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Aggiornato il 09.02.2026
alle 18:30

Reclutamento docenti: tante riforme, poco cambia. Fracassi (Flc Cgil): “Si improvvisa. Sì a formazione in ingresso gratuita”

Laura Bombaci

Da sempre, come se fosse normale, il mondo della scuola è “intriso” di precariato, nonostante si susseguano negli anni riforme su riforme sul reclutamento dei docenti. Mentre ci dirigiamo verso la 31esima Giornata Mondiale dell’Insegnante, il prossimo 5 ottobre, istituita dall’UNESCO, è utile prendersi un momento per riflettere: ma cosa non va nel sistema di reclutamento e cosa si potrebbe migliorare?

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Abbiamo chiesto l’opinione della segretaria generale Flc Cgil Gianna Fracassi, che ci ha illustrato il suo punto di vista: “Il sistema di reclutamento da almeno 15 anni subisce modifiche continue che, periodicamente, ridisegnano modalità di accesso alla professione, requisiti, percorsi di formazione in ingresso. I precari sono costretti a divincolarsi in un percorso a ostacoli. Del tutto assente un approfondito dibattito che coinvolga il mondo della scuola, le parti sociali, la ricerca didattica e pedagogica”, ha esordito la sindacalista.

A suo avviso nessuna riforma del reclutamento è stata davvero “pensata”: “La bussola seguita è stata l’improvvisazione, la ricerca di consenso rivolta di volta in volta a singole categorie o gruppi di interesse, con la formazione in ingresso appaltata a soggetti privati e università telematiche. I costi sono esosi e vengono scaricati sulle tasche dei precari”.

Fracassi ricorda che purtroppo “assistiamo alla mancanza di raccordo tra offerta formativa dei corsi di specializzazione e fabbisogno delle scuole. La situazione della secondaria di secondo grado è emblematica: decine di migliaia di docenti specializzati non riescono a ottenere una supplenza, mentre nella scuola primaria si chiamano anche insegnanti privi del titolo di accesso. Ultimo, ma non ultimo, il tema dei requisiti di accesso alla professione è stato favorito un mercato dei titoli con cui ci si inserisce nelle graduatorie”.

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Concorsi docenti, Fracassi: “Banditi prima di avere gli esiti delle immissioni in ruolo”

Per avere un esempio concreto, basterebbe pensare al concorso docenti Pnrr 3 che dovrebbe essere bandito proprio in questo mese di ottobre: “Vediamo una raffica di concorsi banditi senza una stima credibile del fabbisogno delle scuole. Il bando è stato annunciato prima di dare un quadro degli esiti delle immissioni in ruolo realizzate. Il rischio è quello di penalizzare i docenti che hanno superato i concorsi precedenti”, ha aggiunto Fracassi.

Quindi, la numero uno della Flc Cgil rammenta che “oltre 200mila docenti quest’anno sono stati assunti con contratti a termine, la maggior parte di questi posti derivano da cattedre in deroga su sostegno. C’è quindi un tema di stabilizzazione degli organici, senza un intervento deciso in questa direzione il ricorso a lavoro precario rimarrà insuperabile. L’escamotage della conferma del supplente di sostegno a cura delle famiglie non risolve, anzi aggrava il livello di ricattabilità del personale con contratto a termine”.

Concorsi docenti, Fracassi: “Indirne solo se c’è bisogno”

Queste sono le criticità del momento, secondo la sindacalista. Ma cosa si può fare nel futuro contro l’eccessivo precariato? “Ci vuole un piano di assunzioni e di stabilizzazione degli organici che consenta di ridurre drasticamente il numero delle supplenze. Occorre assumere senza ulteriori indugi gli idonei già inseriti nelle graduatorie, rispettando l’ordine cronologico di indizione dei concorsi e indirne di nuovi solo laddove vi sia un fabbisogno reale di cattedre da coprire”.

“Per quanto riguarda le supplenze – incalza la sindacalista -, la Flc Cgil da tempo pone il problema dei tanti docenti scavalcati nelle nomine e considerati rinunciatari per cause connesse alla procedura informatizzata di assegnazione delle supplenze. La procedura va semplificata e resa più trasparente, bisogna rendere efficiente e tempestivo l’inserimento dei posti da assegnare a supplenza e prevedere il ripescaggio dei docenti ingiustamente saltati dall’algoritmo”.

E ancora: “Stiamo chiedendo una semplificazione dei punteggi delle graduatorie: bisogna mettere fine al mercato dei titoli; superare le disparità, come quella che oggi danneggia gli ITP nelle graduatorie di sostegno; valorizzare con punteggi adeguati chi ha superato un concorso o ha seguito un percorso formativo di qualità”.

Fracassi ha poi fatto una importante proposta: “La formazione in ingresso deve diventare accessibile in forma gratuita un diritto esigibile per chi è precario. Oltretutto i percorsi di formazione dovrebbero avere una funzione culturale e professionalizzante, mentre spesso la qualità della proposta formativa è scarsa e il costo è alto. Va ridimensionato il ruolo delle università telematiche e bisogna garantire percorsi di abilitazione, corsi di laurea in scienze della formazione primaria e corsi di specializzazione sul sostegno in linea con il fabbisogno del sistema scolastico”.

“Occorre avere il coraggio – continua – di ridisegnare un sistema di reclutamento che, a regime, assicuri un accesso sicuro al mondo della scuola, sia dal punto di vista della qualità che della quantità. Con il piano di implementazione/stabilizzazione degli organici che abbiamo proposto nella piattaforma ‘zero precarietà’ saremmo in grado di innalzare la qualità del sistema scolastico e abbassare il tasso di precariato. Ma per farlo occorrono investimenti nel sistema pubblico di istruzione e sulle professionalità che operano nella scuola, va ribaltata la logica dei tagli e del disinvestimento nella scuola statale”.

Reclutamento farraginoso? Il vero problema sono gli stipendi

Spesso, inoltre, si parla di svalutazione della figura del docente: ha contribuito negativamente anche un sistema di reclutamento “farraginoso”, sottoposto a frequenti e repentini cambiamenti? Secondo Gianna Fracassi non è questo il punto: “Lo svilimento della professione è legato innanzitutto a una svalutazione salariale delle professioni della scuola. A parità di titolo di accesso, i docenti sono i lavoratori meno pagati dell’intero comparto pubblico. Per non parlare del resto d’Europa, dove il confronto diventa a volte persino deprimente”.

“Inutile parlare di “merito” se poi il lavoro e la professionalità dei docenti vengono umiliati dal gap salariale rispetto ad altri settori lavorativi, è il governo che deve riconoscere il “valore” delle professionalità che operano a scuola, garantire organici adeguati, stabilità e salari adeguati alla funzione sociale che la Costituzione affida alla scuola: educare e formare le nuove generazioni, cittadini consapevoli e partecipi, capaci di esercitare la democrazia attiva”, ha concluso la segretaria generale Flc Cgil.

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