A questo punto diventa ancora più necessario tornare all’insegnamento modulare nella scuola primaria rispetto all’attuale maestro unico, quindi al modello precedente alla riforma Gelmini. Come occorre rivedere l’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni rispetto agli 11 anni tutelati oggi dalla Costituzione italiana”.

“Come sindacato – continua Pacifico – torniamo a chiedere un nuovo reclutamento del personale, con investimenti ad hoc, assieme alla creazione di asili nido specialmente al Sud, ricordando che oggi sono meno della metà rispetto a quelli attivati al Nord. Bisogna poi attribuire gli organici del personale in base alle effettive esigenze territoriali e non a un algoritmo che gestisce oltre la metà delle scuole del Meridione e delle due isole maggiori ormai senza più autonomia. Certo, Agenda sud è stata un primo segnale di attenzione dello Stato, ma ora servono interventi radicali per non abbandonare una parte degli studenti del nostro Paese ed evitare anche l’emigrazione e la fuga dei ‘cervelli’”.

I numeri della partecipazione alle rilevazioni

Nel dettaglio, secondo i numeri forniti dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, le rilevazioni hanno interessato “803mila alunni/e della scuola primaria (classi II e V); 520mila studenti/studentesse della scuola secondaria di primo grado (classe III); 593mila studenti/studentesse della classe II di scuola secondaria di secondo grado; 511mila studenti/studentesse dell’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado“.

Tra le competenze sondate anche il digitale

La partecipazione, precisano gli autori della ricerca, è stata superiore al 90% in tutti i gradi scolastici, con punte del 99,7% per la scuola secondaria di primo grado. Quanto alle competenze verificate nelle prove, alle materie “classiche” (italiano, matematica e inglese) è stato aggiunto il comparto digitale, la cui rilevazione era stata avviata l’anno scorso “esclusivamente per le classi campione, mentre quest’anno ha coinvolto l’intera popolazione studentesca interessata”.

Mezzogiorno, “segnali incoraggianti”

La secondaria di secondo grado mostra “un leggero miglioramento rispetto al 2025 della quota di studenti che raggiunge il livello base” in matematica, e in particolare all’ultimo anno “si osserva un miglioramento diffuso rispetto al 2025”, con un aumento dei livelli di adeguatezza che salgono “dal 52% del 2025 al 54% del 2026, con progressi in tutte le macro-aree”. Un altro aspetto positivo riguarda il Mezzogiorno, “che mostra segnali più incoraggianti: il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41% rispetto al 2025“.

Dispersione implicita, i dati migliorano

Tornando alla dispersione scolastica, Invalsi dedica un focus a quella implicita, che riguarda “gli studenti e le studentesse che, pur portando a termine il proprio percorso di istruzione, non raggiungono livelli adeguati negli apprendimenti di base”. Anche su questo fronte, come sulla dispersione in generale, i dati mostrano “un quadro incoraggiante”, visto che si registra una “diminuzione significativa” degli studenti in questa condizione, che “erano l’8,7% nel 2025 sono il 6,3% nel 2026)”.

Cresce il numero degli allievi “eccellenti”

Allo stesso tempo “cresce il numero degli allievi e delle allieve che consegue risultati elevati (passando dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026)”. Segnali che indicano un miglioramento complessivo della qualità degli apprendimenti, conclude Invalsi, “e testimoniano una maggiore capacità del sistema educativo di sostenere gli studenti in difficoltà, promuovendo al contempo le eccellenze e valorizzando le potenzialità individuali”.

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