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Aggiornato il 06.08.2025
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Rapporto scuola-famiglia, i docenti devono accontentare i genitori e basta? Il corso sui diritti e doveri degli insegnanti

Da quando nel 2007, con l’emanazione del DPR 235, è stato introdotto il Patto educativo di corresponsabilità nelle nostre scuole, genitori ed alunni accettano formalmente all’atto dell’iscrizione di condividere la responsabilità educativa. Ciò significa che scuola e famiglia riconoscono la necessità di cooperare con l’obiettivo di curare al meglio la formazione delle nuove generazioni.

Nella sostanza, tuttavia, questa sottoscrizione in molti casi non si traduce nell’assunzione di una posizione solidale. Al contrario, è sempre più evidente che scuola e famiglia siano su piani spesso divergenti, quando non addirittura conflittuali. Eppure entrambe queste agenzie educative sono fondamentali per uno sviluppo equilibrato di bambini e ragazzi e dovrebbe essere evidente a tutti che il procedere educativo delle famiglie non può essere separato dal progetto perseguito dalla scuola.

Cosa è cambiato nel rapporto scuola famiglia

Certo è che qualcosa è cambiato negli ultimi decenni nel rapporto scuola famiglia. Innanzitutto la percezione dell’asimmetria culturale e sociale tra genitori e docenti: prima l’operato di questi ultimi veniva accettato generalmente senza contestazioni, la famiglia aveva rispetto per gli insegnanti, nel cui intervento riponeva fiducia. Inutile dire che oggi questo rapporto fiduciario è venuto meno, spesso i genitori non si confrontano più con gli insegnanti rispettandone il ruolo e ciò a causa di una totale mancanza di riconoscimento della figura del docente e del generale crollo nell’opinione pubblica del prestigio sociale dell’istituzione. In aggiunta, la perdita di appeal della scuola, il cui percorso formativo non è visto più come mezzo attraverso il quale poter migliorare il proprio posizionamento nella società, ha fatto il resto unitamente ad un’azione politica di screditamento della scuola pubblica esercitata attraverso continui tagli di fondi per il suo funzionamento, le basse retribuzioni dei docenti e per giunta commenti inadeguati di politici nel corso degli anni come quello del ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta del quarto governo Berlusconi, che definì i docenti una massa di fannulloni.

Il patto educativo di corresponsabilità non come punto di partenza ma di arrivo

Più che un punto da cui partire, il patto educativo di corresponsabilità dovrebbe allora essere oggi interpretato come una meta a cui tendere, un punto di arrivo, un obiettivo sul quale impegnarsi a lavorare congiuntamente, cercando percorsi possibili per favorire coinvolgimento e sinergie, cosa che la scuola tenta di fare e in diverse occasioni sembra riuscirci.

I tanti casi di cronaca che riportano aggressioni agite dai genitori nei confronti dei docenti descrivono tuttavia una situazione di forte conflittualità, che si traduce spesso in scomposte reazioni con gravi conseguenze sugli alunni, ai quali vengono mostrati modelli estremamente negativi di gestione dei conflitti. Genitori pronti a tutto, pur di difendere i propri figli contro ogni buon senso e che, per evitare loro anche la più piccola difficoltà, diventano, come qualcuno li ha definiti, “genitori spazzaneve”, intenti prioritariamente a spianare loro la strada invece di responsabilizzarli ed educarli ad affrontare i problemi e sostenere emotivamente i fallimenti. Di conseguenza, gli insuccessi scolastici vengono percepiti dalle famiglie come un insopportabile elemento di disturbo, e, piuttosto che leggerli come l’evidenza di un probabile impegno scolastico inadeguato, vengono interpretati come la conseguenza di un accanimento dei docenti nei confronti dei figli.

I tanti casi di aggressioni verbali e fisiche degli insegnanti

La deriva sono i tanti casi di docenti aggrediti verbalmente o addirittura picchiati dai genitori per un voto o un giudizio negativo assegnato a uno studente. Un fenomeno in costante aumento, per fronteggiare il quale è intervenuto di recente il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, che, con la legge n. 25/2024 ha inasprito le pene a tutela del personale scolastico: per chi, ad esempio, aggredisce verbalmente o fisicamente un insegnante sono previsti oggi sanzioni dai 500 ai 10.000 euro e fino a 7 anni e mezzo di reclusione. Si configura infatti in questo caso il reato di offesa a pubblico ufficiale in quanto il docente nell’esercizio delle sue funzioni ricopre questo ruolo non solo durante lo svolgimento delle lezioni ma in tutte le attività connesse, preparatorie, contestuali e successive, quali, ad esempio, gli incontri con i genitori.

Bene, staremo a vedere se il provvedimento servirà a contenere i numeri di questi incresciosi episodi. Intanto, però, è importante chiedersi come i docenti vivono questa condizione. Come percepiscono il loro stato di professionisti svalutati e disistimati.

Eppure l’insegnamento è una professione complessa, per la quale sono richieste precise competenze disciplinari, pedagogico-didattiche e relazionali, nonché la capacità di adattarsi a contesti in rapido cambiamento, di tenere il passo, attraverso la formazione continua, con le rinnovate esigenze di una società in costante e rapida evoluzione. Un complesso di richieste in grado di creare una situazione di continuo stress a cui si vanno ad aggiungere le frustrazioni determinate dalla difficoltà di gestire relazioni sociali sempre più conflittuali con le famiglie e con gli stessi studenti, i quali finiscono per sentirsi, a loro volta, legittimati proprio dai genitori nei loro comportamenti inadeguati. A maestri e professori si chiede tanto ma, in verità, li si stima niente.

Il rischio burnout è così molto alto. Da un’indagine recente effettuata dall’Osservatorio sul Benessere dei Docenti dell’Università Milano-Bicocca, in Italia riguarda quasi un docente su due. La percezione di non avere più la società al loro fianco ma contro, la crescente consapevolezza che per essere graditi alle famiglie dei propri alunni sia più importante fare attenzione a non scontentarle che essere bravi professionisti, come anche la difficoltà nel fronteggiare situazioni di tensione con gli studenti e con i genitori pongono i docenti in una condizione di frustrazione e ad aggravare ancor più la condizione di disagio interviene  il non sentirsi adeguatamente supportati quando si verifica un problema, né dai colleghi né dal dirigente scolastico né dall’Amministrazione. Un sentimento di isolamento che danneggia tutti ma soprattutto impedisce alla scuola di farsi comunità inclusiva, accogliente e valorizzante.

Il ciclo di webinar

Su questi argomenti il ciclo di webinar Diritti e doveri del docente. Supporto on line sui nodi critici della professione docente: norme, scelte e responsabilità a cura di Amelia de Angelis e Fabrizio Perrella, a partire dal 3 novembre.

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